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Venerdì, 09 Ottobre 2020 18:47

Fraterna Tau: esposti anonimi e altre stranezze. Il caso diventa politico

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La vicenda della demolizione del complesso del movimento celestiniano situato nei pressi di piazza d’Armi approda in tribunale.

Fraterna Tau, l’associazione che gestisce l’intera struttura, ha infatti comunicato di aver impugnato l’ordinanza comunale firmata dal dirigente de Nardis in sede di giustizia sia amministrativa (Tar) che civile (tribunale ordinario).

Ma la paventata rimozione di quello che è divenuto, in dieci anni, un punto di riferimento per tutta la cittadinanza e che ogni giorno dà assistenza e ospitalità a decine di persone, tra le quali, oltre agli immigrati, ci sono anche tanti aquilani, diventa un caso politico, con Paolo Giorgi, il fondatore e presidente di Fraterna Tau, che si chiede a chi sia convenuto alzare un polverone proprio mentre erano in corso e avviate da mesi, le trattative tra l’amministrazione comunale e l’associazione per tentare di trovare una soluzione alla scadenza del contratto del comodato d’uso gratuito dei terreni.

Fausto Corti, l'avvocato che ha curato i ricorsi, carte alla mano, parla di “stranezze” in merito al timing con cui la notizia dell'ordinanza di demolizione è divenuta di dominio pubblico e anche a proposito della velocità con cui il Comune si è mosso, a seguito, peraltro, di un esposto anonimo presentato la scorsa primavera, in pieno lockdown.

“Cui prodest?”

E’ la domanda con cui ha esordito Paolo Giorgi nella conferenza stampa convocata nella sede del complesso celestiniano per fornire la propria versione dei fatti. All'incontro era presente anche padre Quirino Salomone, che con Giorgi fondò, nel lontano 2000, Pane Tau, da cui poi è nata Fraterna Tau.

Quello del Comune” ha affermato Giorgi “è il classico intervento a gamba tesa. L’ordinanza è arrivata in maniera del tutto inaspettata, proprio mentre eravamo nel pieno della mediazione che avevamo formalmente avviato con l’amministrazione per trovare una soluzione alla scadenza del contratto per l’uso dei terreni. Erano stati informati il sindaco, il vice sindaco, il presidente del consiglio comunale Tinari e gli assessori Ferella e Fabrizi. I tentativi di mediazione erano iniziati già a giugno ed erano continuati a luglio, salvo interrompersi perché nel frattempo era sopraggiunta la crisi di maggioranza e a Ferella erano state ritirate le deleghe. Perché dunque far uscire la notizia dell’ordinanza di demolizione sui giornali? E’ chiaro che quello che è avvenuto è un fatto politico. Ci chiediamo perché tutto ciò sia avvenuto. Non è una domanda retorica, è un quesito che lascio sospeso, in attesa di avere una risposta”.

Fraterna Tau, ha sottolineato Giorgi, è un’associazione “che non si è mai schierata con nessuno, né si è mai fatta tirare per la giacca, perché la povertà, la fame e il bisogno non hanno colore politico”.

Esposti anonimi e altre stranezze

“In punto di diritto la questione è semplice” ha spiegato l’avvocato Corti parlato dei ricorsi depositati da Fraterna Tau “La convenzione firmata a suo tempo dall’associazione e dal Comune prevedeva che il contratto con cui i terreni su cui sorge la struttura erano stati dati in comodato d’uso gratuito scadesse dopo 36 mesi (nel 2013, ndc) o comunque fino a cessazione delle esigenze della Fraterna Tau. Dato che la sede originaria di Fraterna Tau in via dei Giardini non è ancora stata ripristinata, e dunque le esigenze non sono venute meno, noi sosteniamo che il contratto non sia scaduto. Abbiamo presentato due ricorsi: uno al Tar contro l’ordinanza di demolizione e l’altro, in merito alla durata della convenzione sui terreni, al tribunale ordinario, perché la vicenda è una questione di diritto privato”.

Quando il 17 settembre abbiamo ricevuto l’ordinanza di demolizione” ha poi proseguito Corti “abbiamo scelto un approccio dialogante e collaborativo, decidendo di non sollevare una questione pubblica. Abbiamo chiesto una conciliazione, ossia una mediazione formale, perché volevamo trovare una soluzione rispettosa sia degli interessi di Fraterna Tau sia di quelli degli aquilani, perché questa è una struttura che ha un doppio valore, economico e sociale, per via dei servizi che svolge. Demolire sic e simpliciter sarebbe una perdita secca per la collettività”.

Corti ha parlato poi di “stranezze”: “La prima è che il giorno dopo aver depositato il tentativo di conciliazione comunicato a sindaco e vice sindaco, è uscita sul Messaggero la notizia dell’ordinanza e a quel punto il canale di mediazione si è interrotto”.

La seconda stranezza, ha osservato Corti, “è che tutta questa vicenda nasce sulla base di un esposto anonimo fatto il 20 aprile”. Un esposto che parlava di “gente che fa i bisogni dalle finestre” e che recitava, testualmente, “non posso firmare [...] ma la pacchia deve finire”.

Dopo aver ricevuto l’esposto, il Comune si muove. “Normalmente” ha fatto notare Corti “la Pubblica amministrazione non prende in considerazione gli esposti anonimi, perché questo alimenta un clima di delazione tra i cittadini. Invece il giorno stesso in cui viene depositato l’esposto, de Nardis dà disposizioni all’ispettorato urbanistico del Comune per procedere agli accertamenti. Una rapidità di attivazione simile da parte della PA non si era mai vista. Questa operazione si origina all’interno di una cornice politica ben precisa”.

Ultima modifica il Sabato, 07 Novembre 2020 18:18

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