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Mercoledì, 21 Maggio 2014 13:08

#savethegenziana: fenomenologia di un hashtag di provincia

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Con l’hashtag #savethegenziana alcuni cittadini hanno lanciato un appello su Facebook. L’obiettivo dichiarato è quello di impedire la distruzione di 111 litri di liquore ricavato dalle radici di genziana sequestrato dai Carabinieri del Nucleo antisofisticazione alle suore della casa famiglia dell’Immacolata concezione di San Gregorio, nel comune dell’Aquila.

Ora appare abbastanza chiaro che tutto questo sia una bella operazione goliardica, improntata alla leggerezza, che ha messo alla prova la creatività di alcuni, dal momento che il gesto richiesto, a chiunque, per aderire all’operazione di salvataggio del liquore è di realizzare un autoscatto associato all’hashtag #savethegenziana.

Fin qui tutto bene, se non fosse che c’è anche chi la prende sul serio, rivendicando la legittimità del provvedimento amministrativo e penale (e ci mancherebbe!) oppure recriminando che "sulle sciocchezze c’è sempre tanta attenzione, mentre sugli argomenti seri... hai voglia a faticare per ottenere qualcosa".

Ecco mi permetto di ricordare che è proprio così, la differenza sta appunto in alcune semplici varianti tra i due casi. Nell’eterna lotta dell’Impegno contro la Leggerezza avviene che i concetti semplici ottengono reazioni altrettanto semplici, i concetti più complessi hanno tempi di elaborazione e partecipazione più articolati.

Poi chi comunica concetti impegnati sono in genere le istituzioni o i soggetti politici che però, soprattutto di questi tempi, più che adesione generano diffidenza; il "virale" è accettato con maggiore slancio e spesso troppa fiducia (non è il caso della genziana, ma di sòle virali è pieno il mondo). Infine ci sono le "modalità comunicative": la comunicazione a rete, in rete, con la rete, non necessariamente deve essere il veicolo della superficialità, ma saperla usare bene anche per concetti complessi sembra ancora una meta da conquistare pienamente. #savethegenziana, anche se non avrebbe mai voluto, insegna più di quello che sembra.

Alessia Moretti

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