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Giovedì, 05 Dicembre 2019 14:36

Parco urbano Piazza d'Armi: lo stato dell'arte, col rischio dell'ennesima incompiuta

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E’ finita con un confronto asprissimo tra il vice sindaco con delega alle Opere pubbliche Raffaele Daniele e il capogruppo di Forza Italia Giorgio De Matteis; è finita col presidente della Commissione territorio, Luca Rocci, che su pressione del consigliere d'opposizione Lelio De Santis ha acconsentito, e senza mettere la proposta ai voti, alla proposta d'inviare le carte alla Procura della Repubblica, prima del passo indietro, a seduta conclusa: domattina, allorquando l’assise si riunirà di nuovo, Rocci inviterà De Santis ad presentare lui stesso un esposto alle autorità inquirenti, se lo riterrà.

Di fatto, la Commissione riunita stamane ha certificato le difficoltà dell’amministrazione a sciogliere i nodi che, da quasi dieci anni, tengono fermo il progetto di realizzazione del Parco urbano di Piazza d’Armi, uno degli assett strategici di rigenerazione urbana previsti nel piano di ricostruzione, finanziato con i proventi della Legge Mancia, dalla raccolta fondi della comunità degli italiani in Australia e dal Governo australiano oltre che dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il così detto ‘piano città’.

Frutto del primo concorso internazionale di progettazione post sisma bandito dal Comune dell’Aquila per un importo a base d’asta di 18 milioni e 600 mila euro, il progetto prevedeva di realizzare un auditorium di 900 posti a più livelli con parcheggio interrato, un’area giochi, un’area sportiva e una grande piazza, il tutto immerso nel verde del parco. A vincere il concorso internazionale di progettazione era stato Modostudio che, per la stesura del progetto definitivo, consegnato nel 2014, aveva collaborato con l’artista spagnolo Cova Rios.

Da allora, però, è tutto fermo. E chissà se il Parco urbano di Piazza d’Armi non resterà l’ennesima incompiuta.

Le responsabilità sono diffuse, evidentemente; sta di fatto che, oggi, l’amministrazione comunale si ritrova in una posizione scomodissima, e si spiega così la tensione che si respirava stamane in Commissione territorio.

Un passo indietro.

Il progetto definitivo di Modostudio è stato messo a gara e, come noto, ad aggiudicarsi l’appalto integrato è stata la società Rialto costruzioni spa di San Tamaro (Caserta) che ha sottoscritto il contratto ad inizio del giugno 2016 ed aveva 45 giorni di tempo per redigere la progettazione esecutiva e, dunque, avviare i lavori.

Qui si annida la prima anomalia: la Rialto Costruzioni spa, infatti, ha applicato un ribasso d’asta del 60.53% che, in effetti, non prometteva nulla di buono; d’altra parte, le imprese classificatesi al secondo e terzo posto avevano presentato offerte simili, con ribassi in linea con la società aggiudicataria. Si sarebbe potuto annullare la gara? Col senno di poi, difficile a dirsi. Va detto che sul procedimento è stato aperto un fascicolo dall’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione, al fine di valutare la congruità dell’offerta che, tuttavia, non è stata giudicata anomala rispetto ai valori standard di mercato.

Sta di fatto che la Rialto Costruzioni ha depositato un progetto esecutivo – e siamo alla seconda anomalia - che presentava considerevoli modifiche rispetto al progetto definitivo e che, tra l’altro, prevedeva varianti in aumento per circa 5 milioni; un progetto che è stato giudicato non conforme dalla società PCQ di Ancona, incaricata della verifica di congruità.

A quel punto, il responsabile unico del procedimento – nel settembre 2018 – ha invitato la società a presentare un progetto che rispettasse le pesanti prescrizioni messe nero su bianco dalla PCQ di Ancona; così è andata: a gennaio 2019, la Rialto Costruzioni ha presentato il nuovo progetto esecutivo dell’intervento, rielaborato in forma di variante al progetto definitivo, accogliendo le indicazioni della società di verifica e con aumento dei costi che, da 5 milioni, è sceso a circa 2.7 milioni rispetto all’aggiudicazione. Tuttavia, non sono stati chiariti i motivi della variante rispetto al progetto definitivo che, pure, era stato messo a gara col contratto che prevedeva, espressamente, che l’importo restasse “fisso e invariabile” fatte salve alcune problematiche oggettive previste dal codice che non emergono, però, dalla determinazioni assunte dall’Ente; d’altra parte, ha aggiunto il consigliere comunale Paolo Romano, è aumentato in modo sensibile il costo della manodopera – da 4.1 a 5.3 milioni – e non si tratta di una problematica non prevedibile inizialmente.

