Sabato, 29 Agosto 2015 15:02

Moda in Trans(izione)!

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Off topic? Neanche più di tanto. In tempi di saldi – e in questi giorni quelli più succulenti – dovrei utilizzare il mio spazio per suggerirvi cosa è meglio per nutrire i vostri armadi, ma in questa calda calda estate posso pretendere che indossiate più di una canotta e un paio di bermuda/shorts? Non è vero. Certe cose vanno oltre le temperature e le giustificazioni sono sempre a zero!!

Ciò che mi spinge a lasciarvi a briglie sciolte è quello in cui mi sono imbattuta qualche giorno fa. Imbalsamata sul divano con il ventilatore puntato contro, l’unico svago affrontabile era lo zapping e girovagando tra le nuove proposte della tv on demand – tra le altre cose geniale invenzione – salta ai miei occhi una nuova serie pluripremiata che scopro essere prodotta da Amazon sulle evoluzioni di una famiglia di Los Angeles dopo la scoperta della transessualità del padre, Transparent. Un piccolo gioiellino.

Oltre a suggerirvi la serie per quello che è, per come affronta il tema dell’identità di genere in maniera leggera senza ridurre il tutto in un goffo guazzabuglio di luoghi comuni (ad esempio quello della femminilità innata), per la deliziosa colonna sonora, vi consiglio questi 10 episodi di 30 minuti ciascuno per riallacciarmi alla questione che sta alla base dello stile personale: indossare ciò che più ci fa sentire a posto con noi stessi e soprattutto, in questo contesto più che mai, adoperare l’abbigliamento per comunicare ciò che siamo, che per quel che mi riguarda è quello che mi ha sempre di più affascinato del mondo della moda. Utilizzarla a proprio piacimento e a propria espressione.

Avrò una visione romantica di questo mondo, adesso lascio da parte contraddizioni intrinseche e scorrettezze. In questo telefilm ho voluto vedere un uomo che trova la sua libertà, si palesa al mondo con il suo disagio e il suo megafono sono i suoi vestiti. Aiutato e guidato Morton Pfefferman, professore di scienze politiche, prende confidenza con Maura e con la difficoltà di lasciar prenderle i suoi spazi in un corpo costretto al silenzio. Aspetto, forse centrale, è il coming-out del protagonista ad un’età avanzata. Dietro alla produzione, neanche a dirlo, c’è un folto gruppo di transgender ad accompagnare lo sviluppo del personaggio a garanzia di una coerenza di sceneggiatura assolutamente percepibile.

Non amo il termine travestito, ma in questo telefilm la differenza tra vocaboli è giustamente sottolineata ed i puntini sulle “i” sono presto messi dissipando ogni possibile misunderstanding. Il tema è caldo e il mondo della moda non rimane a guardare e risponde prontamente inserendo nel proprio “organico” esponenti già celebri – o che celebri lo sono diventati grazie a – del movimento transgender spostando l’attenzione su un fenomeno fin’ora, per i più, relegato solo alla sfera delle perversioni sessuali. Sempre più diffuse campagne pubblicitarie e marchi che accompagnano i personaggi anche dopo la transizione definitiva.

Apripista Riccardo Tisci di Givenchy che nel 2010 ingaggia Lea T., modella transgender brasiliana, un anno prima dell’operazione e del cambio nome. Anno, peraltro, in cui la modella sfila per la prima volta durante la settimana della moda a Rio in bikini. Altro caso da prima pagina è la modella Andreja Pejic, fino allo scorso anno Andrej, volto della casa cosmetica Make Up For Ever, scovata a 17 anni durante un turno di lavoro da McDonald’s, che ha sfilato e posato in abiti sia maschili che femminili. Non credo sia tanto una questione di ridefinizione dei canoni della bellezza perché quelli si sono evoluti già da parecchio e ci troviamo di fronte a persone di una bellezza fuori dal comune delle quali difficilmente si distingue il passato o la propria mascolinità, nel caso dovesse essere questo il nocciolo della questione. Si inseriscono corpi e volti straordinari all’interno di uno stile che già da un paio di decenni ha spostato i confini del maschile e del femminile, talvolta fondendoli.

Quello a cui si assiste con queste operazioni è una sorta di riqualificazione a livello sociale di una categoria di persone associate al proibito e al tabù. Un ultimo suggerimento. Per rimanere in tema e per trascorrere un paio d’ore spensierate è uno spassoso film inglese del 2005, Kinky Boots: un proprietario di una fabbrica di scarpe rilancia l’azienda in difficoltà iniziando la produzione di stivali per transessuali. A dimostrazione che la dicotomia moda/transgender non è storia poi così recente.

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