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Lunedì, 05 Novembre 2018 20:58

Il progetto degli studenti Univaq per il memoriale delle vittime della Casa dello Studente

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Il monumento che commemorerà le otto vittime della Casa dello Studente e tutti i 55 universitari fuori sede morti la notte del 6 aprile 2009 sorgerà sul terreno originariamente occupato dal palazzo, dove oggi non rimane altro che un moncone delle vecchie mura portanti.

L’opera, liberamente ispirata al Memoriale dell’Olocausto che si trova a Berlino, consisterà in un grande ambiente sotterraneo diviso in due parti distinte e chiuse - una sala del ricordo vera e propria e un luogo polifunzionale che ospiterà, tra le altre cose, una sala studio – messe, però, in comunicazione tra loro da uno spazio esterno comune, che sarà circondato da alte mura di calcestruzzo.

A elaborare il progetto sono stati quattro laureandi dell’Università dell’Aquila, iscritti al Diceaa (Dipartimento di Ingegneria civile, edile-architettura e ambientale), che hanno risposto al concorso di idee indetto dall’ateneo per la riqualificazione dell’area.

Il bando non era riservato in via esclusiva a studenti Univaq ma prevedeva, tuttavia, che i progetti fossero elaborati da gruppi di lavoro capitanati o comunque formati almeno in parte da ragazzi e ragazze frequentanti l’ateneo.

Ad aggiudicarsi il primo premio sono stati Lorenzo Micarelli, Francesco Gabriele, Marco Paolucci e Davide Massimo, su un totale di sette gruppi partecipanti.

I progetti sono stati giudicati da una giuria composta da Simonetta Ciranna e Francesco Giancola, professori del Diceaa, e da Adalgisa Donatelli, professoressa di restauro all’Università La Sapienza laureatasi, però, e a lungo tempo in forza come docente, all’Università dell’Aquila.

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Inverardi: “Ricordo vittime deve aiutarci a costruire una città migliore”

“Questo monumento” ha detto nella conferenza stampa di presentazione del progetto, tenutasi ieri a palazzo Camponeschi, la rettrice dell’università dell’Aquila Paola Iverardi “per noi è particolarmente sentito e importante perché simbolicamente raccoglierà la memoria non solo delle otto vittime della Casa dello Studente ma di tutti i 55 studenti del nostro ateneo scomparsi il 6 aprile 2009. Non riusciremo mai a rimarginare la ferita e il dolore prodotti da quelle morti se non tenendoci stretto il ricordo di quei ragazzi, che rimarranno nostri studenti per sempre. Ma il ricordo deve essere un ricordo vivo e deve aiutarci a costruire una città migliore”.

Biondi: “Memoria deve essere viva”

Tenere viva la memoria, non solo “attraverso l’elaborazione del lutto ma facendo sì che accompagnari un percorso di rinascita e miglioramento del nostro territorio proprio per dare un senso a tutto il dolore e a tutte le lacrime versate” è stato il concetto espresso anche dal sindaco Pierluigi Biondi, che ha lanciato anche un’altra proposta: “Sarebbe bello se qualche progetto tra quelli che non hanno vinto fosse utilizzato, in scala ridotta, per riqualificare altri pezzi di città. La memoria del terremoto non dovrà essere legata solo a piazzale Paoli e alla Casa dello Studente ma dovrà punteggiare tutta la città”. Per quanto riguarda i tempi di realizzazione, Biondi non si è sbilanciato ma difficilmente i lavori si concluderanno nell’anno del decennale. Andrà fatto prima uno studio di fattibilità e poi andranno elaborati, sulla base dell’idea vincitrice del concorso, il progetto definitivo e quello preliminare.

Simona Giannangeli: “Non volevamo un progetto sterile”

“Gli studenti morti il 6 aprile” ha dichiarato Simona Giannangeli, presente in conferenza stampa come rappresentante del comitato dei familiari delle vittime della Casa dello Studente al posto di Antonietta Centofanti “non sono stati uccisi dal terremoto ma dalle scelte scellerate di chi ci ha governato e di chi ha permesso che tutte quelle vite fossero spezzate mentre esercitavano il diritto di studiare e di costruirsi in futuro. Volevamo un progetto che non fosse sterile e non si fermasse all’incisione dei nomi su una lapide o su un marmo”.

I vincitori

“Optando per la creazione di un monumento ipogeo”  spiega Davide Massimo, uno degli studenti che hanno elaborato il progetto “abbiamo scelto di mantenere un vuoto e non edificare nulla per non realizzare elementi impattanti che potessero andare a confondersi con i palazzi circostanti. Il progetto si basa su una netta distinzione tra due spazi. Uno spazio della memoria, che, attraverso la particolarità di alcuni elementi architettonici e la cupezza delle soluzioni cromatiche, evocherà sensazioni di irrequietezza, precarietà, claustrofobia e instabilità, le stesse provate negli attimi della scossa. In questa sala avranno centralità i resti della Casa dello studente, che saranno disposti, però, in maniera tale che si creerà una distanza tra essi e lo spettatore, per stimolare la riflessione e il raccoglimento. L’altro spazio, invece, sarà una sala studio, che avrà annesso anche un grande patio. Un ambiente largo e luminoso, concepito per diventare un luogo di incontro. A separare le due sale ci sarà una sorta di frattura, segno che allude al terremoto”.

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