Stampa questa pagina
Giovedì, 26 Settembre 2013 15:14

Scontro tra Riga e Gabrielli: l'assessore restituisce la delega alla Protezione civile

di 

"Sull'iniziativa cui non partecipiamo, posso dire che non ne ero a conoscenza. Ho controllato in Comune, ma per un disguido tra settori non l'ho ricevuta. Ieri mi sono chiarito con Gabrielli, ci siamo capiti e si è messo a disposizione della città". Con queste parole, l'assessore Roberto Riga ha provato a calmare le acque, in verità assai agitate, dopo il duro botta e risposta con il capo della protezione civile, Franco Gabrielli, prefetto dell'Aquila all'epoca del terremoto. Non è bastato: nella tarda serata, l'assessore ha restituito la delega alla Protezione Civile. E il sindaco ha accettato. A comunicarlo, con uno scarno comunicato stampa, proprio il primo cittadino aggiungendo che “il pomeriggio di sabato 28 e nell’intera giornata di domenica 29 settembre, in piazza Duomo, si terrà l’iniziativa nazionale 'Terremoto, io non rischio', attivata dal Dipartimento della Protezione civile, in collaborazione con l’Associazione nazionale pubbliche assistenze Abruzzo (Anpas), volta a promuovere la cultura della prevenzione, con particolare attenzione al volontariato di protezione civile e al ruolo attivo che ogni cittadino può assumere ai fini della prevenzione del rischio sismico". 

Insomma, risolta la querelle che aveva portato al duro scontro tra l'amministrazione e il capo della protezione civile nazionale. La decisione, però, potrebbe avere delle ripercussioni sulla tenuta della maggioranza: il vice sindaco ha spiegato di aver lasciato la delega per assumersi la responsabilità dell'equivoco con Franco Gabrielli. Non ha gradito, però, che il sindaco abbia dato la notizia a suo nome, quasi a dimostrare di aver imposto la scelta al suo vice in seno al Consiglio comunale.

Un malessere da non sottovalutare, se è vero che i rapporti tra il primo cittadino e l'Api, il partito di maggioranza di Roberto Riga, non sono affatto tranquilli: Ermanno Giorgi ha già lasciato il partito (e la maggioranza, a quanto pare) passando al Centro Democratico di Tabacci, Giuseppe Ludovici invece ha avuto un duro botta e risposta con Cialente che lo considera, oramai, fuori dalla 'forza di governo'. 

La vicenda. L'iniziativa "Terremoto, io non rischio", organizzata per sensibilizzare alla riduzione dei rischio sismico in 200 comuni italiani a rischio, in un primo momento non aveva coinvolto L'Aquila. "Non abbiamo ricevuto alcuna convocazione", aveva spiegato Riga ad Abruzzoweb. "Ho chiamato il dipartimento regionale della Protezione civile e mi ha spiegato che il dipartimento nazionale ha fatto una scelta ben precisa nell'escluderci, in quanto doveva essere scelto solo qualche comune abruzzese". Poi l'affondo, durissimo: "Forse non sono bastati i 309 morti per capire che c'è bisogno di prevenzione sismica?”.

Parole che hanno infastidito non poco Franco Gabrielli, tanto da spingerlo ad inviare una lettera al quotidiano abruzzese: “Non posso davvero credere che un autorevole rappresentante del Comune abbia fatto tali affermazioni, soprattutto essendo informato dallo scorso maggio". Il capo della protezione civile ha spiegato che L'Aquila era stata esclusa per "problemi organizzativi dell’associazione di volontariato (tra cui le spese per il trasporto e montaggio del gazebo, la richiesta di pagamento della tassa di occupazione del suolo, corrente elettrica), che non è stato possibile superare poiché da parte degli enti territoriali non è stato garantito alcun supporto".

"Mi fa specie che quattro anni dopo il terremoto sia necessaria un’iniziativa del Dipartimento nazionale per parlare di rischio sismico a L’Aquila", si legge nella lettera. "Ecco perché sono io a chiedermi, con costernazione, se 309 morti non sono bastati".

Un botta e risposta durissimo, che non poteva certo essere liquidato come un semplice "disguido già risolto". Il capogruppo in consiglio comunale de L'Aquila che vogliamo, Vincenzo Vittorini, aveva immediatamente chiesto con forza le dimissioni dell'assessore comunale alla Protezione civile: "Il cerino è in mano al Sindaco: si assuma la sua responsabilità e prenda nei confronti di Riga le decisioni conseguenti a quanto accaduto. Altrimenti, se tutto ciò non avviene, chiediamo le dimissioni del Sindaco per ottenere le quali ci faremo promotori di una mozione di sfiducia nei suoi confronti".

