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Mercoledì, 26 Marzo 2014 20:12

L'Aquila: a cinque anni dal sisma, il San Salvatore non è un luogo sicuro

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L'ospedale San Salvatore all'indomani del terremoto L'ospedale San Salvatore all'indomani del terremoto

Alla vigilia del quinto anniversario del terremoto, è stato presentato alla seconda commissione consiliare del Comune dell'Aquila (Gestione del territorio) il piano di evacuazione dell'Ospedale San Salvatore di Coppito. Dopo Sergio Basti (Vigili del Fuoco) e Maurizio Sista (Corpo Forestale dello Stato), stamane è stata la volta di Maurizio Papale, responsabile del servizio prevenzione e protezione della Asl 1 (Avezzano-L'Aquila-Sulmona).

La commissione presieduta da Enrico Perilli sta effettuando, in queste settimane, una serie di audizioni dedicate alle varie forme di rischio, da quello sismico a quello ambientale, per affrontare al meglio il tema del piano di protezione civile, sul quale l'amministrazione comunale, a cinque anni dal terremoto, è in ritardo.

La seduta si è aperta con due importanti comunicazioni da parte del consigliere comunale con delega al piano di protezione civile Giuliano Di Nicola. In primis, l'esponente di maggioranza ha annunciato la continuazione delle pratiche che stanno portando all'istituzione di un ufficio comunale di protezione civile. L'ufficio sarà ubicato nella sede comunale di via XXV aprile (nei pressi del Suap) e sarà coordinato dal dirigente Livio Stefanucci. I componenti saranno Roberto Liotta, Daniela Ronconi e Donatella Biasini. In secondo luogo, Di Nicola ha rivelato che il sindaco Massimo Cialente ha scritto una lettera al capo della Protezione Civile Nazionale Franco Gabrielli – per "chiedere supporto e consulenza" alla Protezione Civile nell'intraprendere l'ormai famigerata esercitazione in caso di calamità entro la fine dell'anno. L'esercitazione era stata oggetto di polemiche da parte di Gabrielli, in occasione della sua ultima visita a Fossa di due settimane fa.

Venendo all'audizione sul piano di evacuazione dell'ospedale, invece, Papale ha illustrato alla nutrita commissione i dettagli del piano di evacuazione, in caso di incendio, terremoto e attacco terroristico, del San Salvatore. L'ospedale regionale, come è noto, si trovò al centro di numerose polemiche all'indomani del sisma del 6 aprile 2009, sia per i cedimenti strutturali di intere aree – come il cosiddetto delta chirurgico – sia per l'incapacità della struttura di affrontare la crisi emergenziale delle ore seguenti al terremoto, che portò migliaia di feriti al ricovero all'interno e all'esterno del nosocomio aquilano.

"Il piano di evacuazione non è e non sarà parte del piano di protezione civile, ma deve inserirsi nel contesto di quest'ultimo", ha evidenziato Papale. La specificità dell'evacuazione di un ospedale in caso di calamità naturale, infatti, è la contemporanea presenza di due elementi di criticità: la necessità di evacuare in conseguenza della calamità (Piano di Emergenza Interno, PEI) e l'afflusso notevole e improvvisa di feriti dall'evento stesso (Piano di Emergenza per il Massiccio Afflusso di Feriti, PEMAF). Dopo il sisma, i due diversi piani sono stati unificati, al fine di una più congrua armonizzazione delle procedure. Unità di crisi, coordinamento tra i reparti, figure preposte alle diverse mansioni: la spiegazione del piano da parte di Papale è stata dettagliata e, in alcuni punti estremamente tecnici, ha spento la già labile soglia di attenzione di taluni consiglieri.

Dopo l'audizione, alcuni consiglieri hanno risposto a Papale. Sono intervenuti soprattutto gli "addetti ai lavori", cioè i tanti medici eletti nell'assise comunale. Le parole del rappresentante dell'azienda sanitaria sono state, secondo l'opinione di gran parte degli intervenuti, insoddisfacenti. Antonello Bernardi si è chiesto quali siano, ad oggi, le capacità di risposta reale dell'ospedale a un eventuale futuro evento sismico come quello del 2009.

"C'è stato un adeguamento sismico dei locali dell'ospedale più grande d'Abruzzo, dopo il terremoto? Se sì, quanto è costato?", domande che, a cinque anni dal consistente danneggiamento di una struttura fondamentale per ogni comunità, è lecito porsi. "Inoltre – si è chiesto Bernardi – le aree di accoglienza previste sono semplici luoghi all'aperto, senza la previsione di nessuna attrezzatura di emergenza dal punto di vista medico-sanitario, né la previdente predisposizione di beni di prima necessità?". Anche Giorgio Spacca, medico del Pd come Bernardi, ha sollecitato l'ospedale a segnalare di più, all'interno di reparti e uffici, la presenza di un percorso di emergenza.

aaa comm territorioI due hanno centrato il punto: al di là del (doveroso) piano di evacuazione, l'Ospedale San Salvatore non è, ad oggi, una struttura che può definirsi completamente sicura. I lavori nel delta chirurgico sono iniziati tardissimo e il cantiere è ancora aperto, ci sono troppi reparti scoperti e non vengono ottimizzati (o chiusi) i container installati in occasione del G8 di cinque anni fa. Il tutto, con un adeguamento sismico che, quando va bene, è su una soglia leggermente maggiore rispetto a quella dell'aprile 2009.

Difficoltà incredibili anche solo da concepire, considerando che la Asl presieduta dal manager Giancarlo Silveri ha usufruito, da un lato, dei fondi del cosiddetto "ex articolo 20" della legge 77 del 1988 – che prevede finanziamenti annuali da parte del Governo centrale alla Conferenza delle Regioni "al fine di migliorare l'edilizia e le tecnologie sanitarie" – e, dall'altro, dei 47 milioni di euro derivanti dal premio assicurativo ottenuto per i danni che il terremoto ha causato all'ospedale. Per quanto riguarda lo scandalo sull'assicurazione dell'ospedale – evidenziato da un'approfondita inchiesta del comitato 3e32 già nel maggio 2011 – è stata aperta nel giugno scorso anche un'inchiesta da parte della procura della repubblica dell'Aquila.

Milioni di euro, provenienti da due fonti di finanziamento diverse, avrebbero dovuto fare dell'ospedale di Coppito una struttura finalmente all'avanguardia. L'assicurazione del terremoto (utilizzata dalla giunta Chiodi per ripianare il debito della sanità regionale) poteva insomma essere per la Asl 1 una opportunità di miglioramento sostanziale delle proprie strutture.

Se, ovviamente, il sacrosanto piano di evacuazione rappresenta uno strumento utile a fronteggiare l'emergenza, il ragionamento, più complesso, dovrebbe essere fatto a monte, garantendo servizi e strutture sicure e adeguate alla comunità.

"Quando il saggio indica la Luna, lo stolto guarda il dito", recita un vecchio proverbio. Ci sembra, insomma, che parlare di piano di evacuazione con un ospedale in condizioni precarie, sia un tentativo di distogliere l'attenzione dalle responsabilità.

Ultima modifica il Giovedì, 27 Marzo 2014 17:16

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