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Domenica, 01 Novembre 2020 20:42

Asl 1, Cgil: "Criticità nel tracciamento, carenza di personale e posti letto"

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Carenza di personale e posti letto, mancata garanzia dei LEA, criticità nel tracciamento dei contagi.

La Cgil della provincia dell'Aquila torna a denunciare le criticità del sistema sanitario in una lettera inviata al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio, al ministro della Salute, al Capo Dipartimento della Protezione civile nazionale, al commissario straordinario all'emergenza covid, al Prefetto dell'Aquila, al presidente della Giunta regionale e all'assessore alla salute oltre che al Comitato ristretto dei sindaci della provincia. 

Il sindacato parla di un "quadro drammatico, di estrema difficoltà".

Innanzitutto, "va rilevata l’enorme e strutturale carenza di personale che, già prima dell’emergenza sanitaria, rappresentava la criticità maggiore della ASL 1 con un fabbisogno carente stimabile in oltre 800 addetti tra tutte le figure professionali. A partire dal mese di febbraio a tutt’oggi - denuncia la Cgil - poco o nulla è stato fatto per reperire nell’immediato nuova forza lavoro, al fine di sopperire alle già drammatiche carenze e nella prospettiva di dover affrontare una impennata di ricoveri dovuti alla pandemia"; tant’è che nelle ultime settimane la ASL, con estrema approssimazione, "ha trasferito il personale sanitario (per lo più infermieri) da un presidio ospedaliero all’altro, in particolare da Avezzano verso L’Aquila e da Sulmona verso Avezzano. Con il solo risultato di determinare ancor di più il depauperamento di personale all’interno di ogni singolo Presidio Ospedaliero, già di per sé gravemente carente di risorse umane".

Risultano altresì carenti il personale che deve prestare assistenza ai pazienti Covid in ambito ospedaliero (Terapie Intensive e Malattie Infettive) e territoriale (USCA); il personale che dovrebbe essere destinato all’esecuzione dei tamponi e del conseguente tracciamento sanitario dei contatti; il personale dei servizi di emergenza/urgenza (Pre-triage, Pronto Soccorso e 118); il personale dei servizi di diagnosi (Radiologia e Laboratori Analisi).

"Riteniamo sia altrettanto grave - aggiungono il segretario generale provinciale Francesco Marrelli e il segretario della Funzione pubblica Anthony Pasqualone - la mancata esecuzione, costante, periodica e programmata, dei tamponi a tutto il personale della ASL, a partire da quello maggiormente esposto. Sappiamo da segnalazioni che provengono direttamente dalle lavoratrici e dai lavoratori che, nei confronti di molti di loro, ancora non è stato mai eseguito alcun tampone; ad altri, il primo tampone, dall’inizio della pandemia, è stato eseguito solo alcuni giorni fa".

In questi ultimi giorni, si è addirittura venuti a conoscenza della indisponibilità di tamponi e reagenti, per cui centinaia di persone, tra lavoratrici, lavoratori e cittadine e cittadini, sono ancora in attesa di essere sottoposti all’accertamento sanitario relativo al contagio da coronavirus. Inoltre, "già da qualche giorno è ormai conclamata la carenza di posti letto COVID con la sola conseguenza che utenti e cittadini restano in attesa nelle ambulanze (che dovrebbero servire alla gestione dell’emergenza), nei pre-triage chem in alcuni casi, possono contare su un solo infermiere per turno senza il supporto di personale medico o nei Pronto Soccorso, senza poter ricevere le giuste cure e senza che possano essere ricoverati nei presidi ospedalieri".

Addirittura, nei giorni scorsi si sono registrati dei decessi nelle ambulanze, come accaduto nel nosocomio di Avezzano, a causa della impossibilità di poter precedere al ricovero nelle strutture preposte. "Quanto sta accadendo è assolutamente inaccettabile e lede palesemente il diritto alla salute di ogni donna ed ogni uomo della nostra comunità - l'affondo della Cgil - A ciò si aggiunga che la situazione emergenziale, la già dichiarata carenza di personale, l’accorpamento dei reparti ospedalieri, il diffondersi del contagio tra gli operatori sanitari, sta compromettendo gravemente il rispetto della garanzia dei LEA e, di conseguenza, il diritto alle cure, con l’impossibilità per cittadine e cittadini di essere sottoposti ad interventi, ad esami diagnostici e riabilitativi, con l’ulteriore prolungamento senza fine delle liste di attesa ed il conseguente abbandono di tutti quei malati cronici o soggetti che dovrebbero essere sottoposti ad attività di prevenzione".

Il drammatico quadro, così descritto, sta comportando un esponenziale aumento dei contagi nel nostro territorio, collocando la provincia dell’Aquila tra le più colpite della Regione Abruzzo, "con l’inerzia della politica e l’incapacità della stessa ad effettuare una seria programmazione, nonostante gli 8 mesi trascorsi dall’inizio della pandemia e nonostante un periodo di tregua nei mesi estivi che avrebbe consentito un adeguamento, sia sul fronte del personale rispetto alle effettive esigenze, sia sul fronte strutturale e strumentale, rispetto ad una ripresa della curva dei contagi, annunciata, ampiamente prevedibile e denunciata da tutta la comunità scientifica internazionale".

Non secondario ciò che accade anche sul fronte del tracciamento dei contatti, ormai totalmente fuori controllo nella nostra provincia, con una gravissima conseguenza in termini di salvaguardia della salute pubblica. Infatti, "sono migliaia i cittadini e le cittadine che, in assenza di un pronto intervento da parte della struttura sanitaria pubblica, sono costretti a rivolgersi alle strutture private per la verifica della propria esposizione al virus. Tale condizione sta generando una gravissima confusione all’intero sistema produttivo provinciale, compreso il mondo dell’Istruzione e della conoscenza. Non sono esenti da tale problematica i lavoratori e le lavoratrici della Polizia Penitenziaria e dei servizi collegati al sistema carcerario provinciale".

E ciò avviene nonostante le continue rassicurazioni che giungono dal presidente della Giunta Regionale e dal Direttore generale della ASL, mentre assistiamo inermi ad un inesorabile ed esponenziale aumento dei contagi in tutta la provincia dell’Aquila che continua a generare timori, confusione e rabbia all’intera comunità provinciale. "Siamo fortemente preoccupati per la tenuta dell’intero sistema sanitario - conclude la Cgil provinciale - a partire dall’integrità psicofisica di lavoratrici e lavoratori che sono di nuovo chiamati a far fronte ad una fase dell’emergenza ancor più grave di quella precedente che ha di per se, tra l’altro, una prospettiva temporale ben più lunga da fronteggiare, cosi come esprimiamo profonda preoccupazione per cittadine e cittadini che vedono venir meno l’accesso alle cure e quindi la lesione ad un diritto Costituzionalmente garantito". 

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