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Giovedì, 07 Luglio 2016 21:47

"Partecipazione non è uno slogan ma una diversa idea di sviluppo", al via il Festival della Partecipazione

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Siamo qui per un atto di affetto nei confronti di questa terra ma anche per un senso di responsabilità, perché è necessario non dimenticare che la strada da percorrere è quella della continuità, dell'attenzione verso gli altri e della condivisione. Perché è il Noi che vince, è solo mettendo insieme le forze di tutti che ci può essere un cambiamento”.

E' con il messaggio e la testimonianza di impegno di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, la rete di associazioni che lottano contro le mafie, che si è aperta la prima edizione del Festival della Partecipazione, in programma all'Aquila fino a domenica 10 luglio.

Quattro giorni di eventi – dibattiti, convegni, concerti, laboratori didattici, spettacoli teatrali, momenti conviviali legati al buon cibo [leggi e scarica QUI il programma] – che si svolgeranno nelle strade e nelle piazze della città, tra le gru e i cantieri del centro storico, e che avranno come filo conduttore quello della partecipazione intesa come politica attiva fatta dal basso.

Don Ciotti fa parte della lunga lista di ospiti che animeranno la manifestazione.

Nel corso della cerimonia di inaugurazione, insieme all'esponente di Libera, sul palco, montato a Piazza Duomo, è salito anche Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, una delle tre associazioni – le altre due sono ActionAid Italia e Cittadinanza Attiva – promotrici del festival.

Questa città, nella quale tanti hanno celebrato tante cose ma dove si vedono ancora le ferite del terremoto, ha bisogno di partecipazione e di responsabilità” ha detto Don Ciotti ai giornalisti prima di tenere il suo intervento, dedicato a un tema molto specifico, quello dei migranti.

Basta commuoversi, bisogna muoversi di più” ha osservato Don Ciotti. “Gli ultimi dati ci dicono che i migranti che si sono spostati nel mondo quest'anno sono 60 milioni, metà dei quali minori. I migranti  non sono persone libere ma persone che fuggono da fame, guerra, disperazione. Ci sono tanti discorsi ipocriti e disonesti che semplificano e etichettano”.

Don Ciotti ha voluto ricordare due eventi tragici che, negli ultimi giorni, hanno coinvolto due cittadini stranieri: il giovane studente americano morto a Roma annegato nel Tevere e il migrante nigeriano ucciso di botte a Fermo.

Quest'ultimo episodio, ha detto Don Ciotti, è anche frutto di un clima d'odio creato da un linguaggio che alimenta “forme di razzismo e di disprezzo nei confronti delle persone. Dobbiamo riappropriarci del significato di alcune parole” ha poi proseguito Don Ciotti “ad esempio della parola Antimafia. Sono tanti anni che lo dico, Antimafia non può essere una bandiera, uno slogan che tutti usano. E' un problema di coscienza e di responsabilità. Non può essere una carta di identità dietro la quale si nascondo le persone. Tra le tante parole che ci hanno rubato c'è anche la parola "noi": oggi tutti dicono “noi” ma poi continuano a pensare "io". O ancora  la parola "legalità": in vent'anni in cui si è parlato di legalità in questo Paese l'illegalità è cresciuta. La legalità non è neppure un valore, è uno strumento per raggiungere l'obiettivo della giustizia. Nessuno deve svuotare queste parole della loro forza e del loro significato. La partecipazione non può essere solo una parola, deve essere vita, carne, responsabilità, impegno. Gli esseri umani hanno bisogno di relazioni, la grande povertà di oggi, oltre a quella materiale, è quella di relazioni. C'è tanta gente sola in tutte le fasce di età e la solitudine dilata paure, diffidenze e fughe”.

Marco De Ponte, ActionAid: "Partecipazione come base di un nuovo rapporto tra politica e persone"

“Senza le idee dei cittadini, il loro coinvolgimento, non è possibile realizzare un cambiamento, sostenibile perché condiviso” ha dichiarato Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid Italia “La partecipazione civica rappresenta la chiave fondamentale per ricominciare a tessere un nuovo rapporto tra la politica e le persone, per qualificare la democrazia, contrastare l'esclusione sociale, e può essere oggi l'ingrediente fondamentale per la riscossa del Paese. Dall'Aquila vogliamo chiamare l'Italia a ripensare il proprio futuro, a trasformare la protesta in proposta per migliorare, insieme, la società e il mondo in cui viviamo”.

Carlo Petrini: "La rete di associazioni di cittadinanza attiva produce ricchezza"

“I cittadini devono trovare uno spazio per esercitare la partecipazione attiva, questo è uno dei grandi problemi di questo momento storico. Senza la condivisione dei cittadini rispetto ad obiettivi ambiziosi, come quello che questa città deve affrontare, non si riesce a cambiare lo stato delle cose. La partecipazione deve essere attiva, convinta, ma deve trovare da parte delle istituzioni un'attenzione e uno stimolo per poter lavorare in maniera concreta”.

