Stampa questa pagina
Lunedì, 24 Settembre 2018 15:20

Completato il restauro di Palazzo Pica Alfieri. Il 29 settembre l'inaugurazione

di 

E' tornato visibile nel suo splendore, dopo il lungo restauro seguito al terremoto del 2009, Palazzo Pica Alfieri, uno degli edifici più prestigiosi della città e sede storica della libreria Colacchi. L'apertura al pubblico è prevista sabato 29 settembre, a partire dalle 17. L'inaugurazione sarà accompagnata dal vernissage della Mostra antologica dell'artista aquilano Vincenzo Bonanni. L'esposizione, che si articolerà in tre diversi percorsi allestiti nelle porzioni più raprresentative del Palazzo, propone 250 opere che ripercorrono i primi dieci anni di attività del pittore ed artista.

A presentare il restauro, in una conferenza stampa svoltasi proprio nei locali ex libreria Colacchi, al piano terra di Palazzo Pica Alfieri, oltre a Vincenzo Bonanni, la parlamentare dem Stefania Pezzopane, l'assessore del Comune dell'Aquila Alessandro Piccinini, l'ingegnere Marco Del Beato, della ditta che ha eseguito i lavori, e Alessandra Vittorini e Antonio Di Stefano della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città dell'Aquila e i comuni del Cratere. Presente anche il Marchese Fabrizio Pica Alfieri che detiene ancora la proprietà delle porzioni più rappresentative e meno alterate dagli interventi pregressi.

ANTOLOGICA BONANNI

"Assistiamo alla riscoperta di una L'Aquila barocca, una presenza superata negli anni ma che questi restauri stanno riscoprendo -le parole della Soprintendente Alessandra Vittorini che ha inteso sottolineare come la mostra Antologica di Vincenzo Bonanni, visitabile fino al 4 novembre nei locali del piano nobile del Palazzo Pica Alfieri, sia sintomatica di una contaminazione con l'arte contemporanea che, a vari livelli, sta caratterizzando il processo di ricostruzione. "Dall'installazione di Beverly Pepper, all'apertura del MAXXI prevista in occasione del decennale del sisma e che avrà sede in un altro palazzo storico -ha affermato Vittorini- stiamo assistendo da un lato a un recupero dell'arte storica, dall'altro ad una contaminazione di arte contemporanea che porterà novità".

PALAZZO PICA ALFIERI

I lavori di restauro, durati oltre tre anni, sono stati eseguiti dalla ditta Del Beato, che ne ha finanziato e curato anche l'evento di inaugurazione del 29 settembre, con "l'alta sorveglianza" della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio, che ha affiancato l'impresa in tutte le fasi del cantiere. Un lavoro "impegnativo su un edifcio unico per qualità storiche ed artistiche con un risultato che ci gratifica" ha sottolineato l'ingegnere Marco Del Beato. Sua l'idea di non ridurre il momento della restituzione alla città del Palazzo storico alla sola inaugurazione ma di "dilatare l'evento ad una manifestazione che desse l'opportunità di apprezzare la qualità degli spazi interni ed esterni per un periodo più lungo". Di qui l'idea condivisa con la proprietà, "di accogliere la mostra di Vincenzo Bonanni all'interno del palazzo che nel presente e nel passato dà e ha dato lustro a L'Aquila".

Ad entrare nel dettaglio dei lavori di restauro, l'architetto Di Stefano che ha ripercorso anche la storia di Palazzo Pica Alfieri, un "luogo nevralgico per la città dell’Aquila, centro politico e culturale di un passato glorioso, sin dal periodo della Città di fondazione,  ha accolto nelle sue stanze i Conti  Lalle Camponeschi, i Conti Franchi, i Principi Colonna, i Principi Barberini e i Marchesi Pica Alfieri. Uno scrigno d’arte e di storia, uno spazio architettonico in cui il dinamismo del barocco che coesiste e si fonde con porzioni più antiche talvolta sottomesse, dalla storia e dal tempo, a ruolo secondario".

Di qui, la complessità del restauro che ha impegnato la Soprintendenza "in un cantiere sempre aperto a spunti di riflessione, indagini conoscitive, ricerca e studio di rinnovato interesse". La conservazione della materia dell'opera originale (la facciata, le sale del piano nobile e di tutti gli spazi di rappresentanza hanno mantenuto le finiture e i colori originali) ha richiesto, in alcuni casi l'impiego di tecnologie sperimentali, "una sfida importante -ha commentato Di  Stefano- che ha seguito un percorso coraggioso, mai arbitrario, in cui si è indagato sulla materia e sulle tecniche antiche per reintegrare porzioni inesorabilmente perse". E' il caso delle Volte della Sala dei Campanelli, della Galleria, della Cappella Patrizia o del Cassettonato della Scala Nobile, reintegrate con l'utilizzo di tecnologi più moderne, ma senza stravolgere la tecnologia antica della sagomatura delle centine in pioppo, dei chiodi, delle canne intrecciate e dell'intonaco a calce".

Sono state inoltre riportate alla luce elementi architettonici testimonianza delle varie epoche e vari stili che hanno interessato il Palazzo e che ne hanno determinato inesorabilmente l’attuale configurazione. Si tratta di due archi a sesto acuto che, dopo essere stati celati per tre secoli, si riaffacciano sul Cortile Principale a ricordare i fasti del periodo del Palazzo del Capitano.

Ultima modifica il Lunedì, 24 Settembre 2018 15:39

Articoli correlati (da tag)