Domenica, 29 Settembre 2019 12:46

'Casette provvisorie': a dieci anni dalla delibera 58, una sentenza riaccende la luce su una vicenda che la politica non vuole affrontare

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Una sentenza destinata a fare giurisprundenza e che potrebbe fare da apripista, finalmente, ad altri provvedimenti di demolizione delle così dette 'casette provvisorie' costruite a seguito del sisma del 2009. 

Un passo indietro. 

Nell'aprile 2018, il Comune dell'Aquila ha istruito l'ordine di demolizione di un manufatto, adibito a sede di una impresa, realizzato a Sant'Elia all'indomani del terremoto in ossequio alla famigerata delibera 58 del 2009.

L'ente ha contestato il fatto che la delibera poneva, quale condizione per la realizzabilità dei manufatti temporanei, un limite di superficie non eccedente i 95 metri quadrati; al contrario, "la superficie utile lorda del manufatto è pari a 147 mq". I legali dell'impresa, però, hanno impugnato l'atto sostenendo che "laddove pure vi fosse stato un superamento del limite massimo previsto nella delibera consiliare (e ammesso che lo stesso fosse applicabile anche ai manufatti adibiti ad uso ufficio industriale, anziché residenziale), ciò avrebbe potuto e dovuto comportare, al più, una demolizione parziale o una tombatura della porzione di manufatto eccedente, ma non anche la sua rimozione totale". 

Tuttavia, il Tar ha dato ragione al Comune dell'Aquila ribadendo che "la deliberazione consentiva l'installazione temporanea di manufatti - nel rispetto di tutte le condizioni previste nel provvedimento - sulla base del necessario presupposto che il cittadino fosse nella momentanea indisponibilità, a causa del sisma, dell'immobile occupato ante sisma a qualsiasi titolo, per residenza o attività ammesse nelle zone residenziali. Al riguardo - hanno aggiunto i giudici - non risulta dimostrato che l'immobile che la ricorrente ammette essere di sua proprietà non fosse, dopo il terremoto, agibile o comunque utilizzabile da parte dell'impresa, a nulla rilevando, dunque, la circostanza che, nel medesimo, la società non svolgesse alcuna attività operativa, posto che la delibera consentiva l'installazione di manufatti provvisori al solo fine di fronteggiare l'emergenza sismica, prevedendo espressamente la rimozione de manufatti in caso di cessazione dell'emergenza o di rilascio del certificato di agibilità dell'immobile danneggiato dal sisma". 

E qui sta il punto. 

A dieci anni dall'approvazione della delibera 58, votata dal Consiglio comunale il 25 maggio 2009 e revocata, poi, nel dicembre 2010 - "il testo normativo peggiore che io abbia mai letto, non giustificabile col momento particolare in cui fu approvato, perché neanche in quei momenti gli organi pubblici possono perdere la testa, così la definì Nicola Trifuoggi, già magistrato, vice sindaco del Comune dell'Aquila dal gennaio 2014 all'aprile 2017 - non esiste un censimento completo e consultabile delle abitazioni "provvisorie" realizzate a seguito del sisma, e per lo più abusive, costruite, cioé, senza rispettare il dettato normativo.

Dovrebbero essere almeno 4.640, una città nella città; di queste, soltanto 1.140 rispetterebbero i requisiti formali previsti, con la denuncia della costruzione presentata - come dettato dalla delibera - agli uffici tecnici del Comune, accompagnati da uno 'schizzo' di progetto e da alcune attestazioni riguardanti il costruito; le restanti 3.500 (circa) sarebbero, invece, completamente abusive, costruite senza alcuna comunicazione formale.

La delibera prevedeva espressamente che le 'casette' rispondessero alle esigenze dei cittadini per un massimo di 3 anni, a meno che gli sfollati non fossero nell'impossibilità di rientrare nell'abitazione danneggiata; inoltre, andavano rispettati alcuni requisiti tecnici: i manufatti potevano essere realizzati in alcune zone e non in altre, dovevano essere antisismici, ma sarebbero pochissimi quelli autorizzati dal Genio civile, e dotati di scarichi, evidentemente, e anche su questo ci sono evidenze di 'casette' che ne sarebbero prive. Non solo. Ci sono cittadini che hanno edificato delle verie e proprie ville, a più piani, con garage e, in alcuni casi, persino la piscina. C'è chi ha recintato il manufatto, chi l'ha affittato, ci sono persino famiglie che l'hanno venduto.

E' accaduto per le 'casette' costruite e mai denunciate al Comune dell'Aquila e anche per alcuni dei manufatti 'temporanei' la cui costruzione è stata effettivamente comunicata.

Sono notizie emerse più di tre anni fa, nel luglio 2016, in una Commissione 'Territorio'.

L'allora vicesindaco Trifuoggi aveva assicurato il pugno duro dell'amministrazione Cialente: "Non c'è altro modo di affrontare la questione se non in maniera uguale per tutti: il caso per caso, infatti, porta all'abuso. Dunque, l'intento della Giunta comunale è di far rispettare le normative vigenti, le ordinanze assunte dal Consiglio comunale, quelle emesse dagli uffici". In altre parole, le 3.500 'casette' provvisorie costruite senza alcuna comunicazione al Comune dell'Aquila sarebbero state abbattute, e così le abitazioni che, pur denunciate ai competenti uffici tecnici, non rispettavano il dettato della delibera 58.

Per i manufatti regolarmente denunciati, e costruiti in modo conforme alle norme, si sarebbe potuto pensare ad una sanatoria", spiegò Trifuoggi.

