Mercoledì, 12 Giugno 2019 09:59

Centrale a compressione e metanodotto Snam, il Coordinamento No Hub del Gas: "Battaglia continua"

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"La lotta prosegue: la centrale e il gasdotto SNAM sono opere fossili e, in piena emergenza climatica, è surreale dover stare ancora a discutere di nuove opere che comporteranno l'uso di una fonte fossile come il metano fino al 2070, alla faccia degli accordi di Parigi".

Promette battaglia il Coordinamento No Hub del Gas, all'indomani della decisione del Tar di Lazio di respingere il ricorso di Regione Abruzzo avverso l'autorizzazione della presidenza del Consiglio dei Ministri, arrivata a dicembre 2017, per la realizzazione di una centrale a compressione del gas a Sulmona, a servizio del metanodotto 'Rete Adriatica Snam' che dovrebbe correre lungo la dorsale appenninica da Brindisi a Minerbio, attraversando l'Abruzzo per oltre 100 km in aree di altissimo pregio ambientale e ad elevatissimo rischio sismico.

"Ci aspettiamo che la Regione proponga immediato appello in Consiglio di Stato", le parole degli ambientalisti. 

Al TAR resta in piedi un altro ricorso, quello dei Comuni, che sarà discusso a breve. "Anche in quel caso, qualora dovesse essere respinto, ci aspettiamo l'ulteriore passaggio in Consiglio di Stato".

Circa la sentenza del Tar del Lazio, il Coordinamento tiene ad evidenziare come sia "anacronistico dover decidere di un'opera che ha avuto il via libera per la Valutazione d'Impatto Ambientale nel lontano 2011, su documenti depositati nel 2006. All'orizzonte, per dire, non c'era neanche l'Accordo di Parigi sul clima e non erano state ancora pubblicate migliaia di ricerche scientifiche che hanno acclarato la necessità impellente di abbandonare, il prima possibile, le fonti fossili per i gravissimi impatti sulla vivibilità del Pianeta. Riteniamo che alcune motivazioni del TAR siano quantomeno contraddittorie, visto che da un lato si sostiene che la Valutazione Ambientale Strategica poteva essere evitata, considerando l'opera di scarsa valenza, mentre dall'altro si afferma che è un'opera di rilevanza addirittura comunitaria".

Sempre sulla VAS, aggiungono gli ambientalisti, "il Tar si appiattisce sulle posizioni della Snam facendo riferimento ad una risposta della Commissione Europea che però era su una domanda diversa da quella posta nei motivi di opposizione all'opera da parte della Regione. Il Tar non cita neanche la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2011 che sancisce che la norma nazionale non possa prevedere le varianti automatiche ai piani urbanistici senza procedere con la VAS".

Per quanto riguarda poi il rischio sismico e quello delle emissioni in atmosfera, che secondo il Tar sono stati valutati con la VIA del 2011, "sono stati recentemente depositati documenti tecnici, alcuni dei quali della stessa Snam, che smentiscono le conclusioni di quel procedimento con ammissioni clamorose circa le criticità del luogo dove dovrebbe essere realizzata la centrale e la vulnerabilità dell'area peligna all'inquinamento. Presto li divulgheremo e potranno essere utilizzati nel prosieguo della lotta, a tutti i livelli".

Insomma, "a nostro avviso la sentenza del Tar ha diverse incongruenze che potranno essere nel caso portate davanti al Consiglio di Stato", l'affondo del Coordinamento. Che sottolinea, però, "le responsabilità politiche di chi dovrebbe dare delle risposte per costruire il futuro del Paese. Il Governo può dimostrare di tenere veramente all'Italia, al suo clima e ai giovani bocciando il gasdotto Sulmona-Foligno, che è ancora in fase autorizzativa. Basta portarlo in Consiglio dei Ministri ed aderire alle posizioni delle regioni Abruzzo e Umbria che hanno negato l'intesa". D'altra parte, "il metano è un pericoloso gas clima-alterante, 84 volte più potente della CO2 su vent'anni, ed è emesso in gran quantità lungo la filiera del gas (estrazione, trasporto, stoccaggio e distribuzione) facendo perdere ogni vantaggio in termini di impatto sul clima sia sul carbone che sul petrolio. I consumi sono in forte declino e il Piano Clima Energia del Governo, pur estremamente timido e insufficiente negli obiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2030, comunque indica un'ulteriore diminuzione dei consumi di gas. Presto dovremo pensare a smantellare la rete dei gasdotti italiani che, già oggi, è sovradimensionata: figurarci se possiamo permetterci di allungarla ulteriormente facendo gravare tutto sulla bolletta energetica degli italiani. Noi cittadini continueremo a combattere per la nostra Terra fino in fondo".

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