Sabato, 05 Agosto 2017 19:34

Incendio Gran Sasso: bruciati mille ettari di bosco, aperta inchiesta. Legambiente: "Tragedia annunciata"

di  Roberto Ciuffini e Mattia Fonzi
Incendio Gran Sasso: bruciati mille ettari di bosco, aperta inchiesta. Legambiente: "Tragedia annunciata" Foto Silvia Baccella

Sono già mille gli ettari di bosco bruciati nell'incendio che da ieri sta interessando la zona di Font Vetica, nella piana di Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

A causa del vento, della siccità e delle alte temperature, il fronte del fuoco si è spostato, da questa mattina, verso il versante pescarese, nella zona del Vado di sole, nel comune di Farindola, e ora minaccia la cima del monte Siella, dove l'inverno scorso si staccò la valanga che ha spazzato via l'hotel Rigopiano.

Gravissimo il danno ambientale: il fuoco ha distrutto tutto, in una zona ricca di flora e fauna nel cuore del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Lag

Sul posto continuano a lavorare le squadre dei vigili del fuoco, carabinieri, agenti della guardia forestale, volontari e mezzi aerei ma sembra che le fiamme si siano propagate in zone particolarmente impervie, non raggiungibili nemmeno dai canadair. Le fiamme sono chiaramente visibili da tutta la provincia di Pescara.

Aperta un'inchiesta per incendio colposo, identificate sei persone

La Procura della Repubblica dell'Aquila, intanto, ha aperto un'inchiesta per incendio colposo.

Sono sei, finora, le persone identificate. Sarebbero loro ad aver provocato accidentalmente l'incendio. Le fiamme sarebbero partite da un barbecue usato in una zona dove sulla carta era vietato accendere fuochi. L'indagine è affidata al pubblico ministero Simonetta Ciccarelli.

Nel primo pomeriggio di ieri, quando le fiamme sono divampate nella piana tra Fonte Vetica e Fonte Macina, era in corso l'annuale rassegna degli ovini. Quando è scoppiato l'incendio, nella piana c'erano circa 30 mila persone.

Fonte Vetica incendio 3

Sindaco di Farindola: "Si richia catastrofe"

"Si rischia una catastrofe ambientale: le fiamme sono sopra al canalone della valanga e se dovessero scendere, vista la presenza di tantissima legna secca, troverebbero la strada spianata, con un effetto candela".

Lo ha riferito all'Ansa il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, a proposito dell'incendio sul Gran Sasso, sottolineando come, dopo la tragedia dell'hotel Rigopiano, travolto e distrutto dalla valanga a gennaio, il territorio potrebbe vivere una catastrofe di tipo ambientale.

Polemiche per mancata prevenzione

Intanto infuriano polemiche per la mancata prevenzione. Sembra, infatti, che, nonostante il caldo e la siccità di questi giorni (che non hanno risparmiato nemmeno le zone di alta montagna) e malgrado si attendesse la presenza di decine di migliaia di persone, non siano state predisposte misure di sicurezza particolari, come la presenza di mezzi antincendio leggeri (jeep, pick-up) o divieti più stringenti di accensione di fuochi e barbecue. Nei giorni scorsi la Stazione ornitologica abruzzese, un'associazione ambientalista, aveva lanciato un allarme sui pericoli connessi a "comportamenti insostenibili" di cui spesso si rendono protagonisti molti avventori d questo tratto di montagna, ricadente nel Parco nazionale del Gran Sasso. Polemiche anche perché molte persone hanno seguitato a mangiare e a divertirsi anche dopo che l'incendio si era propagato fino alla montagna.

Fonte Vetica incendio 4


Legambiente: "Una tragedia annunciata"

Il Circolo Legambiente Abruzzo Beni Culturali, esprime la sua più profonda preoccupazione per quanto sta accadendo nella zona di Fonte Vetica - Vado di Sole. Come spesso accade in Italia, la prevenzione lascia il posto all'emergenza. 

L'incendio della prateria e della pineta di Fonte Vetica, aveva dato i suoi "segnali precursori" e gli ingredienti per confezionare il disastro erano sotto gli occhi di tutti: clima arido da mesi, temperature di 10 gradi sopra la norma da settimane, mancanza di applicazione delle regole in un'area spesso frequentata di incivili (vedi arrosticinentrefen) o da semplici avventori che ignorano le norme di un Ente Parco la cui capacità di gestione, a questo punto, lascia più di un dubbio. 

A dare l'allarme di una condizione di stress, almeno di quell'area, erano stati in molti e già un paio di settimane fa si era evitato il disastro con l'incendio del rifugio San Francesco, che solo grazie al fatto che fosse su bordo strada ha permesso un rapido contenimento delle fiamme da parte dei vigili del fuoco. 

Tutto ciò non è bastato a far capire a agli Enti che hanno concesso lo svolgimento di una manifestazione in quell'area, che forse sarebbe stato opportuno adottare misure di prevenzione idonee non solo ad evitare un incendio disastroso, ma anche che dessero un segnale di cambiamento di rotta dopo le polemiche delle ultime settimane in merito ad uno sfruttamento turistico della montagna, che è lontano da quello che andrebbe praticato in un'area Parco Nazionale.  A noi della Legambiente, come a molti, la maggior parte, dispiace molto.

Legambiente ribadisce che un turismo rispettoso delle natura (poche semplici regole) sia possibile e che le nostre montagne, il nostro Parco Nazionale, non meritano di essere trattate in questo modo.  Adesso qualcuno, in quella landa desertica che è diventata la piana incendiata, potrà inviare il capro espiatorio, magari addossando le responsabilità solo ai qual malcapitato che sì, ha acceso la miccia, ma di una bomba confezionata da altri.

In Abruzzo un'altra giornata da bollino rosso

Quella di sabato è stata un'altra giornata nera in Abruzzo per gli incendi.

Particolarmente colpito l'Aquilano, con tre roghi divampati nel giro di poche ore. Oltre a Fonte Vetica, in mattinata era tornata a bruciare la montagna di Aragno. Dopo una giornata di tregua, quella di venerdì, in cui era sembrato che l'incendio si fosse fermato, le fiamme hanno ripreso vigore, complici le alte temperature e anche il vento.

Nel pomeriggio un altro incendio si è sviluppato anche all'Aquila, su viale della Croce Rossa, nel cuore della città, dove ha preso fuoco un prato di sterpaglie situato alle spalle di alcuni esercizi commerciali (foto sotto).

incendio viale croce rossa

Situazione difficile anche a Brittoli, in provincia di Pescara, dove un incendio di sterpaglie e sottobosco è divampato in località Peschiole. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del comando provinciale di Pescara. L'area interessata dalle fiamme è abbastanza estesa.

Il rogo, che si è propagato rapidamente a causa del vento e del caldo, minaccia alcuni edifici presenti nella zona e per questo è entrato in azione anche l’elicottero dei vigili.

In mattinata, un altro incendio si era sviluppato nelle campagne di San Valentino in Abruzzo Citeriore, sempre nel Pescarese. In questo caso le fiamme sono state domate dopo poche ore.

Ultima modifica il Domenica, 06 Agosto 2017 20:24

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