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Martedì, 20 Dicembre 2016 22:13

Sanità, bene pubblico, vecchia politica: oltre la polemica su Neurochirurgia

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Si trattasse soltanto di 'campanile'; la battaglia che si è scatenata intorno ai reparti di Neurochirurgia, tra L'Aquila e Avezzano, ha il sapore della vecchia politica, invece, altro che terza repubblica, delle piccole clientele elettorali che, lungi dall'occuparsi del bene comune, arraffano consensi 'gridando' alla pancia della gente. Clientelismo dunque, non campanilismo; il corpo elettorale che decide il destino di questo o quel politico, in fondo, è considerato un cliente cui vendere un prodotto ben confezionato anche se, scartato il pacco, della promessa non resta nulla.

D'altra parte, in Consiglio regionale 'funziona' più o meno così, da quarant'anni: i consiglieri sono spesso espressione di un gruppo di elettori definiti localmente, e rispondono a loro soltanto, anche quando significa operare avverso scelte di buon senso, avverso l'interesse comune inteso come territorio regionale da tutelare e, se possibile, valorizzare.

Si pensi al piano di riordino territoriale della sanità, e così torniamo alla vicenda delle Neurochirurgie. Come noto, il cosi detto decreto Lorenzin - varato nel 2013 - stabilisce una riorganizzazione sanitaria generale volta a "ottimizzare le risorse" e diminuire la parcellizzazione dei servizi su base territoriali; gli ospedali vengono classificati in ordine crescente, in base al bacino di utenza e alle funzioni: ospedali di base, di primo livello e di secondo livello, i veri e propri hub ad alta intensità di cura dove si concentrano le specialistiche tempo-dipendenti, la rete dell'ictus celebrale, quelle dell'emergenza cardiologica e del trauma grave per intendersi.

Chiaro, no? Ebbene, in Abruzzo le reti tempo-dipendenti sono frammentate sui quattro ospedali delle città capoluogo; dunque, non ci sono hub di secondo livello. A dirla in breve: se si volesse realizzare un ospedale di secondo livello nelle aree interne, sarebbe necessario trasferire al San Salvatore la cardiochirurgia che, al momento, è al nosocomio di Teramo, oppure spostare al Mazzini la neurochirurgia aquilana. E così, sulla costa: realizzare un hub di alta specializzazione significherebbe trasferire la cardiochirurgia da Chieti a Pescara o, al contrario, la Stroke unit, l'Unità emergenza Ictus, dall'Ospedale civile dello Spirito Santo al Santissima Annunziata.

Ma la politica, quando vuole, sa lavorare di gran fantasia: nel Piano sanitario regionale 2016-2018 approntato dalla Giunta regionale, dunque, si è deciso di "sperimentare" un ospedale di secondo livello tra Chieti e Pescara, con la "fusione operativa" dei due nosocomi. Questione di tempi, ha spiegato l'assessore regionale Silvio Paolucci: "Gli ospedali di Chieti e Pescara distano tra loro circa 15 minuti; al contrario, i nosocomi delle aree interne sono distanti 40 minuti". Per questo, la possibile fusione tra L'Aquila e Teramo è andata in deroga ad un "futuro" studio di fattibilità che, probabilmente, non verrà istruito mai. 

Si sa, nelle aree costiere si concentra il maggior numero di votanti e, dunque, quei territori esprimono, di solito, consiglieri regionali, assessori e persino presidenti; poco tempo, invece, e il debole dissenso delle aree interne si è sopito. Così, l'ospedale San Salvatore - oggi - è un presidio di primo livello con "funzione" di hub, seppure, tecnicamente, non significhi nulla. Tuttavia, è chiaro che si configura come un dipartimento di emergenza e accettazione; dunque, unità operative complesse come la Neurochirurgia è previsto restino operative; così come a Teramo resta in piena funzione la Cardiochirurgia, per intendersi. Altrettanto chiaro è che ospedali di base, come quello di Avezzano, mantengano il servizio di Neurochirurgia, non l'unità operativa, senza posti di degenza. Così è stato stabilito, nel Piano sanitario regionale 2016-2018; così vorrebbe la logica della riorganizzazione che, piaccia o no, è stata varata dal Governo e recepita da Regione Abruzzo.

Ora, il servizio ad Avezzano è "momentaneamente" sospeso per mancanza di personale e questo, nei mesi scorsi, ha scatenato giuste polemiche dei cittadini e, di riflesso, dei potenti politici locali - perché i politici della Marsica sono piuttosto potenti - che hanno portato alle dimissioni, poi ritirate, di Renato Galzio, primario della Neurochirurgia del San Salvatore, accusato di essere il carnefice del reparto nel nosocomio marsicano. Evidentemente, non si è stati in grado di spiegare il senso, e i motivi, che attengono alla riorganizzazione; non si è stati in grado di far capire ai cittadini che le porte chiuse a Neurochirurgia di Avezzano dipendono da altro, non dal piano di riorganizzazione della sanità. Più facile gridare al complotto, allo scippo; tant'è vero che il Consiglio regionale ha votato una mozione bipartisan (coi voti di destra e sinistra, persino di esponenti del Partito Democratico) - primo firmatario il forzista Emilio Iampieri - per stimolare alla ripresa delle attività nel reparto. E il Comitato ristretto dei sindaci - riunito nei giorni scorsi a Castel di Sangro - ha discusso anche di questo; di riattivare il servizio e, sia chiaro, senza posti letto.

A quel punto, però, i politici da piccola clientela elettorale - non dimenticate che, a primavera, si vota a L'Aquila come ad Avezzano - hanno rivendicato il risultato, promettendo chissà cosa; e persino uno stimato dirigente della Asl, Roberto Mastrostefano, fondatore della Neurochirurgia di Avezzano con l'allora primario Maurizio Fontana, ha deciso di cavalcare l'onda emotiva della politica dei piccoli annunci arrivando a paventare la chiusura dell'unità operativa complessa dell'Aquila col trasferimento del reparto ad Avezzano.

Una possibilità che non è, e non è mai stata, sul tavolo della discussione. Almeno, così affermano il manager Rinaldo Tordera, l'assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, il consigliere Pierpaolo Pietrucci e altri.

Tanto è bastato, però, a scatenare un altro vespaio di polemiche, a L'Aquila stavolta, col capogruppo di Forza Italia (lo stesso partito di Iampieri) in Consiglio comunale, Guido Quintino Liris, a gridare al 'furto' e il bailamme di reazioni che ne sono seguite. Fino a stamane, con la notizia che Renato Galzio sarebbe, di nuovo, sul punto di dimettersi, seppure non abbia ancora formalizzato la decisione.

A dire che un'eccellenza della sanità abruzzese, italiana anzi, che ha diretto con competenza un reparto apprezzato e funzionale, la Neurochirurgia dell'Aquila, potrebbe essere 'sacrificato' sull'altare della piccola clientela politica, che segue gli umori, i mal di pancia, e che non si occupa, invece, del bene comune dei territori, di disegnare una riorganizzazione condivisa - dei reparti così come della medicina territoriale - che possa davvero rispondere alle esigenze dei cittadini, di tutti i cittadini, degli abruzzesi.

Funziona allo stesso modo anche per quel che attiene alla riorganizzazione della geografia della giustizia regionale, con la paventata chiusura dei piccoli Tribunali. Non cambia nulla.

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