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Mercoledì, 27 Giugno 2018 17:08

L'Aquila, bagarre in Commissione su quote Cogesa acquisite da Asm

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Sull'orlo di una crisi di nervi.

Da mesi, la maggioranza di centrodestra al governo della città è attraversata da tensioni interne che, oramai, emergono con puntuale regolarità e non lasciano affatto tranquilli, considerato pure che, a scatenarle, è una gestione amministrativa confusa e pasticciata, per non dire altro.

L'ultimo episodio, nel pomeriggio: in Commissione Bilancio, era prevista la discussione sull'acquisizione indiretta, tramite la partecipata Asm, di quote del Cogesa, società che si occupa dello smaltimento dei rifiuti in 62 comuni della provincia dell'Aquila e di Pescara. Sul tavolo, la proposta deliberativa di Giunta comunale n. 182 del 28 maggio 2018 [puoi leggerla qui]. E' finita con l'assessore Carla Mannetti costretta a ritirare il provvedimento, incalzata dai consiglieri d'opposizione e dal capogruppo del suo stesso partito, Giorgio De Matteis, che ha persino chiesto la convocazione di una Commissione garanzia. Angelo Mancini ha 'invitato' l'assessore a dimettersi. 

La vicenda, però, investe anche il sindaco Pierluigi Biondi e la dirigente del settore Ilda Coluzzi che ha tentato una debolissima difesa d'ufficio. 

Ma andiamo con ordine. 

Cosa prevedeva la delibera di Giunta comunale portata all'attenzione della Commissione bilancio? Leggiamo dal deliberato: autorizzare la società Asm spa ad acquistare quote della società Cogesa spa al solo fine di sottoscrivere un contratto di servizi che gli consenta di spuntare un prezzo per il trattamento dei Rifiuti Urbani Indifferenziati migliore rispetto a quello attualmente sostenuto e comunque competitivo considerato il mercato di riferimento; di limitare l’acquisito alla sole azioni necessarie ad ottenere una riduzione dei costi relativi al trattamento dei Rifiuti Urbani Indifferenziati; di trasmettere copia del presente provvedimento al Settore Bilancio e Razionalizzazione e alla Segreteria Generale, per quanto di rispettiva competenza; di trasmettere infine la seguente Deliberazione agli Organi Amministrativi della Società ASM Spa per gli atti conseguenti

Tutto chiaro?

Il Consiglio comunale era chiamato ad autorizzare l'Asm all'acquisto di quote del Cogesa e, nella sostanza, il provvedimento sarebbe stato pure condivisibile; innanzi ad un piccolo investimento - si è parlato informalmente di una sola quota, per 1.500 euro circa - l'amministrazione avrebbe ottenuto un risparmio importante - si è ipotizzato fino a 200 mila euro - sul trattamento dell'indifferenziato. 

E dunque? 

In realtà, nella proposta di delibera illustrata da Carla Mannetti non era chiarita né l'entità dell'investimento iniziale, si parlava genericamente di quote, né del risparmio ipotizzato e tantomeno era indicato come sarebbe stato investito l'eventuale avanzo, se diminuendo i trasferimenti straordinari che, ogni anno, il Comune dell'Aquila assicura ad Asm - 14.5 milioni di euro - o potenziando la raccolta differenziata. Non solo. Non ci si era neanche informati sullo stato di 'salute' del Cogesa che non pare proprio rassicurante, considerato pure che i comuni di Sulmona e Pratola Peligna hanno sollevato perplessità sul controllo analogo della legittimità di bilancio che - a parer loro - non sarebbe stato svolto correttamente. 

Incalzata dai consiglieri Paolo Romano e Giustino Masciocco, Mannetti non ha saputo dare risposte. 

Ma non finisce qui.

Infatti, nel corso della Commissione si è appreso che l'Asm aveva già acquisito quote del Cogesa, alla fine di gennaio 2018, e senza l'autorizzazione vincolante del Consiglio comunale; ebbene, l'amministratore unico Francesco Rosettini avrebbe confermato di essere stato autorizzato all'acquisto dal socio unico, il Comune dell'Aquila: dunque, a dare il via libera deve essere stato il sindaco Pierluigi Biondi che, all'epoca dei fatti, deteneva la delega alle società partecipate. Ma come, vi starete chiedendo: alla fine di giugno viene portata in Commissione bilancio una delibera, che doveva poi arrivare al voto del Consiglio comunale, approvata dalla Giunta un mese prima, e che avrebbe dovuto autorizzare l'Asm a comprare quote del Cogesa che, in realtà, erano già state acquistate 6 mesi fa?

