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Martedì, 24 Novembre 2020 19:01

Induzione indebita: Cialente assolto in via definitiva con formula piena

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"Non luogo a procedere". Nel pomeriggio, il gup del tribunale dell'Aquila Baldovino De Sensi ha assolto con formula piena Massimo Cialente, accusato di induzione indebita ai tempi in cui era sindaco della città. 

Si chiude, così, una lunga vicenda giudiziaria che si è trascinata per anni. 

Un passo indietro.

Ricorderete che, nell'aprile 2017, il gup del tribunale dell'Aquila aveva deciso di archiviare il procedimento aperto dalla Procura della Repubblica nei confronti dell'allora sindaco Massimo Cialente e del dirigente Fabrizio De Carolis. Il pm Stefano Gallo aveva chiesto il rinvio a giudizio per induzione indebita, la così detta concussione depotenziata.

Stando al pubblico ministero, Cialente l'aveva esercitata, per un capo d'accusa, affinché venissero affidati lavori in subappalto nell'ambito della ricostruzione del complesso '201' di Pettino all'imprenditore Eliseo Iannini - la cui posizione era già stata archiviata - e , per l'altro capo d'accusa, affinché venisse istruito, il pagamento di un Sal da 2.7 milioni di euro alla società Palomar-Consta, per opere su un altro cantiere della ricostruzione, seppure - era questa la tesi degli inquirenti - l'impresa non ne avesse diritto.

Come detto, il gup aveva ritenuto di archiviare il procedimento, prosciogliendo Cialente e De Carolis da ogni accusa. Tuttavia, il pm Stefano Gallo aveva deciso di impugnare l’assoluzione: la Suprema Corte, chiamata ad esprimersi, aveva definitivamente archiviato il capo d'accusa relativo alla vicenda del complesso '201' rinviando però ad altro Giudice il giudizio sulla questione afferente al pagamento del Sal alla Palomar-Consta. 

Da allora, sono passati tre anni e mezzo e, nel pomeriggio, Cialente è stato assolto con formula piena. 

La vicenda riguardava la ricostruzione del condominio Cappelli, acquisito dalla ditta Palomar che era subentrata a Consta in seguito alla richiesta di concordato preventivo dell'impresa. Stando all'accusa, il primo cittadino aveva indotto il funzionario comunale Fabrizio De Carolis ad accellerare il pagamento di alcuni Sal come richiesto dagli avvocati di Palomar sebbene il legale del condominio avesse diffidato la società dall'avanzare richieste di pagamento in difetto dell'attestazione del pagamento dei subappaltatori. Effettivamente, i Sal vennero pagati e, stando agli inquirenti, questo sarebbe avvenuto proprio per le pressioni esercitate da Cialente. 

Il gup, però, ha giudicato inidoneo l'intervento dell'allora sindaco, cioé inefficace nel merito dell'avvenuto pagamento. 

Tra l'altro, nelle prime 700 pagine del corposo fascicolo veniva riportato che Cialente avesse ricevuto "regali" dalla Palomar e, qualche giorno dopo, il sindaco aveva chiamato il cognato "per aprire dei regali"; di qui, la convinzione che si trattasse di elargizioni della società per spingere il primo cittadino ad intervenire per sbloccare i pagamenti. Tuttavia, viene poi chiarito nel dossier che, in realtà, non si trattava di "regali" ma dei "legali" della Palomar che, in effetti, erano stati ricevuti dal sindaco che, in loro presenza, aveva telefonato a De Carolis per chiedergli di interessarsi alla vicenda. 

"Si chiude oggi l'ultimo processo dell'era Cialente, il sindaco della ricostruzione della città dell'Aquila, l'uomo nelle cui mani sono passati circa 7 miliardi di euro", il commento a newstown del legale Carlo Benedetti. "Con questa ultima sentenza è stato ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, il valore dell'uomo e del politico e della sua condotta politica e personale, specchiatissima ed autorevole".

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