Per evitare di spendere inutilmente ulteriori fondi per la validazione (la prima è costata circa 18mila euro), comunque, il Rup ha inteso, questa volta, ottenere prima i pareri dovuti indicendo la conferenza dei servizi che, in effetti, ha concluso positivamente l’iter di valutazione del progetto. Tuttavia, i pareri favorevoli del Ministero dell’Interno, del Disability manager del Comune dell’Aquila e dei Vigili del fuoco contengono prescrizioni stringenti che andranno verificate dopo la dichiarazione di agibilità delle strutture; non solo, il settore ‘Ricostruzione beni pubblici’ ha avanzato delle obiezioni in merito ad alcune aree non rientranti nel progetto su cui, ora, insistono installazioni provvisorie e che si presentano in stato di degrado.

Giusto il 2 dicembre scorso, dunque, è stato pubblicato il bando per la validazione del progetto.

Nel frattempo, però, ed ecco la terza anomalia, la Rialto Costruzioni spa è andata in concordato preventivo, rendendo ancora più intricata la vicenda; la società è stata esclusa da altre gare d’appalto, anche all’Aquila; tuttavia, l’aggiudicazione dei lavori per il parco urbano di Piazza d’Armi è intervenuta prima della procedura di concordato che pesa come una spada di Damocle sull’amministrazione.

Il vice sindaco Raffaele Daniele ha spiegato di aver agito come un buon padre di famiglia: “abbiamo deciso di salvare l’opera”, ha sottolineato; “d’altra parte, se avessimo annullato l’iter amministrativo avremmo dovuto riconoscere il 10% dei compensi previsti alla società aggiudicataria e ci saremmo esposti a possibili ricorsi delle altre imprese che hanno risposto al bando di gara, con possibili ripercussioni dal punto di vista economico configurabili come danno all’erario. Aggiungo che la legge non equipara il concordato preventivo al fallimento: per esempio, la ditta che sta realizzando i sottoservizi era in concordato preventivo, e così quella che ha ricostruito i 201 appartamenti di Pettino". Ed in effetti, è difficile dar torto al vice sindaco che si è ritrovato con una vicenda delicatissima da gestire. Tuttavia, a mandare su tutte le furie De Matteis sono state le parole rivolte dall'assessore ai consiglieri di maggioranza: "se la maggioranza darà parere contrario ne prenderemo atto”.

De Matteis si è rivolto al rup chiedendo delucidazioni su ciò che potrebbe accadere e risposte sono arrivate: se il progetto verrà validato, e lo sapremo nei primi mesi del 2020, il Comune dell’Aquila si ritroverà, almeno, con un progetto esecutivo approvato. Nel frattempo, dovrà esprimersi il Tribunale incaricato sul concordato preventivo richiesto dalla Rialto Costruzioni spa, ed è lecito credere che la richiesta si basi, anche e soprattutto, sulla commessa acquisita a L’Aquila: se non verrà concesso, e l’azienda dichiarerà dunque fallimento, i lavori dovranno essere affidati ad un’altra impresa.

Ma se pure il concordato preventivo dovesse essere concesso, e il progetto dovesse essere validato, scatterebbero comunque dei controlli sulla impresa aggiudicataria essendo passati anni dall’affidamento – è questo che ha sottolineato il rup, su sollecitazione di De Matteis – così come previsto dalle norme che, oggi, sono ancora più stringenti che in passato sui requisiti tecnici, finanziari e morali. Insomma, non è detto che sarà la Rialto Costruzioni spa a realizzare i lavori e le valutazioni, arrivati a questo punto, dovranno essere di natura tecnica, prima ancora che politica, come ha inteso mettere in luce De Matteis.

Di certo, i tempi si allungheranno ancora.

 

Ultima modifica il Giovedì, 05 Dicembre 2019 16:48

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