Lunedì, 24 Giugno 2019 11:40

I recenti fatti di cronaca e la pretesa repressione: che città stiamo ricostruendo?

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Una premessa è d'obbligo: i fatti di cronaca accaduti a L'Aquila la notte tra sabato e domenica [in fondo all'articolo, le note della Questura] sono gravi e le autorità inquirenti, come giusto, dovranno fare piena luce individuando i responsabili. Tuttavia, andrebbero inquadrati nella loro dimensione e, come tali, affrontati: al contrario, da qualche tempo l'opinione pubblica cittadina - che qui, più che altrove, si esprime sui social network - sta alimentando un clima di paura e preoccupazione assolutamente fuorviante; si è parlato di "città fuori controllo", di guerra tra bande, si è addirittura paragonato il centro storico al Bronx, fino alla insopportabile retorica dell'Aquila ferita che proprio non merita che accadano certi fatti. 

E così, con toni perentori e un certo perbenismo di facciata si chiedono maggiori controlli, si pretendono pattuglie di polizia ad ogni angolo della città e telecamere che puntino il loro obiettivo, 24 ore su 24, sui giovani 'devianti' che si ubriacano, urinano nei vicoli, si lanciano bottiglie di vetro e, in alcuni casi, animano risse anche violente o vandalizzano le automobili parcheggiate per strada. Come è accaduto la notte tra sabato e domenica, come accadeva prima del terremoto, d'altra parte. 

Fatti deprecabili, lo ribadiamo, che accadono ovunque.

Ecco, a volte bisognerebbe avere la capacità di alzare lo sguardo oltre i palazzi del centro storico finemente restaurati e, lo ribadiamo, dare la giusta rilevanza ai fatti di cronaca evitando, se possibile, reazioni di pancia che non aiutano, certo, a risolvere i problemi. Troviamo agghiacciante, e lo diciamo sapendo che potremmo attirare delle critiche, che nei mesi scorsi siano state diffuse su facebook le immagini delle telecamere di videosorveglianza che hanno ripreso un gruppo di ragazzi giovanissimi spaccare un vaso di fiori lungo via Castello: si è dato vita ad una sorta di 'caccia alle streghe', con la macabra gara ad individuare i colpevoli del gesto messi alla gogna sui social, pubblicando commenti, sui ragazzi e sulle loro famiglie - senza che si conoscesse affatto il vissuto dei giovani e dei loro genitori - davvero esagerati per un gesto che andava semplicemente riportato nella sua giusta dimensione.

La visione delle telecamere di sorveglianza dovremmo lasciarla alle autorità inquirenti; una comunità matura, al contrario, dovrebbe discutere di altro. E qui sta il punto.

Ci si è domandati retoricamente, in queste ore: "E' questa L'Aquila che vogliamo?". A nostro parere, la domanda andrebbe rovesciata: "Che città stiamo ricostruendo per i nostri ragazzi, per i giovani che stanno crescendo a L'Aquila?".

I fenomeni di "devianza" giovanile, parola che non ci piace affatto, sono diffusi, nelle grandi città come nei piccoli centri, nelle periferie metropolitane degradate come nei centri storici di provincia. D'altra parte, l'esperienza deviante, la tendenza a compiere gesti trasgressivi nei confronti dell'autorità e dell'ambiente, rappresentano una delle modalità con cui l'adolescente si confronta continuamente durante la crescita: si tratta di un 'fenomeno' che esige competenza nella trattazione, evidentemente, stante l’accelerazione delle fasi di crescita, imposta da una società in perenne cambiamento e in isterica condizione di complessità. Oggi più di prima.

Una questione 'complessa' che chiama in causa la dispersione scolastica, la mancanza d'opportunità e di politiche di coesione sociale, la scarsità dei servizi essenziali ed educativi, diritti negati e disuguaglianze inaccettabili, oltre a questioni di accoglienza dell'altro che si traducono, troppo spesso, nella semplificazione sulle gang di egiziani o di albanesi, sebbene si tratti, nella maggior parte dei casi, di ragazzi nati e cresciuti in Italia, a L'Aquila come altrove, che hanno frequentato le scuole cittadine e che vivono la loro città.

Sta qui la domanda, appunto: "Che città stiamo ricostruendo per i nostri ragazzi?".

Pensate che sia 'questione neutra' la mancata ricostruzione delle scuole, l'occasione perduta di restituire alla comunità scolastica edifici sicuri, moderni, dotati di aule studio, biblioteche e palestre? No, non è affatto 'questione neutra'. Pensate che sia 'questione neutra' lo stato di degrado in cui versano gli impianti sportivi cittadini, l'impossibilità per molti di svolgere regolarmente attività, alla palestra di Verdeaqua chiusa come altrove? No, non lo è. E ancora: vi siete mai domandati che tipo di messaggio veicola ai giovanissimi l'assenza di una biblioteca pubblica in centro storico, e così di una sala cinematografica? E che dire dell'assenza di spazi aggregativi? Fa impressione che i moralizzatori di oggi siano gli stessi che, in passato, criticavano le attività che si svolgevano all'interno dell'ex Asilo occupato, un posto vivo, culturalmente stimolante, socialmente aggregativo. Si è fatto un buon servizio a chiuderlo, lasciando lo stabile nell'abbandono cui era stato già destinato? Per non parlare del progetto da 10 milioni per la cittadella della creatività all'ex op di Collemaggio che giace chiuso in un cassetto, con i fondi che rischiano di essere dirottati altrove.