A dirlo è stato il fondatore di Slow Food Italia Carlo Petrini.

Il cibo come collettore di temi diversi – economia, sostenibilità, ambiente, diritti – sarà uno degli argomenti al centro del festival. E Petrini, da molti anni in prima linea per la difesa della biodiversità e dei diritti dei popoli alla sovranità alimentare, ha richiamato l'importanza di “consumi più equilibrati, dell'attenzione agli sprechi, dell'aiuto da dare ai contadini e alle buone produzioni. Mangiare bene” ha detto il padre di Slow Food “è un diritto di tutti, non dei ricchi. Non è vero che i poveri non possono permetterselo. Ridurre gli sprechi e i consumi alimentari disastrosi, come l'eccessivo consumo di carne o di cibo spazzatura, aiuta a diminuire le esternalità negative, per esempio le spese sanitarie, legate alla cattiva alimentazione”.

“Bisogna abbandonare il concetto di prezzo” ha concluso Petrini “e sviluppare quello di valore. C'è una differenza tra valore e prezzo, chi considera solo il prezzo non capisce che dietro un prodotto c'è il lavoro di una famiglia, c'è un ecosistema e spesso un'intera economia”.

Gaetano Pascale, Slow Food: “All'Aquila vogliamo costruire un percorso che duri nel tempo”

“Parlare di partecipazione significa parlare di solidarietà, coinvolgimento, prospettive e condivisione. L'Aquila rappresenta bene questi temi per la storia recente, per la voglia di continuare e soprattutto di rialzare la testa in una direzione giusta, che è quella della sostenibilità sociale, ambientale e economica. Ci sembrava doveroso ripartire dall'Aquila insieme anche alle altre associazioni organizzatrici del festival. Vorremmo costruire un percorso che duri nel tempo”.

Ad affermarlo è il presidente di Slow Food Gaetano Pascale.

Antonio Gaudioso, Cittadinanza Attiva: "Partecipare non ha niente di buonista"

“L'Aquila ha un'importanza simbolica straordinaria. L'attivismo e la capacità dei cittadini aquilani, soprattutto dei giovani, di pretendere, dopo il terremoto, il rispetto dei propri diritti sono stati  straordinari. Partecipare non ha niente di buonista. Nella partecipazione c'è una quota di conflitto che è ovvia, le amministrazioni pubbliche possno decidere di ignorarla o di governarla. Governare il conflitto significa riconoscere dignità alla popolazione, ai gruppi di cittadini e avere un'idea di sviluppo dei territori che ha a che fare con un nuovo modello di governance dove i gruppi civici sono un pezzo di questo sistema di governo e non un soggetto da tollerare e con cui limitare danni”.

A dirlo è il segretario nazionale di Cittadinanza Attiva, Antonio Gaudioso.

“Il messaggio che ci aspettiamo da questo festival” afferma Gaudioso “è che si giunga a una visione del futuro della cittadinanza attiva tutt'altro che buonista. Quando parliamo di cittadinanza attiva non parliamo di cose che hanno a che fare con una reazione rispetto a un momento storico complicato ma di esperienze che esistono da 30 anni. La cittadinanza attiva c'è, esiste, si tratta solo di capire se vogliamo valorizzarla o far finta che non esista. Nel secondo caso il gap nel rapporto tra politica e cittadinanza rischia di diventare una voragine e di dividere il Paese in due e questo noi di certo non lo vogliamo”.

“I partiti” spiega Gaudioso “sono solo una delle espressioni della voglia di fare politica. In molti casi ha più capacità di cambiamento un comitato di quartiere che  un'intera amministrazione comunale. L'idea che la politica possa essere solo incanalata nei partiti è perdente, soprattutto in prospettiva. I partiti non hanno il monopolio della partecipazione, prima si capisce questa cosa e meglio sarà per tutti. La voglia di partecipazione che si è incanalata per tanti anni dentro i partiti si è redistribuita all'interno della società. I tanti gruppi civici e le tante associazioni che si battono quotidianamente per la tutela dei diritti e la promozione della partecipazione sono una risorsa e credo che riconoscere e valorizzare le tante esperienze che ci sono in Italia sia un modo per avere una diversa visione del futuro di questo Paese”.

“Partecipazione” conclude Gaudioso “non è solo uno slogan ma una diversa idea di sviluppo. Partecipare non è una cosa buona o giusta. I cittadini non si aspettano una pacca sulla spalla ma vogliono contribuire a governare meglio il Paese. La possibilità  ci sono, non solo a livello teorico. Lo dimostrano le tante azioni concrete che quotidianamente si realizzano. E' questa la storia che festival vuole raccontare”.

Ultima modifica il Sabato, 09 Luglio 2016 11:18

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