Lunedì, 20 Giugno 2016 12:55

Rifugiati: all'Aquila i sindaci danno forfait, a Fossa (forse) nessun migrante

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Un ivoriano all'Aquila Un ivoriano all'Aquila foto Santucci

E' andato semi deserto l'incontro convocato all'Aquila dall'assessora comunale alle Politiche sociali, Emanuela Di Giovambattista, volto ad illustrare dettagli e dinamiche del Sistema di protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo (Sprar).

La conferenza, organizzata nella giornata mondiale del rifugiato [scopri gli altri appuntamenti], avrebbe dovuto prevedere la partecipazione dei sindaci di una quarantina di comuni del territorio aquilano, ma si sono presentati solo primi cittadini e vice sindaci di Acciano, Villa Santa Lucia, Pizzoli, Castel del Monte e Barisciano, dove Francesco Di Paolo è stato presente anche in veste di Coordinatore dei sindaci del cratere abruzzese.

Nel corso dell'incontro Di Giovambattista, insieme a Donatella Terni (del servizio centrale Sprar, nodo di scambio tra Ministero degli Interni ed amministrazioni locali) ed Andrea Salomone dell'Arci L'Aquila, ha spiegato le virtù e le opportunità, per i comuni, di aderire a un progetto Sprar, rispetto al meccanismo - in mano alle prefetture - che porta all'apertura di centri di accoglienza straordinaria (cas) nei territori.

Ne scriviamo da tempo [leggi gli articoli]: premesso che il flusso migratorio, oggi, sia imponente, non più eludibile o ancora meno rifiutabile, lo strumento migliore per affrontarlo (e governarlo) è quello del sistema Sprar: una seconda accoglienza - dopo quella del primo soccorso successivo agli sbarchi - attivato direttamente dagli enti locali, decisori nel proprio territorio. Un sistema che risponde a canoni molto rigidi in termini di qualità dell'accoglienza (dall'assistenza all'inserimento lavorativo), che prevede una gran parte di finanziamenti ministeriali, ma anche una rendicontazione analitica e monitorata dei costi. Lo Sprar, inoltre, include parametri di contenimento delle presenze dei migranti e dei rifugiati all'interno delle comunità, soprattutto quelle più piccole.

Tutt'altra storia rispetto ai centri di accoglienza straordinaria: meno controlli, potere decisionale quasi assoluto affidato alle prefetture - e a discapito dei comuni - presenze di migranti non proporzionali alla grandezza delle comunità e domande affidate ai privati, a volte fuori dal controllo degli enti locali (leggasi mafia capitale).

L'incontro di oggi, coraggiosamente organizzato dall'esponente della giunta Cialente, è servito soprattutto a spiegare queste sostanziali differenze, per evitare i problemi in questi mesi alla ribalta delle cronache, come gli equilibri squilibrati che hanno portato, attraverso procedure meramente burocratiche, a più di 100 persone a Pizzoli ed appena una trentina ad Avezzano.

Sono in arrivo, secondo il piano ministeriale - che distribuisce proporzionalmente regione per regione - circa 2mila migranti in Abruzzo, equamente divisi tra le quattro province. Per questo, per i 500 destinati alla provincia dell'Aquila, la preoccupazione è tanta - e spesso anche ingiustificata - da parte degli amministratori locali. Lo Sprar è una risposta adeguata, oltre a rappresentare un argine alla straordinarietà dell'accoglienza e alla logica dell'emergenza. Tanto che sul tavolo dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) si sta vagliando l'ipotesi di renderlo obbligatorio.

"Non mi stupisce la timida presenza dei sindaci oggi - ha dichiarato Emanuela Di Giovambattista - c'è purtroppo l'idea che il comune di appartenenza non riceva l'attenzione delle prefetture. Poi succede, come accaduto già a Fossa, e i sindaci si ritrovano tra l'incudine e il martello". Un trend nazionale, purtroppo, considerando che il Ministero contava, nell'ultimo biennio, di coinvolgere comuni per l'accoglienza con Sprar di 10mila persone, ed è invece è riuscita a includere nel sistema di protezione poco più di 4mila migranti e rifugiati.

A proposito di Fossa, secondo quanto si apprende, la cooperativa che ha vinto il bando per l'accoglienza dei migranti che hanno fatto discutere nei mesi scorsi avrebbe proposto due soluzioni alternative, per due alloggi all'Aquila, in centro e nella prima periferia ovest. La prefettura sembrerebbe propensa però a confermare Fossa. Sono in corso colloqui, che dovrebbero fornire una risposta definitiva in questi giorni.

Un tavolo nel quale non ha alcun potere decisionale l'amministrazione comunale di Fossa. Se quest'ultima avesse attivato un progetto Sprar, non sarebbe accaduto.

Ultima modifica il Lunedì, 20 Giugno 2016 17:28

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