Mercoledì, 12 Maggio 2021 15:28

Asl1, Assistente sociale 'discriminata': una vicenda gravissima che apre squarci sulle guerre intestine all'azienda

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Asl1, Assistente sociale 'discriminata': una vicenda gravissima che apre squarci sulle guerre intestine all'azienda Foto d'archivio

Stiamo seguendo da giorni la vicenda, gravissima, dell'assistente sociale operante presso il Consultorio di Civitella Roveto "discriminata" dalla Asl 1 perché incinta, stando al pronunciamento del Tribunale di Avezzano [qui, la sentenza], e reintegrata nel suo diritto al lavoro su imposizione del Giudice.

La storia è nota: l'incarico di 6 mesi alla professionista è andato in scadenza il 27 ottobre scorso; sebbene il Responsabile Consultoriale dell'Area Marsica avesse chiesto alla direzione della Asl 1 di prorogare il contratto di ulteriori 6 mesi per motivi di "urgenza e necessità", l'azienda ha deciso di interrompere la collaborazione, a differenza di ciò che è accaduto ad un collega della operatrice, operante a Tagliacozzo con medesimo contratto e funzione, che ha visto invece prorogato il rapporto di lavoro.

Una decisione che la Asl ha motivato con esigenze aziendali ma che è stata duramente censurata dal Giudice del lavoro del Tribunale di Avezzano stante l'evidenza che, oltre all'assistente sociale operante a Tagliacozzo, pochi giorni dopo hanno beneficiato della proroga altri 5 operatori col medesimo profilo professionale. 

E come non bastasse, con deliberazioni del Direttore Generale n. 2017 del 13.11.2020 e n. 2363 del 31.12.2020 la Asl 1 ha poi proceduto all’assunzione a tempo determinato di ben 9 unità con profilo di assistente sociale (cat. D), di cui due segnatamente sull’Area Marsicana.

E' per questo che il Giudice ha parlato di atteggiamento discriminatorio, punendo l'azienda e imponendo il reintregro dell'assistente sociale.

Una vicenda che getta un'ombra, l'ennesima, sulla gestione della Asl 1 e che assume interesse pubblico non solo per il fatto in sé, l'inaccettabile discriminazione nei confronti di una giovane professionista in maternità, ma perché impone degli interrogativi sulla governance aziendale e apre squarci sulle guerre intestine che stanno minando la tenuta stessa della Asl, in piena emergenza pandemica.

In queste settimane, il governatore Marco Marsilio ha sollevato pesanti contestazioni all'operato del Direttore generale, ed in particolare sullo stato d'attuazione degli interventi per il riordino della rete ospedaliera in relazione all'emergenza covid-19, ad un livello di realizzazione "disallineato rispetto alle esigenze di assoluta celerità dettate dalla condizione emergenziale" ha tenuto a ribadire il governatore.

Tant'è vero che è stata avviata la procedura di valutazione dell'operato del manager romano, prevista, appunta, per il mese di maggio. Certo è che il contratto del Direttore generale è 'blindato' e non è affatto semplice arrivare ad una rimozione che rischierebbe di trascinare la Regione in un lungo contenzioso giudiziario.

Per questo, la condanna inflitta alla Asl 1 e l'eco mediatica della sentenza hanno indotto l'assessora regionale alla Sanità Nicoletta Verì a chiedere alla direzione generale dell'azienda "di fornire una relazione puntuale sulla vicenda della lavoratrice: attendiamo che la Asl ci chiarisca i dettagli dell’accaduto – ha aggiunto l’assessora – che, se confermato nelle modalità emerse nelle ultime ore, rappresenterebbe un episodio da censurare con fermezza e sul quale proporremo l’adozione di ogni utile provvedimento disciplinare nei confronti dei responsabili".

Anche il coordinatore regionale della Lega, il deputato Luigi D’Eramo, è intervenuto annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare.

Ebbene, NewsTown è stata in grado di svelarvi la risposta del manager Testa all'assessora Verì, pervenuta in Regione il 7 maggio scorso con nota protocollata col numero 101357/21. Di fatto, il manager conferma che "in prossimità della naturale scadenza dei due contratti", quello della professionista operante a Civitella Roveto e quello di un collega dislocato a Tagliacozzo, "il Responsabile del servizio di assegnazione dei due dipendenti" ha chiesto al Direttore sanitario aziendale, all'epoca la dottoressa Sabrina Cicogna, "l'autorizzazione alla stipula dei nuovi contratti per la durata di 6 mesi". Sulla base di detta richiesta, aggiunge il manager della Asl 1, "il Direttore sanitario aziendale ha ritenuto di autorizzare la stipula del nuovo contratto" per il solo professionista operante a Tagliacozzo.

Dunque, "i conseguenti atti proposti dalla UOC Personale sono stati adottati in esecuzione delle indicazioni del Direttore sanitario aziendale".

Insomma, Testa ha inteso chiarire che la decisione di non prorogare l'incarico alla professionista in maternità è stata assunta da Sabrina Cicogna; il manager ha comunque aggiunto che "con il rispetto dovuto alle decisioni dell'Autorità giudiziaria", che ha intimato di prorogare il contratto di 6 mesi alla operatrice, "è di ogni evidenza cbe la dottoressa non sia stata licenziata perché incinta, come erroneamente riportato, poiché la cessazione del rapporto con essa instaurato è da ricondurre unicamente alla circostanza che il contratto era giunto alla sua naturale scadenza".

Sta di fatto che al collega, con lo stesso profilo professionale, il contratto è stato rinnovato; e pure fosse vero ciò che asserisce Testa, non si spiega come mai l'operatrice non sia stata presa in considerazione neanche successivamente, allorquando l'azienda ha proceduto con altre assunzioni scorrendo la graduatoria e, di fatto, ignorandola, andando a pescare professionisti che avevano un punteggio inferiore.