"Oggi la questione centrale è la responsabilità del Sindaco di questa città a cui, come dice Gabrielli evidentemente 309 morti non sono bastati", incalza Vittorini. "Questo Sindaco, destinatario di comunicazioni e responsabilità importantissime sulla sicurezza dei cittadini da lui rappresentati, boicotta iniziative di prevenzione, ostacola esercitazioni, arma burocrazia e rimpalli di competenze contro un nemico spietato, che come abbiamo sperimentato non perdona. Sono fatti di una gravità e di una responsabilità che farebbero atterrire il più scellerato e smidollato despota da terzo mondo che questo pianeta abbia mai visto. Il sindaco ha ben presente quali sono i punti critici del suo finto piano di protezione civile perchè gli sono stati da noi dettagliatamente rilevati nel consiglio comunale straordinario dedicato alla sicurezza svolto il 10 gennaio 2013".

"A fronte delle incalzanti sollecitazioni di L’Aquila che vogliamo", denuncia Vittorini, "questa giunta prometteva l’impegno per una esercitazione (la prima) da svolgersi il 6 aprile 2013. Stiamo ancora aspettando".

Le responsabilità dimenticate.Non sono arrivate le dimissioni: l'assessore e vice sindaco ha, però, deciso di restituire nella mani del sindaco la delega alla Protezione civile. Un'assunzione di responsabilità: la città è ancora priva di un vero piano di protezione civile e, a più di quattro anni dal sisma, non si sono ancora mai svolte esercitazioni per sensibilizzare alla riduzione del rischio sismico. Responsabilità dell'amministrazione, senza dubbio.

Il capo della protezione civile Franco Gabrielli, però, non può far finta di dimenticare le ben più pesanti responsabilità dei vertici del dipartimento che è stato chiamato a guidare tempo dopo, nei giorni dello sciame sismico culminato con la scossa del 6 aprile 2009. Non può far finta di dimenticare che esponenti di vertice della protezione civile, Bernardo de Bernardinis (all'epoca vice capo del settore tecnico del dipartimento) e Mauro Dolce (direttore dell’ufficio rischio sismico), sono stati condannati, con sentenza di primo grado, a sei anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

Il Tribunale ha ritenuto anche loro "responsabili per avere imprudentemente, irritualmente e erroneamente informato la cittadinanza circa l’assenza di ogni rischio relativo alla verificazione di un terremoto, pur potendo ipotizzarne la verificazione a seguito dello sciame sismico che si era verificato nei mesi precedenti, divenuto ancor più intenso negli ultimi giorni", come ha spiegato Giovanni Cirillo, magistrato presso il Tribunale di Teramo che ha letto con attenzione le motivazioni della storica senteza.

"La violazione delle regola cautelare", sottolinea Cirillo, "è consistita nell’avere 'indotto' le vittime a rimanere in casa per effetto esclusivo della condotta, consistita nel rassicurare ripetutamente la popolazione aquilana circa la impossibilità di verificazione dell’evento “terremoto”. In altri termini, come del resto ipotizzato dall’Accusa nella parte finale del capo di imputazione, agli imputati si rimprovera di avere tenuto una condotta “attiva”, “commissiva”, di avere detto ciò che per regola prudenziale cautelare non avrebbero dovuto dire.

Come sostiene nel libro "Parola di scienza" l'antropologo culturale Antonello Ciccozzi, incaricato dal Tribunale dell’Aquila di fornire una consulenza che analizzasse la comunicazione scientifica fornita dai membri della Commissione Grandi Rischi nei giorni precedenti il terremoto del 6 aprile 2009, e il modo in cui questa comunicazione è stata percepita e tradotta in comportamenti da parte della popolazione.

Il dipartimento di protezione civile, in altre parole, è venuto meno ad uno dei suoi compiti fondamentali: la prevenzione dei rischi. Cos'altro significa 'protezione civile'? Non può dimenticarlo, Franco Gabrielli, oggi a capo del dipartimento e ieri prefetto della città colpita dal sisma.
E, dunque, più che sterili polemiche ci si aspetterebbe che la protezione civile fosse in grado di risolvere, con l'amministrazione, "problemi organizzativi dell’associazione di volontariato" che avrebbero impedito di organizzare, anche a L'Aquila, una importante iniziativa di sensibilizzazione. Cosa che, in effetti, è successa. 

"Mi fa specie che quattro anni dopo il terremoto sia necessaria un’iniziativa del Dipartimento nazionale per parlare di rischio sismico a L’Aquila", scrive Gabrielli. Dovrebbe fargli ancor più specie che, in quattro anni, la protezione civile - che ha questa vocazione - non sia stata in grado di organizzare iniziative di prevenzione e sensibilizzazione. Colpa dell'amministrazione? Anche, senza dubbio. E' ora che la Giunta si muova con serietà sui temi della sicurezza. Il dipartimento, però, non ha mancato di dimostrare negli anni di poter superare e risolvere (?) eventuali difficoltà della politica. Franco Gabrielli dovrebbe saperlo.

 

Ultima modifica il Venerdì, 27 Settembre 2013 14:35

Articoli correlati (da tag)