Venerdì, 31 Marzo 2017 11:28

Ricostruzione, si allarga inchiesta 'Caronte': altri 9 indagati a piede libero

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Spuntano altri nove indagati a piede libero nell'ambito dell'inchiesta 'Caronte' condotta della Procura distrettuale antimafia dell'Aquila; si tratta di Michele Bottalico, 53 anni, di Nereto (Teramo), geometra della società Edilstella; Pietro Cavagnuolo, 55, di Casaluce (Caserta), operaio; Francesco Marrandino, 56, di Cesa (Caserta) ma residente a Castel di Sangro, di fatto gestore della Edil Gap; Giuliano Marrandino, 26, di Aversa (Caserta), ma residente a Castel di Sangro, socio della Edil Gap; Arturo Narducci, 51, di Poggio Picenze (L’Aquila), direttore generale della Taddei Spa; Sabatino Sette, 35, di Pizzoli (L’Aquila), geometra della Taddei Spa; Alessandro Spinelli, 29, di Roccascalegna (Chieti), dipendente della Edilrocca; Antonio Villamarino, di Taverola, operaio; Imane Khamriche, 31, originaria del Marocco.

Si aggiungono ai nove indagati già sottoposti a misure cautelari: quattro imprenditori sono finiti ai domiciliari, Salvatore Tessitore, 38 anni, e Vincenzo Tessitore, 41, dell'omonima ditta, che ha l'interdittiva antimafia della prefettura; Raffaella Testa, 38, moglie di uno dei due; Luigi Lama, 37, sempre della ditta Tessitore; le misure cautelari di divieto temporaneo di esercitare attività professionali o imprenditoriali per 6 mesi, invece, riguardano cinque imprenditori ma non le loro ditte. In provincia dell'Aquila, gli imprenditori sono Carlo Taddei, 64, patron del Gruppo Edimo, e il figlio Danilo Taddei, 41, amministratore della Taddei Spa. Sempre in provincia dell'Aquila, Antonio Marandino, 33 anni, della Edil Gap, ditta di Castel di Sangro e originaria di Caserta, oggetto di interdittiva antimafia. In provincia di Chieti Giovanni De Laurentiis, 51, titolare della Edilrocca. In provincia di Ascoli Piceno, Giovanni Di Pasquantonio, 55, amministratore delegato della Edil Stella. Per le ditte destinatarie di interdittiva, i contratti di ricostruzione post-terremoto sono sospesi. Per le imprese i cui amministratori sono stati sospesi potranno continuare a lavorare, in quanto le misure cautelari sono a livello personale.

Dai documenti, emerge che gli operai vessati sarebbero una settantina, mentre la somma delle trattenute allo stipendio dei lavoratori da parte degli imprenditori delle due società ammontano a circa 200mila euro.

Stando all'indagine coordinata dai Pm David Mancini e Roberta D'Avolio, i dipendenti venivano costretti ad accettare costanti violazioni della normativa relativa all'orario di lavoro, al riposo settimanale e alle ferie, nonché violazioni della normativa in materia di sicurezza sul lavoro, in particolare, alterando attestati relativi a corsi di formazione che i dipendenti avrebbero dovuto frequentare per le specifiche lavorazioni alle quali venivano adibiti. Inoltre, i proprietari delle due aziende finite nei guai con l'accusa di caporalato avrebbero pagato gli stipendi su bancomat e carte prepagate, delle quali avevano i pin, tanto da ritirare le somme e consegnare ai dipendenti somme nettamente più basse.

L’inchiesta è nata dopo la denuncia di un operaio vessato. I quattro imprenditori finiti ai domiciliari sono accusati proprio di aver estorto anche con intimidazioni soldi ai dipendenti, mentre quattro dei cinque che hanno avuto la sospensione sono accusati di aver fatto lavorare con subappalti due aziende; il quinto è titolare di un'impresa oggetto di interdittiva antimafia i cui contratti sono stati risolti.

Ultima modifica il Venerdì, 31 Marzo 2017 15:30

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