Mercoledì, 13 Gennaio 2016 14:17

Presunta corruzione nel post-sisma: Stati rinviata a giudizio, si dimetterà?

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Daniela Stati Daniela Stati

Il giudice per le udienze preliminari (gup) di Avezzano (L'Aquila), Francesca Proietti, ha rinviato a giudizio Daniela Stati, il padre Ezio, l'ex compagno Marco Buzzelli, Vincenzo Angeloni e Sabatino Stornelli.

Ieri il giudice Maria Proia si era riservata un altro giorno prima di decidere sul rinvio a giudizio, come chiesto dal pm Roberto Savelli, oppure sul proscioglimento reclamato dalle difese rapresentate dagli avvocati Alfredo Iacone, Antonio Milo e Cesare Placanica. I cinque sono coinvolti nell'inchiesta coordinata dalla Procura dell'Aquila su presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione post-terremoto.

L'ex assessora regionale alla Protezione Civile, ai tempi dell'emergenza post-terremoto con la giunta di Gianni Chiodi, è recentemente diventata assessora alla viabilità del comune di Avezzano, di maggioranza centrosinistra e guidato dal sindaco Giovanni Di Pangrazio, scatenando polemiche interne alla scena politica della città marsicana.

Dell'indagine si sapeva già quando Daniela Stati si candidò, anche in quel caso non senza polemiche, con la coalizione guidata da Luciano D'Alfonso per un posto in consiglio regionale, quasi due anni fa. In quell'occasione, affermò che in caso di rinvio a giudizio ed elezione all'Emiciclo, si sarebbe dimessa [leggi l'articolo]. Si comporterà, allo stesso modo, anche con il suo nuovo ruolo di assessore al Comune di Avezzano? (m. fo.)

La vicenda giudiziaria

Era il 2 agosto 2010. Daniela Stati - all'epoca assessora regionale alla Protezione civile e ai rifiuti della Giunta guidata da Gianni Chiodi - venne travolta dall'accusa di corruzione aggravata: stando agli inquirenti, "aveva agito al fine di ottenere il vantaggio di essere inserita nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009".

"Una delle brutte storie del nostro Paese dove non si applicano le leggi che si fanno", l'aveva definita il procuratore Alfredo Rossini. In una nota, il procuratore capo spiegò che l'inchiesta "era basata sull'accertamento di favori e utilità ricevute per aver compiuto attività contrarie ai compiti e ai doveri connessi alla funzione pubblica ricoperta".

"Il quadro probatorio che emerge appare incontestabile - aveva sottolineato Rossini - considerato che vi sono prove evidenti dei ‘doni’ e delle utilità che i privati hanno corrisposto al pubblico ufficiale e alle persone a lei vicine".

L'inchiesta portò all'interdizione dai pubblici uffici della Stati e all'arresto di quattro persone: Vincenzo Angeloni, 58 anni, medico odontoiatra, ex esponente Udeur, poi deputato di An, poi di Forza Italia; Ezio Stati, padre di Daniela, tesoriere e assessore regionale Dc, dal 2000 al 2002 capogruppo regionale di Forza Italia, carica che aveva dovuto lasciare perché passò in giudicato una condanna a due anni e quattro mesi per falso, corruzione e turbativa d'asta, reati per i quali era stato arrestato nel 1992 nell'ambito dell'inchiesta sulla realizzazione della discarica comunale di Avezzano; Marco Buzzelli, compagno di Daniela Stati; Sabatino Stornelli, ex ad di Telespazio e all'epoca ad di Selex service management. Stornelli era subentrato nella presidenza della squadra di calcio Valle del Giovenco (Lega Pro) proprio a Vincenzo Angeloni. In seguito, la Selex si era aggiudicato i lavori per la messa in sicurezza dello stadio dei Marsi di Avezzano. In carcere finirono solo Ezio Stati e Vincenzo Angeloni. Marco Buzzelli ottenne i domiciliari, Sabatino Stornelli l'obbligo di dimora nel Comune di Roma.

Tre anni e mezzo dopo, nel dicembre 2013, il Gup del Tribunale di Avezzano, Paolo Andrea Taviano, annullò il capo d'imputazione di corruzione aggravata e rimise la documentazione alla Procura di Avezzano per una riformulazione che avrebbe dovuto chiarire meglio alcuni aspetti dei capi d'imputazione. In altre parole, il Gup decise di non esprimersi sul proscioglimento o sul rinvio a giudizio degli indagati ma chiese la riformulazione dei capi di imputazione per poter inquadrare meglio la correlazione tra reato e utilità ricevuta. "Metto a disposizione una ricompensa di 10mila euro, un prosciutto e una 'scenna' di baccalà a chi riuscirà ad aiutarmi andando a trovare la delibera regionale firmata da mia figlia in base alla quale i magistrati dell'Aquila mi hanno arrestato", commentò ironicamente Ezio Stati. "Mi hanno tolto dignità sulla base di una delibera che allo stato attuale non esiste".

A metà del 2014, però, il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Avezzano ha disposto l'avviso di chiusura delle indagini. Confermando le accuse. A cambiare sono soltanto le argomentazioni che dovrebbero essere più precise così da consentire alle difese di argomentare avendo a disposizione tutti gli elementi. "Dall'attività di indagine compiuta emergono elementi che, allo stato, escludono di dar corso a richiesta di archiviazione", ha sottolineato il Pubblico ministero. Oggi, arriva la notizia del rinvio a giudizio.

Per la Procura, Daniela Stati - all'epoca in cui era assessore regionale alla Protezione Civile - avrebbe compiuto atti contrari ai doveri d'ufficio ricevendo per sé e per il padre Ezio Stati e per il convivente Marco Buzzelli delle utilità. Elargite da Vincenzo Angeloni e Sabatino Stornelli. La vicenda è incentrata - tra gli altri - su alcuni lavori affidati ad Abruzzo Engineering. Stando all'accusa, Stati avrebbe esercitato delle pressioni al presidente della Regione, Gianni Chiodi, perché modificasse un'ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri e far rientrare così Abruzzo Engineering tra le qualificate per la ricostruzione post-sisma. Non solo. L'allora assessora regionale avrebbe tentato di favorire anche la Selex per l'ottenimento di affidamenti diretti di fondi regionali nel settore monitoraggio e prevenzione dei rischi sismici.

Ultima modifica il Mercoledì, 13 Gennaio 2016 15:06

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