Tuttavia, si comprese che la posizione assunta dal vicesindaco non era pienamente condivisa dalla maggioranza di centrosinistra, stante anche le imminenti elezioni amministrative che si sarebbero celebrate a maggio 2017, e la presa di posizione di alcuni consiglieri dell'allora opposizione di centrodestra, e tra gli altri l'attuale presidente del Consiglio Roberto Tinari, che chiedevano, invece, una "sanatoria" per tutti in attesa dell'approvazione del Piano regolatore generale. Tant'è vero che l'argomento "casette" fu, in effetti, al centro della campagna elettorale, così come lo era stato, d'altra parte, nel 2012, allorquando l'allora candidato sindaco di centrodestra, Giorgio De Matteis, fu linciato per aver sollevato la questione, tenuta chiusa in un cassetto dal centrosinistra. "Poco prima delle elezioni del 2012 - svelò tempo dopo De Matteis - ricevetti una telefonata dell'allora prefetto Giovanna Iurato: mi avvertiva che, qualora eletto, avrei dovuto rendere conto delle iniziative che avremmo messo in campo per risolvere il problema. Non ho motivo di credere che il Prefetto non abbia fatto la stessa telefonata a Massimo Cialente. Dunque, l'amministrazione sa tutto, fin da allora. Anzi, ci sarebbero i rilievi aereofotogrammatici della Forestale che ha censito i manufatti, dove sono, chi li ha costruiti e come. E' il momento che l'amministrazione assuma una decisione di responsabilità: chiederemo un Consiglio comunale straordinario sull'argomento", annunciò De Matteis a luglio 2016.

Sta di fatto che più di tre anni dopo - e a due anni e due mesi dall'insediamento della Giunta guidata da Pierluigi Biondi - poco o nulla si è mosso.

Ad inizio 2018, la consigliera comunale della Coalizione sociale Carla Cimoroni ha depositato una interrogazione all'allora assessore Luigi D'Eramo "per fare il punto sulla situazione dei manufatti provvisori": all'assessore veniva chiesto "quanti sono quelli edificati in ossequio alla D.C.C. 58/2009 e quelli totalmente abusivi? In quanti casi i proprietari hanno ripristinato la propria abitazione e rimosso il manufatto, come prevedeva la Delibera? Quante sono, se ci sono, le richieste di regolarizzazione? E ancora, che attività di controllo hanno avviato gli uffici comunali, quante le ordinanze di demolizione e le denunce alla Procura della Repubblica? E' stato fatto un calcolo del gettito TARI, TASI e IMU relativo ai manufatti provvisori? E, infine e soprattutto, qual è la volontà dell'Amministrazione in merito all'esistenza di questi manufatti, che si intreccia pesantemente con le attività di pianificazione del territorio, di tutela del paesaggio e di miglioramento dei servizi?".

Mesi dopo la risposta della Giunta comunale che, in giugno, mise nero su bianco poche righe, spiegando che il numero di manufatti provvisori per i quali era stata presentata comunicazione, così come previsto dalla Delibera 58, era pari a 1.203; a quel giorno, erano stati rilevati 26 manufatti abusivi, per i quali erano state emesse le relative ordinanze di demolizione con contestuale segnalazione alla Procura della Repubblica. Ad ogni buon fine - aggiunse D'Eramo - giova evidenziare che la presente costituisce una trasmissione parziale di dati rispetto a quanto richiesto, in quanto il riscontra necessita di tempi ragionevolmente lunghi, anche in considerazione della cospicua mole di documentazione derivante da una situazione di emergenza, con procedure non sempre organiche, e con dati, in alcuni casi, non presenti agli atti del Settore".

Nessun accenno ai manufatti costruiti in modo completamente abusivo. 

Eppure, con la precedente Amministrazione era stato almeno avviato un lavoro di ricognizione sui manufatti provvisori, in particolare nell'ambito della II Commissione presieduta da Enrico Perilli, una ricognizione che faceva parte anche dell'analisi alla base del documento preliminare al PRG, arenatosi in qualche cassetto; dati e informazioni, dunque, che sono in possesso dell'Amministrazione. "Qui non si tratta solo di sciatteria amministrativa nella risposta - attaccò Cimoroni - ma di una vera e propria offesa all'intelligenza delle cittadine e dei cittadini. E ancora di più, nel continuare a fare melina sulla questione, è chiaro che si vuole attuare una strategia precisa che è la 'strategia dell'inerzia': intanto che non si dice e non si fa nulla, si ratifica in sostanza lo stato di fatto, senza neanche il coraggio di chiarire apertamente che si tratta di una scelta politica". 

Da allora, è tutto fermo: non si è mosso un passo per i migliaia di manufatti completamente abusivi, non è dato sapere se siano stati conclusi i controlli sulla effettiva congruità delle 'casette' denunciate, e tantomeno che fine abbiano fatto le 26 ordinanze di demolizione istruite dall'amministrazione attiva; a parte per ciò che attiene il manufatto di Sant'Elia oggetto di pronunciamento del Tar, evidentemente, che potrebbe fare da apripista per le altre vicende e, si spera, dare la stura affinché, finalmente, il Comune dell'Aquila - di concerto con la Regione e lo Stato, ai diversi livelli di responsabilità - inizi ad occuparsi della vicenda.

Il tempo è scaduto: non è più accettabile che venga tollerata l'esistenza di una città nella città, abusiva e nascosta. 

Ecco un argomento che si sarebbe dovuto trattare nell'anno del decennale. 

Ultima modifica il Lunedì, 30 Settembre 2019 17:09

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