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Domenica, 17 Febbraio 2019 14:08

L’Aquila e gli invisibili che vivono la città. La battaglia di civiltà della Coalizione sociale: ”Realizzare un dormitorio pubblico comunale”

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Un invisibile, sotto la pensilina dei bus in viale Corrado IV. La foto [a destra] è stata scattata nei giorni scorsi, a L'Aquila: in pieno inverno, col gelo che attanagliava la città, ritrae un uomo che dorme all'addiaccio. Succede anche questo, nel cantiere più grande d'Europa. 

D'altra parte, già alla fine del 2016, l'allora assessora al sociale Emanuela Di Giovambattista parlava di 5mila nuovi poveri.

Si può stimare che circa 2 mila famiglie, a L'Aquila, vivano in uno stato di povertà assoluta. E la situazione è in costante peggioramento. "Sono sempre di più le persone che si rivolgono ai servizi sociali: sul nostro territorio, d'altra parte, la sfavorevole congiuntura economica nazionale e regionale si è innestata su un tessuto devastato dal sisma del 6 aprile 2009", spiegava all'epoca Di Giovambattista. Diverse le problematiche, diverse le realtà quotidiane di chi, si tratti di una famiglia o di persone sole, vive oramai ai margini della società: "Parliamo di persone sole, spesso malate, che vivono disagi fisici o mentali, che si aggiunge, magari, ad una dipendenza da alcol o da gioco; parliamo di famiglie numerose con minori, di nuclei che hanno subito un tracollo economico, magari a seguito della chiusura di una attività commerciale; di piccoli artigiani e commercianti che non hanno un supporto familiare alle spalle, di persone che vivono in condizioni abitative precarie, sotto sfratto".

Ricorderete che ai primi di settembre, in uno degli edifici che facevano parte del complesso dell'ex ospedale San Salvatore, in pieno centro storico, era stato ritrovato il cadavere di un uomo, un aquilano di 57 anni. Un dramma dell’emarginazione, non solo per le circostanze della morte ma soprattutto perché di quell’uomo nessuno aveva segnalato la scomparsa; una storia come purtroppo se ne sentono sempre più spesso, all'Aquila, negli ultimi tempi: solo pochi mesi prima, il corpo senza vita di un altro uomo era stato rinvenuto, a diverse settimane dal decesso, nella ex Reiss Romoli. 

E in queste ore, la consigliera comunale di Coalizione sociale, Carla Cimoroni, ha raccontato la vicenda di un altro invisibile, lo ha chiamato P. - come persona - per proteggerne l'identità indicandola, dunque, al femminile. "P. è una senza fissa dimora, non lo è sempre stata. Nella maggior parte dei casi, del resto, non è che ci si nasce, ci si diventa; ed il percorso al contrario è di gran lunga più difficile", le parole di Cimoroni. "P. ha vissuto a L'Aquila per anni, si è innamorata, ha stabilito delle relazioni, le ha chiuse, ha commesso errori, ha avuto figli, persino una dimora, si è ammalata, ha lavorato saltuariamente e non, ha conosciuto momenti buoni e tanti meno buoni. Proprio qui a L'Aquila dove ha risieduto per anni: come risulta dall'anagrafe, almeno fino a un certo punto. Perché poi P. si è dovuta allontanare per cause di forza maggiore verso un'altra città e per un po' ha risieduto lì, una residenza forzata e temporanea. Del resto l'anagrafe segue i tuoi affari, i tuoi interessi e le tue relazioni, pure se sono imposte dal bisogno, dalla paura o in forza di legge, per il tempo che lo sono".

Succede che le condizioni cambiano, per P. come per tutti, e P., liberamente, sceglie di tornare dove affari, interessi e relazioni la riportano, torna dove ha legami, contatti, assistenza, dove non ha più una dimora, che del resto non ha da nessuna altra parte. "P. è oggi una persona senza fissa dimora, che dorme, mangia, vive nella nostra città. Almeno quando non è costretta ad allontanarsi per un po', a causa delle temperature inclementi per chi si arrangia sotto una pensilina o un tetto inagibile. P., nonostante l'abbia richiesto da tempo, non è ancora iscritta all'anagrafe del Comune dell’Aquila come persona senza dimora. Di conseguenza non ha alcun diritto".

Cimoroni assicura che ricorrerà anche alle vie legali, se necessario, affinché P. venga iscritta all'anagrafe; purtroppo, denuncia, "l'amministrazione comunale non ha alcuna volontà, né politica né amministrativa, di dare seguito non tanto alla nostra iniziativa consiliare, tradotta di fatto in un contenitore vuoto, ma ad un preciso disposto normativo che ha ripetutamente precisato come l’iscrizione anagrafica costituisca 'presupposto fondamentale di tutti i diritti costituzionalmente garantiti (diritto all’identità, al voto, all’assistenza socio-sanitaria, ecc..)'. Peggio: nella nostra amministrazione non c'è alcuna volontà, né politica né amministrativa, di dare attuazione pratica a quei principi che hanno riempito la bocca dei rappresentanti cittadini in occasione del Consiglio di celebrazione dei 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani: 'Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti'".

