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Lunedì, 18 Aprile 2016 16:37

'No Triv', oltre il referendum: ricorso al Mise per il blocco di 5 concessioni

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Niente quorum al referendum 'No Triv', promosso per la prima volta nella storia da 9 Consigli regionali.

A votare è andato il 31,18% degli aventi diritto: poco più di 15 milioni e mezzo di cittadini. Tra i votanti, i Sì hanno avuto una maggioranza schiacciante: 85,85% (pari a 13 milioni e 335 mila voti) contro il 14,15% dei no (pari a 2 milioni e 198 mila voti). 

Niente da fare, insomma, per i referendari che chiedevano l'abrogazione della norma che consente alle società petrolifere che abbiano titoli abilitativi già rilasciati di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine senza limiti di tempo. Norma con cui il Governo Renzi ha messo le concessioni già autorizzate al riparo dal divieto di poter estrarre idrocarburi entro il limite dei 22.2 km.

La battaglia, però, non è finita.

Stando ad Enzo Di Salvatore, infatti, abruzzese, estensore del quesito referendario e degli altri 5 cui ha dato risposta il Governo in Legge di Stabilità, gli italiani rischiano di dover pagare una multa all'Europa perché la norma oggetto di referendum è in contraddizione con la normativa europea sulla libera concorrenza.

Come detto, e non essendo stata abrogata, la norma prevede che i titoli già rilasciati siano prolungati fino "alla durata di vita utile del giacimento": la disposizione ha cancellato la normativa in vigore fino alla fine dell'anno passato, basata sul rilascio di concessioni per 30 anni e poi una proroga di 10 anni e di una o più proroghe di 5 anni, a seguito di una serie di verifiche. Al contrario, la Convenzione di Aarhus e la direttiva 94/22/CE, recepita dall'Italia con decreto legislativo 625 del 25 novembre 1996, e relativa proprio alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, va in direzione opposta, dettando regole chiare per garantire competitività economica e accesso non discriminatorio alle attività. Libero mercato, insomma, in nome del quale la norma europea stabilisce che "la durata dell’autorizzazione non superi il periodo necessario per portare a buon fine le attività per le quali essa è stata concessa". 

Stando al detto principio, quindi, non si potrebbero rilasciare concessioni a tempo indeterminato. "Lo Stato può concedere delle proroghe, ma solo in via eccezionale", ha spiegato Enzo Di Salvatore, se e solo "se la durata stabilita non è sufficiente per completare l’attività in questione e se l’attività è stata condotta conformemente all’autorizzazione". Dunque, qualche giorno fa Barbara Spinelli, eurodeputata del GUE/NGL, ha inviato sull’argomento un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo "se intenda promuovere una procedura di infrazione contro l’Italia".

"Lo scopo della direttiva europea - ha spiegato Di Salvatore - è quello di garantire la competitività del mercato". Per il costituzionalista, concedendo proroghe senza alcun limite temporale si creano, al contrario, condizioni di oligopolio e si estromettono dal mercato altri operatori.

C’è anche un’altra questione, ancora aperta: i referendari hanno annunciato l'intenzione di presentare un ricorso al Ministero dello Sviluppo Economico per chiedere il blocco immediato di cinque concessioni estrattive entro le 12 miglia. "Queste concessioni sono scadute da tempo e la proroga è illegittima", ha sottolineato Di Salvatore, nel corso della conferenza stampa convocata stamane, alla Camera dei Deputati. "La norma prevede che siano prorogati i titoli vigenti, non quelli scaduti. Il Mise non si è mai pronunciato a riguardo, di conseguenza le aziende petrolifere stanno continuando ad estrarre senza autorizzazione".

Annunciato il ricorso, il Comitato referendario - nonostante il mancato quorum - ha rivendicato il risultato dell'azione portata avanti negli ultimi mesi, con le modifiche della normativa finite in Legge di Stabilità. Non solo. Il fatto che oltre 15 milioni di persone si siano recati alle urne, ha reso 'nazionalpopolare un tema di politica energetica che, fino a ieri, era confinato nelle aule universitarie. "Il percorso referendario è stato un successo", ha concluso Di Salvatore. "Senza il referendum, avremmo ancora la politica energetica del governo Monti del 2013, recepita dallo Sblocca Italia, avremmo 27 procedimenti per concessioni entro le 12 miglia, ci sarebbe il pozzo di Ombrina Mare davanti all'Abruzzo. Invece, Shell e Petroceltic sono andate via".

 

Ultima modifica il Martedì, 19 Aprile 2016 14:04

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