Giovedì, 03 Marzo 2022 12:14

Sanzioni di celluloide

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Sanzioni di celluloide The Trial: The State of Russia vs Oleg Sentsov, di Askold Kurov

Tra le notizie sulla guerra in Ucraina che si accumulano, si smentiscono, evaporano, angosciano, c’è anche il “filone” cinematografico. Testimonianze e condanne da parte di cineasti contro l’attacco russo, appelli alla pace e sanzioni di celluloide.

Iniziamo da queste ultime e cioè dalle parole del regista ucraino Sergei Lozsnista: «Il 24 febbraio mentre l'esercito russo invadeva l'Ucraina il primo messaggio che ho ricevuto è stato quello del mio amico, e regista russo, Viktor Kossakovski, che mi scriveva: “Perdonami, è una catastrofe, mi vergogno tanto”. Poco dopo Andrei Zviaguintsev, ancora debole per una lunga malattia registrava il suo in video, e numerosi amici e colleghi registi russi si schieravano contro questa guerra senza senso. Quando sento oggi che si bloccano i film e i registi russi, penso a loro che sono persone perbene, e sono vittime come noi di questa aggressione. Quello a cui stiamo assistendo è terribile ma vi chiedo di non precipitare nella stessa follia. Le persone non si giudicano dai passaporti ma dalle loro azioni. Un passaporto è il caso della nascita, ma una scelta è ciò che fa di ciascuno di noi un essere umano». Il Festival di Cannes nella prossima edizione di maggio non accoglierà delegazioni russe vicine a Putin, vedremo come verrà determinato il grado di filoputinianità dei film o degli autori.

Intanto i russi dovranno fare a meno dei film Warner, Sony, Paramount, Universal e Disney, tutti, non solo Mad Vlad o gli oligarchi a lui fedeli. Le uscite dei loro blockbuster vengono sospese, verrà registrato anche il danno economico per il mancato incasso su un vasto mercato.

L’Efa, European Film Academy, sostiene l'appello dell'Ukrainian Film Academy a boicottare il cinema russo, cioè a escludere i film russi dagli European Film Awards di quest'anno, sebbene venga precisato che «Riconosciamo e apprezziamo quei coraggiosi registi che in Russia si oppongono a questa guerra. Ma di fronte a un attacco brutale e ingiustificato, dobbiamo stare con le nostre sorelle e fratelli in Ucraina le cui vite sono a rischio».

Poi ecco la voce dei cineasti russi: «chiediamo la fine dell'aggressione militare contro l'Ucraina, un cessate il fuoco immediato e il ritiro delle truppe russe dal territorio ucraino […] La cosiddetta 'operazione militare' isolerà la Russia dal mondo per decenni, la espellerà dalla scena culturale internazionale, porterà a conseguenze devastanti per la sua economia e macchierà noi e i nostri figli con la meritata disgrazia». Tra gli oltre cento professionisti del settore cinematografico diversi direttori della fotografia di fama internazionale, come Roman Vasyanov ('Suicide Squad', 'Fury'), Mikhail Krichman ('Loveless', 'Leviathan'), Pavel Kapinos ('Hardcore Henry'), Vladislav Opelyants ('Leto', 'Petrov' s Flu', 'Lezioni di persiano') e Pavel Fomintsev ('Unclenching the Fists'), scrive Giovanni Berruti su La Stampa.

VOCI DAL CINEMA UCRAINO - «Aiutateci a salvare il nostro cinema! Prestateci i vostri cloud» è l’appello della produttrice Natalia Libet per salvare dagli hacker russi il materiale filmico archiviato nei cloud del paese, quindi eliminando, di fatto, tutto il cinema ucraino degli ultimi anni, scrive Globalist.it. Inoltre in segno di solidarietà con i cineasti e tutto il popolo ucraino, la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, le sale cinematografiche Troisi di Roma, Anteo Palazzo del Cinema di Milano, il Circuito Cinema del Comune di Venezia e il distributore italiano Wanted, organizzano tre proiezioni gratuite a Roma (7 marzo), a Milano (9 marzo) e a Venezia (10 marzo) del film Reflection (Vidblysk) del regista ucraino Valentyn Vasjanovyč, ambientato durante la guerra del Donbass del 2014 e presentato in concorso alla 78° Mostra del Cinema di Venezia 2021. «Resto a Kiev. Voglio essere tra persone consapevoli della loro appartenenza etnica, culturale e politica. Voglio essere tra queste persone per acquisire esperienze importanti che mi aiuteranno a creare storie vere su di loro. Voglio far parte di una forza che porterà alla distruzione dell'impero del male», sono le parole dello stesso Valentyn Vasjanovyč in questi giorni.

Anche il regista ucraino Oleg Sentsov, già ingiustamente detenuto in Russia e rilasciato dopo una mobilitazione internazionale dichiara: «Putin non si ferma all'Ucraina. Questa è una guerra su vasta scala. Questa è una sfida per l'intero mondo democratico. Non stiamo solo difendendo la nostra terra, stiamo resistendo alla tirannia imminente. Il tempo della preoccupazione è finito. È tempo di lottare per la libertà e la verità».

Infine Myroslav Slaboshpytskiy, un altro regista ucraino: «L'arte sembra un gioco così futile rispetto alla tragedia reale. È una sensazione che ho avuto allora [nel 2014], e che mi impedisce di lavorare ora. Alcuni registi e artisti dicono di voler prendere le armi e resistere. Li capisco. Ma non è per me, non sono un soldato. Sono stravolto, ma non a tal punto», dice a Kamila Mamadnazarbekova su Il Manifesto e prosegue: «In epoca sovietica, un giovane con l'ambizione di diventare artista sognava di andare a Mosca o a San Pietroburgo. Ancora all' epoca di Yeltsin, i treni erano pieni di lavoratori stagionali che dall' ovest dell'Ucraina andavano a Mosca. Dopo il 2014, c' è stata una rivoluzione culturale. I giovani d' oggi vanno in un'altra direzione. Parlano meglio inglese che russo. C' è stato un boom di traduzioni della letteratura straniera, sia classica che contemporanea, in ucraino, mentre prima leggevamo solo nelle traduzioni russe. Stessa cosa per il cinema. L' Ucraina ha pensato molto meno alla Russia in questi ultimi anni di quanto la Russia non abbia pensato all'Ucraina [...] questa è una guerra nel cuore dell'Europa - la prima da quanti anni? - e quindi riceve un'attenzione maggiore rispetto agli altri conflitti che ci sono stati e ci sono nel mondo. Detto questo, una cosa è vedere delle immagini sullo schermo, un'altra è viverci dentro. Ho seguito le proteste in Bielorussia e in Kazakhstan, le guerre in Siria e in Libia. È tutto talmente diverso quando si è lontani».

Tra le dichiarazioni di condanna dell’attacco di Putin all’Ucraina ci sono poi quelle di Sean Penn che ha incontrato anche Zelensky, David Lynch e Milla Jovovich, nata a Kiev.

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