In effetti, l'amministrazione comunale di centrodestra, fino ad ora, non ha mostrato alcuna volontà nemmeno di discutere la fattibilità di un dormitorio pubblico per accogliere persone in emergenza, come accade in tantissime città italiane. Eppure, ci sono centinaia di case entrate nel patrimonio comunale lasciate vuote, e altre che vengono assegnate arbitrariamente ad associazioni del sociale e della cultura, ed è apprezzabile sia chiaro, ma prima di concedere un alloggio del progetto Case a chi si occupa di organizzare eventi, per dire, si potrebbe pensare a metterlo a disposizione di chi ha bisogno di un tetto sulla testa. "Basterebbero, per iniziare, 10-15 posti letto per fornire un ricovero urgente e temporaneo, un luogo di passaggio nei percorsi di inclusione verso il reinserimento sociale", sottolinea Cimoroni. Ha ragione.

La consigliera di Coalizione sociale aveva avanzato la proposta di un dormitorio pubblico comunale già a settembre dell'anno passato. In gennaio poi, a margine del Consiglio straordinario sulla Dichiarazione universale dei diritti umani, per evitare che la seduta si chiudesse con la solita, vuota, dichiarazione d'intenti, aveva approntato un ordine del giorno che, in sostanza, chiedeva all'amministrazione di impegnarsi, almeno, a valutare la possibilità di realizzare un dormitorio; un dispositivo che la consigliera aveva discusso e 'mediato' con alcuni esponenti della maggioranza. Tuttavia, sarà per alcuni interventi dei consiglieri di minoranza che, nel corso della discussione, e a proposito di diritti, avevano stigmatizzato l'atteggiamento tenuto dal sindaco Pierluigi Biondi in occasione della Fiera dell'Epifania, sarà per la fobia della maggioranza di centrodestra in Consiglio comunale di toccare con mano i problemi degli invisibili di questa città, sta di fatto che appellandosi al disposto regolamentare - prevede che gli odg vengano depositati, in forma scritta, dieci giorni prima la convocazione dell'assise, ndr - il presidente Roberto Tinari, dopo aver chiuso frettolosamente la discussione, aveva dichiarato inammissibile l'ordine del giorno.

Va detto, per dovere di cronaca, che non sono mancate occasioni, e proprio a margine di Consigli comunali in seduta straordinaria aperta, in cui gli ordini del giorno sono stati ammessi, pur non essendo stati presentati nei termini previsti; e poi, Tinari non ha neanche disposto il rinvio dell'odg ad una successiva seduta dell'assise civica. L'ha rimandato in Commissione 'Politiche sociali' che, ha inteso sottolineare Cimoroni, "detiene il record per minor numero di riunioni oltre che per inconcludenza".

Intanto, però, domani in Consiglio si discuterà di introdurre anche a L'Aquila il DASPO urbano, "uno strumento di repressione odioso negli stadi e ancora di più nelle città, dove si usa per allontanare i poveri, gli accattoni: il solo vederli, all'ingresso dei supermercati o nei parcheggi, turba la coscienza, evidentemente, non certo la sicurezza. Sarà una pacchia per lo zelante consigliere leghista sfidare l'opposizione PD et similia sul recepimento del Decreto Minniti, Ministro dell'Interno del Governo Gentiloni, sommo sdoganatore di pratiche securitarie e disumane (com'era? ah, sì. L'antifascismo, come il fascismo, non si proclama, si pratica)", l'affondo di Cimoroni.

Ma a P. di tutte queste chiacchiere non interessa nemmeno un po'; "se devi preoccuparti ogni giorno di procurarti una minestra calda, un giaciglio che di decoroso e dignitoso non ha mai nulla, un qualche appiglio per sopravvivere, se vieni indotto addirittura a vergognarti per questo, finisce che ti è preclusa l'attenzione al mondo che ti circonda che diventa, così, sempre più piccolo intorno a te, mentre vieni escluso progressivamente da qualsiasi percorso di confronto e, pur continuando a respirare, non esisti più. Nemmeno per l'anagrafe".

E allora, è importante che P. sia uomo o donna, è importante che sia una persona italiana o straniera, giovane o vecchia? "In realtà, non ha alcun senso farsi questa domanda, perché quella di P. non è una storia vera, quella di P. è tante e diverse storie vere. Quelle storie, in drammatico aumento, di donne e uomini, italiani e stranieri sempre più poveri che la grottesca narrazione al potere nel Paese e in città preferisce tenere ai margini e relegare ad un innocuo silenzio, per poterle finalmente additare quali colpevoli della loro stessa miseria, nella certezza di non poter essere contraddetti da chi non ha voce. Una narrazione che alimenta, per alimentarsene, disuguaglianze sempre più grandi e insostenibili e la conseguente rabbia sociale, fino a risignificare le parole stesse: diritti per privilegi, decoro per segregazione, identità per nazionalismo, confini per limiti. Così, per la grottesca narrazione al potere, l’unico decoro da preservare rimane quello dei luoghi - stazioni, parcheggi, mercati - in cui, per un attimo, gli accattoni cercano la visibilità di un'elemosina. Quanto al decoro dei loro giacigli di fortuna, purché invisibili, i tracotanti amministratori potranno sempre ricorrere a un prepotente e identitario 'me ne frego!'".

Eppure, storie come quella di P. dovrebbero mortificare una comunità intera; raccontare la morte di un uomo solo, in un locale pubblico abbandonato, dovrebbe farci sentire il peso di un fallimento, politico, sociale e culturale. Ecco perché è giusto, e doveroso, sposare la battaglia di Cimoroni e della Coalizione sociale, chiedere a gran voce che, finalmente, anche a L'Aquila, come altrove, si apra almeno un dormitorio comunale. Sarebbe un segnale di civiltà, semplicemente; non si può voltare la testa dall'altra parte. 

 

Ultima modifica il Lunedì, 18 Febbraio 2019 22:30

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