Lunedì, 21 Ottobre 2013 16:32

Processo per il presidio alla Regione: "I cancelli non dovevano essere chiusi"

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Un momento della testimonianza di Stefania Pezzopane Un momento della testimonianza di Stefania Pezzopane

Sì è svolta stamane la terza udienza nel processo ai fatti contestati durante la manifestazione dentro e fuori la sede del Consiglio Regionale a L'Aquila il 23 dicembre 2010. In quel pomeriggio pre-natalizio, centinaia di aquilani entrarono dentro il Palazzo dell'Emiciclo per protestare contro il mancato rinvio della sospensione della restituzione dei tributi non versati dopo il sisma. L'accusa, per quattro aquilani, è di danneggiamento (del cancello antistante l'Emiciclo) e occupazione. Gli imputati chiaramente contestano il danneggiamento dei cancelli del palazzo e anche il reato stesso di occupazione, che fu "chiaramente a fini dimostrativi".

A testimoniare stamane un agente della Digos dell'Aquila, chiamato dall'accusa, e diversi teste chiamati dagli avvocati della difesa: la presidente del Comitato “Parenti delle Vittime della Casa dello StudenteAntonietta Centofanti, la senatrice Stefania Pezzopane, l'ex deputato Giovanni Lolli, il fotografo Marco D'Antonio e Sara Vegni, presenti alla manifestazione.

L'agente di polizia ha sostanzialmente raccontato il contesto dal quale nacque l'evento contestato, ricordando addirittura che i manifestanti, dopo un'assemblea in Piazza Duomo, “giustamente si diressero verso la sede regionale”. E' stato poi il turno dei testimoni chiamati dalla difesa. Antonietta Centofanti ha sottolineato come a quell'ora (le 18.30 circa) i cancelli antistanti il Palazzo dell'Emiciclo sarebbero dovuti essere aperti, in quanto gli uffici regionali chiudevano quel giorno alle ore 19. Un aspetto evidenziato e riferito anche da Giovanni Lolli: “Per il ruolo pubblico che ho ricoperto in questi anni, mi è successo diverse volte di 'accompagnare' cittadini e associazioni presso le sedi istituzionali” ha dichiarato di fronte al giudice onorario Angelo Caporale “ma mai mi era capitato di trovare tutto volutamente chiuso. Volevamo solo incontrare Gianni Chiodi, che allora era Commissario governativo, e quindi il massimo riferimento del governo in città, quello che avrebbe dovuto portare le istanze della cittadinanza a Roma”. Una volta arrivati al Palazzo dell'Emiciclo, però, Chiodi non c'era: “Erano presenti solo il vicepresidente del Consiglio Regionale Giovanni D'Amico e l'assessore Gianfranco Giuliante”, ha dichiarato Lolli.
La testimonianza della senatrice (allora Presidente della provincia dell'Aquila) Stefania Pezzopane è dello stesso tono: “Non ho visto scardinamenti di nessun tipo, né alcuna violenza. Dall'idea che mi feci, il cancello della Regione fu aperto da dentro e furono lasciati passare i circa duecento manifestanti”. Versione che si sposa a pieno con quelle degli altri teste ascoltati oggi, Marco D'Antonio e Sara Vegni.

Durante l'ultima udienza, Caporale aveva manifestato l'intenzione di voler emettere la sentenza proprio oggi, ma la PM Ilaria Prezzo, dopo una discussione con il giudice stesso, è riuscita a inserire altri due testimoni dell'accusa, che saranno ascoltati il prossimo 18 novembre. Si tratta di Salvatore Fabrizio (guardia privata in servizio quel giorno all'ingresso dell'Emiciclo) e di Paolo Costanzi, direttore amministrativo della Regione Abruzzo, firmatario del preventivo di riparazione del motore del cancello, oggetto del presunto danneggiamento. Stando a quanto dichiarato dal giudice oggi, il 18 novembre dovrebbe essere emessa anche la sentenza.

Quando si approfondisce su questo e su altri processi che coinvolgono il movimento che a L'Aquila si attivò nel 2010, è importante sempre contestualizzare. Quella manifestazione, quel periodo e quella istanze portarono al rinvio di un anno delle tasse per le zone terremotate. Infatti, proprio in quei giorni il governo Berlusconi si impegnò a prorogare di altri sei mesi l'inizio della restituzione dei tributi, reinserendo la norma nel “decreto milleproroghe”. E' un dato 'di contesto' politico di cui dovrebbe tener conto anche la Procura, che dopo aver rinviato a giudizio 57 persone in 5 processi diversi, ha ricevuto il primo 'benservito' con l'assoluzione piena per tutti gli imputati nel grottesco “processo alle carriole”.

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