Stampa questa pagina
Lunedì, 27 Luglio 2020 01:08

Abruzzo, si moltiplicano le cooperative di comunità per frenare lo spopolamento dei borghi di montagna. Il caso di "Vivi Calascio"

di 

Arginare lo spopolamento dei borghi delle aree montane mediante l’auto organizzazione di cittadini che si mettono insieme per rispondere ai propri bisogni.

Sono le cooperative di comunità, progetti di cittadinanza attiva e economia collaborativa che si stanno moltiplicando velocemente in tutta Italia - in territori con problemi di impoverimento sociale ed economico - come modello di gestione di attività e servizi che né il mercato né lo Stato riescono più a garantire. Il loro obiettivo è quello di creare occasioni di lavoro mettendo insieme realtà che da sole non avrebbero la forza di andare avanti, reinvestendo gli utili in altri servizi ai residenti o nella manutenzione di beni comuni.

In Abruzzo, negli ultimi anni, ne sono sbocciate circa una ventina, anche se non esiste un conteggio ufficiale. Tempo fa, dieci di esse – quelle di Corfinio, Barrea, Campo di Giove, Collelongo, S. Stefano di Sessanio, Pescasseroli, Anversa, Fontecchio (leggi l’approfondimento di NewsTown), Pizzoferrato, Tollo e Tufillo – si sono messe insieme fondando l’unione Borghi in rete per tentare di fare sistema.

L’ultima ad arrivare, in ordine di tempo, è Vivi Calascio.

Nata in piena emergenza Covid sulla scia di un progetto precedentemente avviato da Cittadinanzattiva, ma con attori, intenti e propositi completamente nuovi, questa cooperativa è formata da 18 soci, 16 dei quali residenti nel comune diventato famoso in tutto il mondo per la presenza dell’omonima Rocca. Il presidente è Lorenzo Baldi mentre nel consiglio direttivo, composto da cinque persone, c'è anche Franco Cagnoli, che fino a qualche settimana fa ha gestito con successo Il Cantinone a S. Stefano di Sessanio.

Una volta costituitasi, una delle prime attività che Vivi Calascio ha iniziato a svolgere è stata proprio la gestione del servizio del bus navetta che collega la piazza del paese al castello.

Ma l’obiettivo che la cooperativa intende perseguire, sfruttando le molteplici competenze dei suoi membri, molti dei quali hanno meno di 30 anni, è arrivare a gestire una pluralità sempre più ampia di attività e servizi sociali: dalla cura del verde pubblico alla manutenzione urbana, dall’assistenza agli anziani alla valorizzazione e promozione del turismo, dell’ambiente, dei beni culturali e delle eccellenze enogastronomiche del posto. In questa direzione va, ad esempio, l’evento organizzato per il 1 e 2 agosto, Abruzzo d’élite, due giorni di degustazioni e iniziative pensate per far scoprire le perle dell’enogastronomia abruzzese.

Le cooperative sociali sono esempi di resistenza sociale ed economica insieme, perché, assumendosi la responsabilità (e il rischio) di un’iniziativa economica, producono un impatto comunitario che va a beneficio di tutti gli abitanti, soci o non soci. Esprimono un nuovo modello di welfare, collettivo, generativo, e comunitario, in cui il cittadino non è più solo il destinatario di servizi, ma li co-produce.

Ultima modifica il Lunedì, 27 Luglio 2020 13:14

Articoli correlati (da tag)