C'è di più.

NewsTown è entrata in possesso della nota inviata il 25 settembre 2020 dall'UOSD Consultoriale Marsica per chiedere l'attivazione delle procedure di proroga per entrambi i professionisti assunti come collaboratori professionali 'Assistenti sociali'; il dirigente, nella missiva, chiarisce che i due professionisti "hanno espresso fin da ora la disponibilità per ulteriore incarico" e sottolinea "la necessità e l'urgenza di prorogare" gli incarichi.

Ebbene, a penna è scritto testualmente: "parere favorevole solo per l'assistente sociale [...]" con l'indicazione del cognome del professionista operante a Tagliacozzo. In calce, la firma dell'allora direttrice sanitaria. Accanto compare un altro appunto a penna: "La [...] è in maternità", con riferimento al cognome dell'assistente sociale operante a Civitella Roveto cui non è stato rinnovato il contratto. L'avvocato dell'allora Direttrice sanitaria aziendale Sabrina Cicogna ha inteso informare la redazione che questo appunto, al contrario dell'altro, non può in alcun modo essere attribuito alla professionista aquilana

In effetti, non è firmato come l'altro; chi l'ha aggiunto, dunque?

L'avvocato di Sabrina Cicogna ha precisato anche un altro aspetto della vicenda: la professionista, nell’adempimento delle funzioni di Direttrice sanitaria, ha espresso non già un'autorizzazione alla proroga del solo contratto del professionista operante a Tagliacozzo, bensì, come di propria competenza, un mero parere tecnico – sanitario, ovverosia un atto a natura infra-procedimentale.

Di fatto, Cicogna avrebbe espresso parere tecnico - sanitario favorevole alla proroga di uno dei due professionisti, e non dell'altra in servizio a Civitella Roveto, per una valutazione squisitamente operativa e non per motivazioni legate allo stato di maternità della professionista. E si tratta di una valutazione assolutamente lecita, sia chiaro: come detto, la discriminazione si è materializzata nel momento in cui sono stati prorogati anche gli altri contratti e, addirittura, si è attinto da una graduatoria per stipulare ulteriori rapporti di lavoro ignorando la professionista in maternità.

E allora, ci chiediamo: se è vero, come è vero, che Sabrina Cicogna ha espresso un mero parere tecnico - sanitario, come mai con nota prot. 0235437/20 a firma del Direttore dell’UOC del Personale si informa l'Assistente sociale che la Direzione sanitaria aziendale ha dato indicazione "di non disporre la prosecuzione dell'incarico a tempo determinato, scadente al 27/10/2020, in luogo della maternità, di cui al d.Lgs. n. 151/2001, che in base alla documentazione in atti, risulta attivata nel confronti della S.V. medesima fino al 22/01/2020"?

Dalle interlocuzioni che ne sono seguite, è emerso che l'azienda non stava procedendo alla proroga dei contratti in scadenza per il personale che risultava assente; tuttavia, l'operatrice non era assente bensì in maternità. Chi stava assumendo queste decisioni?

C'è di più.

Alla notizia della mancata proroga del contratto, l'assistente sociale ha inviato una diffida alle figure apicali dell'azienda sanitaria osservando come la determina, ostativa della prosecuzione del rapporto di lavoro, fosse illegittima in quanto discriminatoria, e ha chiesto alla Asl 1 di deliberare la proroga del suo rapporto di lavoro. Per tutta risposta, il 27 gennaio scorso, con una nota, il Direttore Generale della ASL 1, Roberto Testa, e lo stesso Direttore del personale, Enrico D’Amico, hanno inteso difendere l'operato dell'azienda, spiegando che la mancata proroga - a loro dire - non era dovuta allo stato di gravidanza e che l’azienda, comunque, non era tenuta a dar seguito alle richieste dei dirigenti delle articolazioni aziendali, né a motivare atti che non rispondessero a deliberazioni assunte nell’ambito della propria discrezionalità tenuto conto dei vincoli di bilancio.

Come si spiega questo cambio di rotta?

C'è un altro provvedimento che lascia piuttosto perplessi: come detto, non solo la Asl 1 ha deciso di prorogare il contratto dell'assistente sociale operante a Tagliacozzo ma, in data 22 ottobre 2020, con delibera 1853, ha stabilito la proroga di altri 5 contratti a tempo determinato con qualifica di assistente sociale. Ebbene, la delibera è firmata dal Direttore della UOC Personale Errico D'Amico, dall'Istruttore Luana Di Cesare, dal Direttore amministrativo facente funzione Stefano Di Rocco e dal Direttore generale Roberto Testa. Risulta misteriosamente assente la Direttrice sanitaria Sabrina Cicogna. 

E' con questo provvedimento, come spiegato, che si sarebbe pienamente configurata la discriminazione: se la Asl 1 avesse deciso, infatti, di prorogare un solo contratto di Assistente sociale sull'Area Marsicana per esigenze aziendali, essendo la collega in maternità giunta a fine contratto non avrebbe potuto contestare il provvedimento; nel momento in cui sono stati prorogati altri contratti in scadenza, alcuni sulla stessa area, è apparso chiaro, però, come non si sia voluto prorogare proprio 'quel' contratto, e per lo stato di maternità della professionista, come indicato nella nota inviata dal Direttore del Personale all'Assistente sociale.

E d'altra parte, non è imputabile alla direttrice sanitaria uscente la decisione di scorrere la graduatoria per attribuire ulteriori incarichi a tempo determinato ignorando la professionista incinta. 

Insomma, un vero e proprio pasticcio che rischia di avere altri strascichi giiudiziari.

Ultima modifica il Mercoledì, 12 Maggio 2021 22:03

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