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Sabato, 14 Dicembre 2013 15:22

Consumo di suolo, via libera al disegno di legge. Un'occasione per L'Aquila

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"Via libera definitiva al disegno di legge per il contenimento del consumo del suolo". Lo annuncia su twitter il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando. "Siamo di fronte ad una svolta per l'uso del suolo nel nostro paese: si potrà costruire solo se si riutilizza e questo in un paese in cui si è costruito a prescindere delle esigenze è un paletto importantissimo". Così il ministro ha illustrato il ddl sul consumo del suolo appena approvato in Consiglio dei ministri.

Sarà vero? Queste nuove norme potranno rappresentare un momento di svolta per il nostro Paese?

In questi ultimi anni si sono moltiplicati in tutta Italia i movimenti impegnati per la lotta al consumo di territorio e alla tutela dell’ambiente, anche uniti in reti come il “Forum Salviamo il Paesaggio, difendiamo i territori”.
Definizione di "superficie agricola" e “consumo di suolo” e relative restrizioni, riuso e rigenerazione urbana, divieto di utilizzo, se non per uso agricolo, dei terreni che usufruiscono di aiuti statali, incentivi al recupero del patrimonio rurale. Questi i punti principali del rigido disegno di legge. Si tratta di un piano a lungo termine ovviamente, che prevede di giungere al consumo di suolo ‘zero’ nel 2050 (articolo 3, comma 1). Si tratta dell'obiettivo indicato dalla Commissione europea e che il governo ha accolto.

L’applicazione della legge e i risultati prodotti saranno puntualmente valutati da un comitato del ministero delle Politiche agricole, composto da rappresentanti del ministero dell'Ambiente, delle Politiche Agricole, Beni Culturali, Infrastrutture, presidenza del consiglio dei ministri, Protezione Civile, Istat, Ispra e rappresentanti di Regioni, Comuni e Province. Il comitato dovrà, fra le altre cose, produrre un rapporto annuale sul consumo di suolo in Italia.

Ai comuni e alle province che avviano azioni concrete nell’ambito del nuovo ddl sarà anche attribuita priorità nella concessione di finanziamenti statali e regionali eventualmente previsti in materia edilizia.

Infine è prevista l'istituzione di un registro al ministero delle Politiche agricole per i comuni 'virtuosi', il risanamento di complessi edilizi nei centri storici, interventi di qualificazione dell'ambiente e del paesaggio, anche con l'obiettivo di mettere in sicurezza le aree esposte a rischio idrogeologico, soprattutto quelle più esposte a eventi meteorologici estremi.

Un punto da non sottovalutare date le continue emergenze che il territorio nazionale subisce: alluvioni e frane sono nella maggior parte dei casi dovute alla folle espansione edilizia che ha caratterizzato le nostre città negli ultimi decenni. E L’Aquila ne è un esempio eclatante: anche nella nostra città non sono mancate in questi anni manifestazioni di dissenso per la speculazione e l’eccessivo consumo di suolo portati avanti dopo il sisma del 2009, a cui si aggiungono richieste d’aiuto da parte di agricoltori e allevatori a cui ogni giorno sono sottratti terreni tramite espropri pagati chissà quando e acquisti a pochi soldi a cui non ci si può sottrarre dato il periodo di grande difficoltà economica.

Troppo spesso all’Aquila ci si è trovati davanti a lavori di costruzione invece che di RIcostruzione. Strutture edificate ex-novo accanto a schiere di capannoni industriali in stato d’abbandono, costruzione di nuovi nuclei in terreni agricoli e interventi pubblici e privati sorti qui e lì in via provvisoria, trasferibili in futuro chissà dove, comunque su altro suolo “consumato”.

Il risultato è una città dove diverse analisi, spesso non prese in considerazione, hanno mostrato il paradossale sovrannumero di edifici abitativi rispetto alla densità di popolazione. Un problema passato sotto silenzio che ci troveremo ad affrontare, non senza criticità, in futuro.

La città dell’Aquila dunque, alla luce di questo nuovo ddl, potrebbe porsi un obiettivo, che presuppone un evidente cambiamento di rotta nei modelli perseguiti: entrare in questo registro di comuni ‘virtuosi’ dimostrando che è possibile ricostruire un territorio, situato nell’area tra due importanti Parchi, all’insegna di criteri rispettosi dell’ambiente ponendo al centro un’adeguata pianificazione paesaggistica e un reale sviluppo turistico invece che i soliti vecchi miti che anche la popolazione mostra quotidianamente di non condividere.

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