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Lunedì, 28 Gennaio 2019 11:39

Ampliamento impianti Ovindoli-Magnola, Italia Nostra boccia progetto

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"Il progetto di ampliamento del comprensorio sciistico Ovindoli-Magnola, all'interno del Parco regionale Sirente-Velino non va approvato in quanto incoerente e incompleto".

E' quanto scrive, in una nota, il presidente della sezione aquilana di Italia Nostra "Carlo Tobia" Paolo Muzi.

L'associazione ha anche inviato alla Regione, al commissario del Parco Sirente-Velino e al ministero dell'Ambiente un document contenute alcune osservazioni (scaricabili QUI) sul progetto.

La nota completa

La sezione dell'Aquila “Carlo Tobia” dell'Associazione “Italia Nostra” ha trasmesso alla Regione le proprie osservazioni in merito alla procedura VIA relativa al progettato ampliamento degli impianti da sci della Magnola in Comune di Ovindoli, un intervento che insiste nella sua interezza all'interno del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino. Per quanto qui di seguito esposto “Italia Nostra” chiede all'Autorità competente di non approvare il progetto ritenuto incoerente ed incompleto.

In primo luogo l'Associazione ribadisce come la mancanza del “Piano del Parco” privi qualunque proposta di intervento in questo territorio di un indispensabile riferimento pianificatorio. Anche l'ultima versione del Piano, infatti, trasmessa a luglio del 2017, è stata archiviata prematuramente in qualche cassetto, contribuendo così al sospetto che questo ritardo ingiustificabile possa in qualche modo derivare dalla volontà di sgomberare il campo a questo come ad altri impattanti interventi, come, ad esempio, il mai troppo avversato progetto di collegamento fra le stazioni sciistiche di Ovindoli e di Campo Felice, di cui questo ampliamento costituisce, nei fatti, un primo passo.

In tema di aleatorietà del contesto pianificatorio nel quale il progetto si inserisce, la Sezione di “Italia Nostra” rileva come manchi, in questa VIA, come in ogni altro passo precedente dell'iter della proposta, una qualunque coerente e fondata analisi economico-ambientale, in grado di “giustificare”, se possibile, un intervento così impattante all'interno di un Parco in base ad oggettive motivazioni nei riguardi dei costi, dei flussi di utenti previsti e dei benefici economici e sociali attesi, considerando che lo sci da discesa è un settore ormai maturo ed in crisi, sia in Appennino che in molte stazioni delle Alpi.

Nulla di tutto ciò è dato riscontrare, nemmeno nello strumento che, a monte, costituisce il retroterra di questo previsto ampliamento: il “Piano dei bacini sciistici” della Regione Abruzzo del 2008, strumento oltretutto fin troppo datato, lasciando così, a giustificazione dell'intervento, solo le trionfalistiche affermazioni degli Amministratori locali e del personale politico regionale rilasciate nel corso del tempo: troppo poco.

L'Associazione ricorda poi le “Norme di salvaguardia” della Legge Quadro sui Parchi e le indicazioni del DM 17 ottobre 2007, strumenti di legge e norme specifiche che non sembrano essere entrati nell'orizzonte dei proponenti il progetto se non per essere automaticamente rimossi.

Per quel che riguarda l'impostazione complessiva della VIA, Italia Nostra rileva come sia del tutto assente ogni proposta di possibili alternative alle indicazioni di progetto previste, nonostante la “Guida all'interpretazione dell'articolo 6 della direttiva Habitat 92/43/CEE”, a cura della Commissione Europea, dica esplicitamente che queste “di norma” debbano essere individuate “nella valutazione iniziale”.

Nel merito dei contenuti della VIA, l'Associazione sottolinea poi l'impatto eccessivo sull'area dei lavori di movimento terra che appaiono decisamente  sovradimensionati (mc 75.195,26 di scavo e riporto solo per le piste), in funzione di un'utenza da servire che, ripetiamo, da nessuna parte è stata giustificata in base a considerazioni statistiche fondate. Oltretutto il progetto in corso prevede una pista in più rispetto al “Piano dei bacini sciistici”.

Nel prosieguo delle osservazioni si sottolinea poi il fatto che le strade di servizio di cantiere, destinate a permanere nel tempo per i lavori di manutenzione ordinaria degli ambienti, non sono state minimamente progettate, come se lavori del genere, all'interno di un Parco, possano essere lasciati all'improvvisazione dei ruspisti.

Si sottolinea poi la mancanza di un “Piano di mitigazione”, a cui si fa cenno nella relazione degli impianti, ma che non è dato riscontrare nella documentazione fornita. Così come mancano strumenti di cui sarebbe necessario dotarsi, quali uno specifico “Piano di monitoraggio” sull'impatto dei lavori ed un “Piano di gestione temporale” dei lavori previsti. Ripetiamo, non stiamo prevedendo ordinari lavori in un'area urbanizzata, ma lavori estremamente impattanti in alta quota, in ambienti delicatissimi ed all'interno di un Parco.

Le osservazioni della Sezione di “Italia Nostra” riguardano anche sugli studi più specificamente dedicati alle componenti naturalistiche dell'area.

Se l'accusa di parzialità dell'analisi faunistica si basa sulla brevità del periodo di osservazione, come dichiarato anche nel testo delle relazioni, lo studio botanico sconta l'incompletezza di quanto realmente censito, un'esplicita contraddizione in merito alla presenza delle orchidee all'interno dell'habitat 6210 (si dichiara la presenza di una sola specie nel testo e se ne contano sette nella tabella riassuntiva delle specie protette), e, particolarmente grave, l'aver totalmente ignorato lo svolgimento in atto nell'area del Progetto LIFE 15 NAT/IT/000946 “Floranet”, relativo alla salvaguardia ed alla valorizzazione delle specie vegetali di interesse comunitario nei Parchi abruzzesi. In particolare per quel che riguarda la presenza della rara Jacobaea vulgaris subsp. gotlandica, che non figura nella scheda Natura 2000 relativa allo ZPS interessato, ma la cui presenza nella zona è già stata monitorata, sia per i Piani di Pezza, sia, in quota, per altre località vicine. Tale possibilità di presenza, invece, nello studio botanico non viene considerata, nemmeno per essere negata.

L'ultima parte delle osservazioni di “Italia Nostra” riguarda l'impatto paesaggistico dei lavori proposti.

I proponenti le osservazioni affermano che se è vero che la nozione di “paesaggio” oggi si configura come un concetto integrato, questo non può costituire un alibi per evitare di considerare l'impatto dei lavori in base al tradizionale criterio percettivo, cioè su quanto i lavori previsti siano in grado di modificare visivamente il paesaggio: aspetto non preso in esame nella VIA. In particolare Italia Nostra chiede di considerare quanto i lavori in oggetto siano eventualmente visibili dal Vado di Pezza.

La necessità di mitigare l'impatto paesaggistico di tali opere deve necessariamente prevedere l'inerbimento delle piste e dei lavori di sbancamento. Un intervento previsto nell'attuale progetto, anche se non con l'approfondimento tecnico necessario, che sconta a monte una situazione pregressa da risolvere. Una foto aerea finale dell'imponente sfregio paesaggistico costituito dagli attuali impianti della Magnola, in confronto con altre foto aeree di località sciistiche italiane ed estere che dimostrano la possibilità di un'attenzione maggiore, costituisce la base su cui la Sezione di “Italia Nostra” chiede che prioritariamente ci si confronti anche con questo problema, per risolverlo.

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