Martedì, 27 Settembre 2016 12:07

Grandi Rischi bis, chiesti 3 anni per Bertolaso. Cecchini: "Per noi già condannato"

di  Roberto Ciuffini e Nello Avellani
Grandi Rischi bis, chiesti 3 anni per Bertolaso. Cecchini: "Per noi già condannato" Foto Ciuffini

Tre anni per omicidio colposo e lesioni plurime: è la richiesta di condanna formulata dal procuratore generale Romolo Como nei confronti di Guido Bertolaso, all'epoca dei fatti contestati a capo della Protezione civile, imputato nel processo così detto 'Grandi Rischi bis', giunto alla penultima udienza.

L'ultima si celebrerà il 30 settembre prossimo, a seguito dell'inattesa decisione del legale di Bertolaso di non rinunciare alla prescrizione bensì all'ascolto dei testi della difesa, così da accelerare il processo e giungere a sentenza prima del 6 ottobre, giorno in cui l'accusa per l'ex capo della Protezione civile andrà in prescrizione.

Una strategia difensiva - quella studiata dall'avvocato Filippo Dinacci - che ha sostanzialmente lasciato la palla avvelenata nelle mani del giudice Giuseppe Grieco, costretto a tappe forzate per arrivare all'atteso pronunciamento.

A seguito della requisitoria del pg Como, hanno parlato gli avvocati di parte civile. Ora, sarà il turno dell'avvocato distrettuale dello Stato e poi toccherà a Dinacci, anche se non è chiaro se il legale terrà la sua arringa difensiva in giornata o il prossimo 30 settembre, nel corso dell'ultima udienza, prima della replica dell'accusa e delle controreplice finali.

"Ho chiesto la condanna penale di Guido Bertolaso, il risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite e il rimborso delle spese di giustizia: l'entità della pena non spetta a me stabilirla", ha sottolineato ai nostri microfoni l'avvocato Attilio Cecchini, uno dei legali di parte civile.

In Aula, Cecchini ha parlato di cooperazione tra l'allora capo della Protezione civile e la Commissione Grandi rischi nell'aver organizzato una "operazione mediatica" che rassicurasse la gente. "La cooperazione è di natura colposa, non è espressione di consapevolezza e volontà, altrimenti si sarebbe dovuto parlare di omicidio con dolo eventuale. Invece, si parla di colpa e noi siamo rimasti sul terreno della colpa: ebbene, la particolarità specifica del caso è costituita, appunto, dalla cooperazione tra più persone e nella fattispecie, a mio parere, è esistita - dimostrata e oramai consacrata da un giudizio della Corte di Cassazione - tra Guido Bertolaso e il suo vice di allora, Bernardo De Bernardinis. Per cui, la condanna di De Bernardinis costituisce una condizione insuperabile, sotto il profilo probatorio, della responsabilità di Bertolaso".

Dunque, "la condanna di Bertolaso è già scontata", ha aggiunto Cecchini: "La cooperazione colposa acuisce, infatti, i due cooperatori alla stessa responsabilità. Come si fa a negare la corresponsabilità di Bertolaso una volta che la responsabilità del cooperatore De Bernardinis è oramai sancita da un giudicato irreversibile? Per noi, Bertolaso è già condannato non solo moralmente ma dal punto di vista giuridico".

L'altro avvocato di parte civile, Stefano Porretta, è convinto che la Procura avrebbe dovuto contestare il dolo eventuale. "Si tratta di una ipotesi che avevamo affacciato nel corso delle indagini preliminari", ha spiegato a NewsTown. "Ricevute due richieste d'archiviazione, avevamo sottolineato come le indagini fossero assolutamente carenti, come il concorso di Bertolaso con i membri della Commissione Grandi Rischi e con il vice De Bernardinis fosse evidentissimo. Ove la Procura avesse ritenuto che Bertolaso ha agito anche prevedendo l'evento, e nel corso della telefonata con la Stati è chiarissimo, sapeva che l'evento terremoto si sarebbe potuto verificare e ciononostate ha agito, si sarebbe dovuto parlare di dolo eventuale che, tuttavia, avrebbe creato problemi di ordine probatorio. Bene ha fatto la Procura ad avocare a sé l'indagine, contestando ciò che riteneva di poter provare: dunque, a noi va bene anche la contestazione del reato colposo pur sapendo, però, che c'è stato un concerto di intenzioni".

Lo ha chiarito anche il procuratore generale Como nel corso della requisitoria, ha sottolineato Porretta: "I membri della Commissione Grandi Rischi non sono stati condannati giuridicamente ma una condanna morale noi tutti la nutriamo, se non altro perché si sono prestati all'operazione mediatica. Ora, abbiamo un soldato che ha adempiuto ad un ordine criminoso [De Bernardinis, ndr] e un superiore che ha dato l'ordine criminoso: aspettiamo che Grieco, chiamato a scrivere una sentenza che farà storia, dica se la Protezione civile - in quel frangente - abbia lavorato bene oppure no".

Bertolaso è innocente, ha invece ribadito l'avvocato di difesa, Filippo Dinacci: "Emerge in tutti i modi ed è circostanza mi sembra condivisa dalla parte pubblica e dall'accusa privata che nessuno ha mai condizionato i lavori della Commissione Grandi Rischi. Gli stessi scienziati hanno dichiarato di non aver parlato con Bertolaso in ordine ai contenuti della riunione". Insomma, "la cooperazione colposa non ha i presupposti tecnici per essere raffigurata: per aversi, infatti, è necessario che coloro che agiscono abbiano un legame d'intenti psicologico che, nel caso di specie, è dimostrato non esserci".

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Settembre 2016 03:12

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