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Sabato, 24 Novembre 2018 00:54

"Non una di Meno": in piazza contro la violenza maschile sulle donne

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La "marea femminista" della rete italiana Non una di meno scende di nuovo in piazza.

In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza maschile sulle donne, istituita dall'Onu, oggi pomeriggio a Roma è in programma una manifestazione nazionale con lo slogan "Stato di agitazione permanente".

Il progetto politico Non una di meno è nato circa due anni fa sulla scia degli scioperi femministi in Spagna, Polonia e Argentina. In Italia, ha riunito numerose realtà territoriali che da anni mettono in pratica politiche partecipative autonome per affermare l'autodeterminazione delle donne contro la violenza maschile.

Oggi il movimento femminista torna in piazza a rivendicare un sostegno concreto per i Centri antiviolenza, maggiori finanziamenti ai consultori pubblici, una corretta applicazione della legge 194 e a denunciare la violenza di genere come fenomeno strutturale, che affonda le radici in rapporti di potere squilibrati e in pericolosi modelli di genere polarizzati e stereotipati.

"Da più di due anni -si legge nel testo di convocazione- siamo nelle piazze e nelle strade a ribadire che i femminicidi sono la punta di un iceberg fatto di oppressione: la violenza maschile comincia nel privato delle case ma pervade ogni ambito della società e diventa sempre più strumento politico di dominio, producendo solitudine, disuguaglianze e sfruttamento".

Al centro della protesta, che, come sottolinea Non una di Meno, va "oltre la ritualità del 25 novembre", anche le politiche "patriarcali e razziste del governo". A partire dal Decreto sicurezza e dal ddl Pillon che, rispettivamente, prevedono il restringimento dello spazio dei diritti e delle libertà per minoranze o gruppi attraverso una rivoluzione normativa in materia di accoglienza, e l'introduzione di modifiche in materia diritto di famiglia, e, in particolare, la riforma delle leggi su separazione, divorzio e affido condiviso dei minori.

Dall'Aquila, il Centro Antiviolenza Donatella Tellini, legato alla rete D.i.Re., e il collettivo Fuori Genere, della rete Non una di Meno L'Aquila, hanno aderito all'iniziativa di protesta

"A livello nazionale manifestiamo ancora una volta contro la violenza maschile esercitata nei nostri confronti -ha affermato a NewsTown la presidente Centro antiviolenza dell'Aquila Simona Giannangeli- Sicuramente, e lo ribadiamo ogni anno, per noi è una giornata profondamente importante anche se ormai ammantata di troppa retorica da parte di chi, a livello governativo, dichiara a parole un interesse nel contrastare attivamente la violenza maschile. Queste dichiarazioni di intenti non si sono mai tradotte in assunzioni di responsabilità, in finanziamenti costanti, in una attenzione maggiore alla tutela dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio".

Quella dei Centri Antiviolenza è in effetti una delle tante questioni che non hanno mai ricevuto una risposta efficace da nessun governo. Sono moltissime le difficoltà con cui questi centri sono costretti a fare i conti.

Pochi fondi, interventi frammentati, indifferenza istituzionale al fenomeno e un'emergenza, quella suggerita dal numero delle donne vittime di violenza, di fronte alla quale il Piano strategico per la lotta alla violenza maschile sulle donne, adottato dal Governo per il triennio 2017- 2020, e approvato in Conferenza Stato-Regioni resta senza attuazione, con i fondi stanziati in legge di stabilità ma, al momento, non erogati. Soldi essenziali a garantire continuità alle inziative promosse dai centri antiviolenza, che dopo aver stabilito il primo contatto con le donne che vi si rivolgono offrono anche assistenza legale e psicologica.

All'Aquila le criticità che accompagnano l'attività del Centro antiviolenza riflettono il quadro nazionale, a partire dalla carenza di fondi. "Il problema più grande dei Centri riguarda la loro stessa esistenza che è legata a finanziamenti sporadici, esigui, da parte delle regioni, dei comuni e del governo centrale che lascia il fondo nazionale sprovvisto dei mezzi economici adeguati -ha spiegato Giannageli- centri come quello dell'Aquila nascono con una visione e quindi con una prassi politica. Siamo donne che volontariamente operano dentro un centro antiviolenza e non ne hanno fatto certamente un luogo di lavoro. Questo non solo dà la misura di quanto sia faticoso tenerlo in piedi, ma dice quanto da parte degli enti non ci sia la volontà di garantirne legittimamente l'esistenza e il corretto funzionamento.

L'Aquila, inoltre, non ha ancora una Casa rifugio, una struttura dedicata, a indirizzo segreto, che garantisca da un lato ospitalità temporanea alle donne che subiscono violenza e ai loro bambini, e, dall'altro, offra consulenza legale, psicologica e di orientamento al lavoro con l'obiettivo ultimo di ricostruire un percorso stabile e duraturo di uscita dal contesto di violenza. "All'Aquila non esiste neanche una casa rifugio in emergenza -ha sottolineato Giannangeli- Questa città non può accogliere e garantire alloggi anche solo temporanei alle donne che desiderano andare via dalla propria casa per poter denunciare o per potersi affrancare".

Per Giannageli, resta fondamentale continuare a scendere in piazza "determinate e convinte". Il nuovo movimento femminista, per la presidente, ha contribuito a rafforzare il potere della voce delle donne "amplificando quello che in questo paese già c'era, non siamo nuove a stagioni di lotte, di piazza e di battaglie a tutte i livelli. E' un passaggio significativo e arricchente ma si devono pensare modi efficaci per scalfire una volta per tutte le politiche governative, di qualunque colore poltico. Per quanto mi riguarda -ha concluso Giannangeli- in relazione alla violenza maschile non c'è stato un governo che abbia assunto decisioni che potessero essere concrete e dirimenti rispetto alla risoluzione della violenza di genere".

Ultima modifica il Sabato, 24 Novembre 2018 14:25

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