E' andata proprio così. 

Una presa in giro del Consiglio comunale e delle sue funzioni. 

Messa innanzi alla prova dei fatti, l'assessore Mannetti che, a dire il vero, è subentrata soltanto alla metà di maggio nella gestione delle partecipate e, evidentemente, non conosceva affatto la vicenda, ha chiesto una breve sospensione della seduta per interloquire a telefono col primo cittadino; rientrata in aula, ha proposto di emendare il testo del deliberato: in sostanza, il Consiglio comunale non avrebbe dovuto più autorizzare l'acquisto delle quote ma ratificarlo. Una pezza peggiore del buco. E che dimostra, d'altra parte, come fosse ben chiaro all'esecutivo comunale che, in realtà, le quote del Cogesa erano già state acquisite. 

E' chiaro come l'atto portato in Commissione e approvato dalla Giunta il 28 maggio 2018 fosse, sostanzialmente, falso. Ecco il motivo per cui, alla fine della discussione, Mannetti è stata costretta a ritirarlo con De Matteis che ha chiesto la convocazione della Commissione garanzia. 

C'è di più. 

Come chiarito dal consigliere Paolo Romano, il testo unico sulle partecipate - all'articolo 20 punto 2 lettera c - recita testualmente: i piani di razionalizzazione, corredati di apposita relazione tecnica, sono adottati ove, in sede di analisi, le Pubbliche amministrazioni rilevino partecipazioni in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate o da enti pubblici strumentali; ebbene, parrebbe proprio questo il caso.

Inoltre, all'articolo 26 della delibera di Consiglio comunale 20/2018 - il regolamento sul controllo analogo delle società partecipate, voluto proprio dal sindaco Biondi - si legge: ai sensi dell'art. 5 del d.lgs 175/2016, in caso di costituzione di una società a partecipazione pubblica o di acquisto di partecipazioni, anche indirette, in società già costituite, lo schema di atto deliberativo di costituzione d'acquisto sarà pubblicato per almeno 15 giorni sull'albo pretorio del Comune al fine di ricevere proposte migliorative. Le eventuali proposte saranno valutate dalla Giunta entro 30 giorni dal ricevimento. Non è accaduto, evidentemente. 

E d'altra parte, pure se la Commissione - e poi il Consiglio comunale - avessero approvato la delibera, sarebbe scattato il controllo dovuto della Corte dei Conti che avrebbe notato, di certo, che l'atto, in realtà, autorizzava una acquisizione ex post. 

Davvero un brutto pasticcio, una vicenda incredibile che rischia di avere riverberi pesanti per l'amministrazione comunale e per l'Asm.

Il chiarimento di Rosettini… e i dubbi che aumentano

L'amministratore unico di Asm ha inteso chiarire alcuni aspetti della vicenda.

"L'Asm ha acquistato una quota del Cogesa (non il contrario) su espressa delega della Assemblea dei soci che conferiva al sottoscritto (quale amministratore molto pro-tempore) tale facoltà", le sue parole che, in sostanza, confermano ciò che abbiamo spiegato, e cioé che l'acquisizione era già stata formalizzata. 

"L'Asm, dunque, è stata formalmente autorizzata a tale operazione", aggiunge Rosettini. E anche questo, lo avevamo scritto.

Tale operazione - ad avviso di Rosettini - pur soggetta a controllo analogo non avrebbe necessitato, però, di una specifica deliberazione del Consiglio Comunale.

E dunque, ci chiediamo: avesse ragione l'amministratore unico di Asm, come mai la Giunta comunale, il 28 maggio 2018, ha approvato una delibera per autorizzare Asm all'acquisizione di quote del Cogesa che, in realtà, erano già state acquisite? Se il parere del Consiglio comunale non era necessario, che senso aveva approvare la delibera che, poi, ha iniziato l'iter in Commissione per approdare al voto dell'assise civica? 

Si potrebbe dire che non solo la delibera avrebbe dovuto autorizzare un provvedimento già assunto sei mesi prima, ma non era neanche necessaria. Ancor più incredibile, a leggerla così. 

Ciò detto, Rosettini rivendica la bontà della sostanza del provvedimento: "una società pubblica, con una spesa inferiore a 2.000 euro (una tantum), otterrà un risparmio di oltre 200.000 euro annui sulla tariffa pagata per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati. Non mi sembra poco", e, di nuovo, l'avevamo scritto. Se non fosse, però, che anche i provvedimenti di buon senso dovrebbero seguire un preciso iter amministrativo. 

Ultima modifica il Giovedì, 28 Giugno 2018 14:40

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