Sabato, 20 Aprile 2019 16:33

Sorrentino scriveva a Troisi, L’Aquila si azzuffa con Risi

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Sorrentino scriveva a Troisi, L’Aquila si azzuffa con Risi foto dalla Mostra ‘Troisi poeta Massimo’, con Marcello Mastroianni

INIZI - Si chiamava Paolo Sorrentino, ma potrebbe essere uno studente di cinema di oggi, era il 1991 e scriveva a Massimo Troisi: ‘ho ventuno anni e sono nato a Napoli, abito al Vomero. Ho fatto il liceo classico e studio Economia e Commercio. Mi piace l'economia teorica ma allo stesso tempo sono un appassionato di cinema. L' anno scorso ho frequentato un corso di sceneggiatura, svoltosi a Napoli e tenuto da Maurizio Fiume. Successivamente ho scritto in collaborazione con altre due persone una sceneggiatura. A luglio ho lavorato in qualità di assistente alla regia sul set del film Ladri di futuro di Enzo Decaro. Ero andato a Roma con molto entusiasmo, ma poi sono rimasto abbastanza sconcertato per il clima di freddezza e di non-umiltà che c'era sul set. Forse la colpa è stata anche della mia riservatezza e della mia timidezza, ma ad ogni modo sono tornato a Napoli e ho preferito muovermi autonomamente, realizzando alcuni cortometraggi e tentando qualche approccio a Napoli con la Rai. Mi piacerebbe, però, ritentare e per questo motivo le chiedo di poter lavorare nel suo prossimo film in qualità di aiuto o di assistente alla regia. Spero molto in una sua risposta, negativa o positiva che sia, e mi auguro di poter fare cinema piuttosto che lavorare in qualsiasi altro campo con la mia futura laurea in Economia e Commercio’. Il testo della lettera lo riporta Il Mattino, ed è tra i pezzi della mostra 'Troisi poeta Massimo' al Teatro dei Dioscuri al Quirinale dal 17 aprile al 30 giugno per ricordare i 25 anni dalla morte.

PECCATO - Marco Risi è un regista che spazia dal recente Natale a 5 stelle al Muro di gomma sulla strage di Ustica a Mery per sempre. Un professionista del cinema. A L’Aquila venne a inizio 2009 a presentare il suo Fortapàsc, film sull’omicidio di Giancarlo Siani, un incontro intenso e un bel film. Con L’Aquila grandi speranze, la serie in onda su Rai 1, il miracolo non è riuscito, quello cioè di parlare del terremoto dell’Aquila del 2009, con il giusto tono e con le giuste immagini. Sì perché penso che la grande levata di scudi del pubblico aquilano, e non solo, contro questa cosa 'liberamente tratta' dalla vicenda del terremoto dell’Aquila, in cui nessuno spero voglia ancora sindacare su alcune sintesi, ellissi, metafore, imprecisioni, penso, dicevo, si possa attribuire al contrasto che c’è tra lo stile visivo usato e la materia trattata, salvo alcuni rari passaggi, nel corso della prima puntata vista su Rai1. Per spiegarmi meglio è come se si volesse raccontare l’omicidio di Siani oppure la strage di Ustica con lo stesso modo di inquadrare, di scrivere battute, di recitare che usa Natale a 5 stelle. Quindi è venuto fuori un ibrido che non è né un racconto di impegno civile, né un prodotto di intrattenimento. Pensiamo allora a un film sullo tsunami del 2004 che devastò le coste della Thailandia: The impossible di Juan Antonio Bayona, ispirato alla storia di una famiglia vittima dell’evento catastrofico. Questo film ha scelto di seguire le regole del genere catastrofico-spettacolare, che non ha lasciato dubbi agli spettatori, il film prende spunto dal fatto ma poi esagera talmente tanto da sospendere l’incredulità del pubblico, magie del cinema, che inizia a immedesimarti a non fare più caso a quello che suona finto e esagerato, perché siamo presi nella storia.

Infine, per citare una voce autorevole sul tema, il critico Aldo Grasso sul Corriere della Sera a proposito di L’Aquila grandi speranze ha sottolineato come la fiction sia prima di tutto scrittura e nel caso di Risi invece sia ‘un po’ troppo didascalica, lenta e poco emozionante’.

NOTRE DAME DISNEY – Anche Disney contribuirà con 5 milioni di dollari alla ricostruzione della cattedrale di Notre-Dame dopo il rogo di lunedì. Nella cattedrale fu ambientato il film di animazione Il gobbo di Notre-Dame, in preparazione c’è però anche un nuovo film con il Gobbo in carne ed ossa.

200 MILIONI - Netflix investirà nelle produzioni audiovisive italiane duecento milioni in tre anni. Ad oggi ha prodotto le serie Suburra e Baby e ha distribuito il film Sulla mia pelle sulla morte di Stefano Cucchi. ‘Nel 2018 quasi 50 mila persone - contando cast principale e comparse, personale tecnico e produttivo - hanno lavorato su produzioni originali e co-produzioni Netflix in Europa, e di queste circa 9.000 in Italia’ riporta Maurizio Tropeano su La Stampa citando Kelly Luegenbiehl, VP of International Originals di Netflix per Europa, Medio Oriente ed Africa. Vedremo in cosa si concretizzeranno gli annunci.

IN SALA – Lungo fine settimana pasquale con Cyrano mon amour di Alexis Michalik sull’autore di Cyrano de Bergerac, Edmond Rostand, Le invisibili di Louis-Julien Petit, assistenti sociali contro la chiusura di un centro di accoglienza per donne, Torna a casa, Jimi! 10 cose da non fare quando perdi il tuo cane a Cipro di Marios Piperides, un cane e i suoi proprietari a Cipro tra il confine greco e turco, Ma cosa ci dice il cervello di Riccardo Milani, una spia dei servizi segreti contro i mali dell’Italia, Il ragazzo che diventerà re di Joe Cornish la spada di Excalibur ai giorni nostri, Il campione di Leonardo D'Agostini, promessa del calcio e un maestro di vita si incontrano, A spasso con Willy, animazione fantascientifica per ragazzi.

Tratto da: Hai letto di... #42 - frankenstein discrezionale di notizie di cinema 14-19 aprile

 

Ultima modifica il Sabato, 20 Aprile 2019 18:37

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