Lunedì, 16 Settembre 2013 00:39

L'esclusione sociale è un destino? "Socialmente pericolosi" a L'Aquila, il racconto

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Mariano e Giuseppe, assieme ai giocatori della Gran Sasso Rugby Mariano e Giuseppe, assieme ai giocatori della Gran Sasso Rugby

L'esclusione sociale è un destino?
Forse no. Probabilmente è il risultato di un mix eterogeneo di fattori dove il contesto nel quale si nasce e cresce, la mancanza di opportunità, l'assenza di aiuti e di attenzione da parte delle istituzioni portano a credere che una condizione sfortunata sia l'unica possibile, per il presente e per il futuro.

Fabio Venditti è un giornalista di lungo corso. Ha lavorato per numerosi canali televisivi nazionali, in Rai e Mediaset.
Qualche anno fa, mentre lavorava a una trasmissione televisiva sulle carceri italiane, ebbe la possibilità di conoscere un ex boss della malavita organizzata campana.
Tramite lui, inizia a comprendere la dura realtà che vivono i giovani dei Quartieri Spagnoli di Napoli, dove spesso la cultura criminale è l'unica in grado di produrre appartenenza e far sentire i giovani “accettati”, condannandoli fin da giovanissimi.

Fabio inizia a conoscere molti di questi ragazzi e con loro crea una associazione di promozione sociale. La chiamano “Socialmente Pericolosi”, ironizzando sull'etichetta che spesso viene loro incollata dai media o dalle istituzioni.  La scommessa dell'associazione è quella di portare in questo luogo mestieri “normali” ma anche “eccezionali” con la pretesa di insinuare dubbi nel presupposto secondo il quale ci sono zone destinate ad avere come unica prospettiva l’eredità criminale.

Fabio e i volontari dell'associazione si dedicano alla formazione dei giovani dei Quartieri sui diversi settori produttivi e creativi di TV e cinema: montaggio, riprese, grafica, scenografia, sceneggiature, fotografia, recitazione, regia. In pochi anni realizzano molto tra documentari, pilot di serie televisive e installazioni artistiche. Approdano anche al Festival del Cinema di Roma. Nel 2012 i ragazzi incontrano ActionAid e insieme il percorso cresce. Grazie a questa collaborazione sono protagonisti di due edizioni del Giffoni Film Festival e nasce un piccolo corto: A' Cazzimma.

La voglia di continuare su una strada comune porta all'idea di far viaggiare i ragazzi in alcune delle città in cui lavora ActionAid in Italia, per farsi conoscere ma soprattutto per conoscere altre realtà, altri contesti, altri giovani come loro. Il lavoro che stanno compiendo andrà a comporre due speciali del Tg2 che saranno in onda nel prossimo autunno.
Una delle tappe di questo viaggio è stata la città dell'Aquila, che li ha accolti la scorsa settimana. Qui i ragazzi hanno potuto conoscere una realtà anch'essa difficile, anche se molto lontana dalla loro. In pochi giorni hanno potuto apprendere molto di come oggi vive la città colpita dal sisma. Dalla mancata prevenzione alle modalità di risposta all'emergenza, dai racconti di chi ha perso affetti quella notte di quattro anni fa alle storie di riscatto che molti giovani del cratere stanno faticosamente portando avanti. Sono stati accolti dalla redazione di NewsTown e da quella de Il Centro, ospitati da Giustino Parisse, da realtà giovanili come quella rap della Zona Rossa Krew e quella sportiva della Gran Sasso Rugby, da referenti di organizzazioni come il Centro Antiviolenza alle istituzioni come il sindaco di Villa Sant'Angelo Pierluigi Biondi, a quello dell'Aquila Massimo Cialente, guidati alla scoperta del territorio da ActionAid.

I ragazzi si sono divertiti, hanno giocato a rugby e “rappato” ma soprattutto si sono emozionati, partecipi dei racconti di chi a L'Aquila vive ogni giorno le difficoltà di una città da ricostruire. Una sera, passeggiando per il centro della città, i ragazzi si sono casualmente imbattuti in una manifestazione contro l'intervento militare in Siria. I loro occhi si sono illuminati e si sono spontaneamente uniti al presidio.Come fate ad avere voglia di pensare anche agli altri, nella vostra situazione?” sono state le parole di Mariano, 31 anni, una storia non facile alle spalle ma tanta voglia di fare nella testa. “Abbiamo bisogno di pensare anche ad altro. Di essere cittadini consapevoli non solo della nostra città ma del mondo intero”, ha risposto una ragazza, poco più giovane di lui.

Ho scoperto la voglia di cambiare. Ho scoperto che altre strade sono possibili. Io mi voglio impegnare per gli altri ragazzi dei Quartieri. Perché chi oggi ha 13 anni non lo sa che ci sono altre opportunità. Io l'ho capito e voglio farlo capire a tutti” ha ripetuto spesso, durante la sua visita nel capoluogo abruzzese, Giuseppe, 20 anni.  

Le sue parole hanno aperto una breccia anche nel cuore degli aquilani che hanno avuto modo di incontrare.

Per sfidare un destino che sembra già scritto ma che invece è ancora tutto da ri-costruire. Per L'Aquila, come per i ragazzi dei Quartieri di Napoli.

 

Di Sara Vegni - Referente per L'Aquila di ActionAid Italia

Ultima modifica il Lunedì, 16 Settembre 2013 10:35

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