In questi anni, ci siamo preoccupati di ricostruire i palazzi del centro storico che oggi vorremmo, giustamente, fossero preservati e curati, ma non abbiamo minimamente pensato ai più giovani, alle loro esigenze; in questi anni, abbiamo ricostruito le periferie com'erano e dov'erano, luoghi dormitorio privi di qualsivoglia spazio di socialità: prima del terremoto lamentavamo come Pettino, tra gli altri, fosse un posto privo persino di una piazza. E' tornato ad essere luogo assolutamente anonimo.

Consiglierei la lettura del libro del prof. Enrico Perilli, "Il perturbante nell'espansione urbana": chiarisce in modo illuminante come chi abiti non luoghi finisca per non avere una identità, una storia, non vivendo una comunità che si fonda su valori, storie e battaglie condivise, aspettative comuni; luoghi che si rivelano alienanti, con le conseguenze che si possono immaginare.

Anonime sono pure le nuove periferie della città esplosa, socialmente 'scollate', laddove vivono 5mila nuovi poveri che non vediamo, non conosciamo, non frequentiamo: di che famiglie parliamo? Cosa stiamo facendo per i loro figli? Anonimi sono i centri commerciali dove i nostri ragazzi sono cresciuti. 

Credete sia una 'questione neutra' l'evidenza di un trasporto pubblico locale che, di fatto, non assicura collegamenti frequenti tra 'pezzi' di città? 

Non vorremmo indugiare su letture psicologiche che non siamo in grado di sviluppare pienamente, né richiamare trattati sociologici, e - lo ribadiamo ancora - le riflessioni scaturite in questo articolo non vogliono in alcun modo sminuire la gravità dei fatti accaduti in questi mesi a L'Aquila. Tuttavia, l'intenzione è di sviluppare una riflessione sulle domande che dovremmo porci innanzi a questi fatti, e sull'atteggiamento che dovremmo mantenere: spetta alle autorità inquirenti indagare e punire coloro che si rendessero colpevoli di atti devianti, è compito della comunità, invece, pretendere politiche sociali e culturali che, oltre lo sterile richiamo alla repressione - chi continua ad abbaiare alla luna ignora i fenomeni o, peggio, li strumentalizza a fini politici - siano in grado di dare risposte alle esigenze delle giovani generazioni che saranno i cittadini di domani. 

Di questo, dovremmo occuparci; di questo, dovremmo chiedere conto all'amministrazione comunale. 

 

Le note della Questura

Nella serata di ieri [sabato 22 giugno, ndr] alle ore 22:50 circa, la S.O. della Questura riceveva una segnalazione per rissa in via San Bernardino. Veniva, pertanto, inviato il personale della Volante sul posto, che al momento dell’arrivo trovava numerose persone presenti che segnalavano come poco prima si era consumata un’aggressione ai danni di un ragazzo.

Grazie alle indicazioni dei testimoni, poco distante dal luogo dell’aggressione gli operatori individuavano una persona a terra che si presentava con il volto insanguinato e in stato semi cosciente. Il personale intervenuto, vista la situazione, dapprima si adoperava per prestare il primo soccorso al malcapitato, chiedendo contemporaneamente l’arrivo di un ambulanza, successivamente, iniziava ad ascoltare le dichiarazioni dei presenti per raccogliere le informazioni utili al prosieguo dell’attività investigativa, per la completa ricostruzione dei fatti e l’individuazione del responsabile dell’aggressione.

A seguito di tali indagini veniva identificato l’aggressore, G.A. cittadino egiziano di anni 20, regolare in Italia, che è stato rintracciato in Viale della Croce Rossa ed accompagnato presso la Questura. La lite è scaturita per futili motivi riconducibili alla frequentazione di una ragazza. Il G.A. è stato deferito all’A.G. per lesioni aggravate.

Nella mattinata odierna [domenica 23 giugno, ndr] verso le ore 7.00 circa, alla S.O. giungeva una segnalazione di un ragazzo che stava danneggiando delle autovettura in sosta in via Strinella. Sul posto si portava la Volante che individuava l’autore del fatto, K.K. cittadino albanese già noto a questi uffici, trovandolo disteso su un muretto in evidente stato di ebbrezza. Veniva anche inviata la scientifica per i rilievi del caso. L’autore del reato è stato deferito all’A.G. per danneggiamento aggravato.

Ultima modifica il Martedì, 25 Giugno 2019 12:33

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