Venerdì, 29 Maggio 2020 21:08

Covid, il monitoraggio di ISS e ministero della Salute: "Nessuna situazione critica, Rt al di sotto di 1 in quasi tutte le Regioni"

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Il ministro della Salute Roberto Speranza Il ministro della Salute Roberto Speranza

Al momento in Italia non c'è nessuna situazione critica relativa all'epidemia di Covid-19.

È questo in sintesi il risultato del monitoraggio degli indicatori per la cosiddetta Fase 2 tra il 18 e il 24 maggio fatto dal ministero della Salute e dall'Istituto superiore di sanità.

L'incidenza settimanale rimane molto eterogenea nel territorio nazionale. In alcune Regioni il numero di casi resta ancora elevato, denotando una situazione complessa ma in fase di controllo. In altre è molto limitato.

Pressochè in tutte le Regioni gli indici di trasmissibilità Rt sono al di sotto di 1 e il trend dei nuovi casi è in diminuzione e non si registrano segnali di sovraccarico dei servizi ospedalieri.

Le misure di lockdown in Italia "hanno effettivamente permesso un controllo dell'infezione da Covid sul territorio nazionale, pur in un contesto di persistente trasmissione diffusa del virus con incidenza molto diversa nelle 21 Regioni" dice il ministero. "La situazione attuale, relativa all'inizio della prima fase di transizione, è complessivamente positiva. Permangono segnali di trasmissione con focolai nuovi segnalati che descrivono una situazione epidemiologicamente fluida in molte Regioni italiane. Questo richiede il rispetto rigoroso delle misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l'igiene individuale e il distanziamento fisico. È inoltre necessario continuare a rafforzare i servizi territoriali per la prevenzione e la risposta a Covid-19 per fronteggiare eventuali recrudescenze epidemiche".

Il premier Giuseppe Conte incontrerà i capi delegazione e alcuni ministri, tra cui Francesco Boccia, Luigi Di Maio, Luciana Lamorgese e il sottosegretario Riccardo Fraccaro per fare un punto sull'ipotesi di apertura degli spostamenti tra le Regioni dal 3 giugno, alla luce dei dati del monitoraggio della fase 2, tra il 18 e il 24 maggio.

I dati nazionali di venerdì 29 maggio

Altri 87 morti in Italia per coronavirus. In totale, dall'inizio dell'emergenza, le vittime sono 33.229 secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile.

I casi attualmente positivi sono 46.175, con un calo di 1811 rispetto a ieri. In isolamento domiciliare 38.606 persone. Quelle ricoverate con sintomi sono 7094, mentre i pazienti in terapia intensiva sono 475 (-14 rispetto a ieri).

Nell'ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del coronavirus sul nostro territorio, a oggi, riportano i dati della Protezione Civile, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 232.248, con un incremento rispetto a ieri di 516 nuovi casi. Il numero totale di attualmente positivi è di 46.175, con una decrescita di 1.811 assistiti rispetto a ieri. Tra gli attualmente positivi, 475 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 14 pazienti rispetto a ieri. 7.094 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 285 pazienti rispetto a ieri. 38.606 persone, pari all'84% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 152.844, con un incremento di 2.240 persone rispetto a ieri.

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 22.683 in Lombardia, 5.658 in Piemonte, 3.564 in Emilia-Romagna, 1.849 in Veneto, 1.255 in Toscana, 994 in Liguria, 3.163 nel Lazio, 1.352 nelle Marche, 986 in Campania, 1.283 in Puglia, 410 nella Provincia autonoma di Trento, 1.137 in Sicilia, 323 in Friuli Venezia Giulia, 770 in Abruzzo, 154 nella Provincia autonoma di Bolzano, 31 in Umbria, 190 in Sardegna, 19 in Valle d'Aosta, 159 in Calabria, 162 in Molise e 33 in Basilicata. Si segnala, inoltre, che la Regione Marche ha effettuato un ricalcolo del numero dei deceduti decurtandone 11 che non risultano classificabili come Covid-19.

Brusaferro: "Rischio seconda ondata in autunno"

"Più ci si avvicina all'autunno, più si può andare incontro ad una maggiore diffusione: l'ipotesi di una seconda ondata è legata a questa caratterizzazione. E' un dato obiettivo, in autunno aumenta la probabilità di trasmissione: cambia il clima e rimaniamo maggiormente in ambienti confinati".

E' un passaggio dell'audizione di Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità, in Commissione Bilancio.

"Il Comitato tecnico scientifico deve mettere in campo tutti gli scenari possibili. L'autunno è la stagione in cui le infezioni delle alte vie respiratorie si diffondono, è la stagione in cui raccomanda la vaccinazione antinfluenzale. Per gli scenari che possiamo immaginare, una patologia" come quella legata al coronavirus "si può maggiormente diffondere" e si può creare "confusione con altre sintomatologie di tipo respiratorio", osserva Brusaferro.

 "Abbiamo superato la curva di picco dell'infezione, siamo in discesa e in una fase di controllo che richiede un'attenzione particolare. Bisogna identificare precocemente i casi sospetti che vanno isolati. Sono raccomandazioni adottate a livello internazionale, che richiedono sistemi di monitoraggio e la capacità di risposta dal punto di vista sanitario: in caso di focolai, bisogna individuarli e rispondere in maniera adeguata. Il nostro paese ha elaborato un sistema di monitoraggio tra stato e regioni con una serie di indicatori. Ci avviamo ad una sfida più importante, verrà liberalizzata la mobilità tra regioni", dice Brusaferro.

"All'inizio la grande ondata è stata caratterizzata da persone sintomatiche che rivolgevano soprattutto alle strutture ospedaliere. In tutte le regioni c'è un decremento, diverso a seconda del fatto che la circolazione sia stata più elevata. In alcune regioni del sud passano intere giornate senza la segnalazione di casi o con casi sporadici. Anche dove la circolazione è piuttosto limitata, ci troviamo davanti a una situazione in cui il virus è ancora presente e i comportamenti sono la misura più efficace per ridurre la circolazione", afferma ancora Brusaferro.

"Il numero di persone che ha contratto l'infezione è molto limitato nell'intero paese, anche se variabile da zona a zona. Dal punto di vista epidemiologico, avendo molte persone passibili di infezione, queste rappresentano un serbatoio. L'immunità di gregge richiede che una larga parte della popolazione sia immunizzata. Nel nostro paese la letalità ha colpito soprattutto persone anziane, in particolare sopra i 70 anni. La gran parte di queste persone sono portatrici di più patologie e sono più esposte", evidenzia Brusaferro.

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