Domenica, 06 Giugno 2021 19:14

L'Aquila, la politica invoca ordine e sicurezza. Ma quali progetti ci sono per i più giovani?

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Ci risiamo.

Due anni fa, di questi tempi - anche allora era il mese di giugno - L'Aquila discuteva di alcuni fatti di cronaca che vedevano coinvolti dei ragazzi; due anni dopo, ci ritroviamo di nuovo a parlare di "città fuori controllo", di guerre tra bande, di adolescenti devastatori che avrebbero preso "possesso" di alcune zone del centro storico e così via. 

Sui social - l'unica agorà di una città che non ha più la capacità di confrontarsi e discutere - con toni perentori e un insopportabile perbenismo che sfocia nella sterile retorica, si chiedono maggiori controlli, si pretendono pattuglie di polizia ad ogni angolo del centro storico e telecamere che puntino il loro obiettivo, 24 ore su 24, sui giovani 'devianti'. 

E la politica, prontamente si accoda: il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, ha annunciato la convocazione del Comitato Ordine e sicurezza in Prefettura; delle situazioni di "disturbo alla quieta pubblica" discuterà anche il Consiglio comunale, che verrà riunito in seduta straordinaria. Intanto, il primo cittadino ha chiesto un "incremento dei controlli".

Basta così? Basta reclamare controlli e invocare "sanzioni esemplari"? A questo si limita la responsabilità della classe dirigente cittadina?

C'è una domanda che avevamo posto due anni fa e che riproponiamo oggi, a voce ancora più alta: "che città stiamo ricostruendo per i nostri ragazzi e per le nostre ragazze, per i giovani che stanno crescendo a L'Aquila?".

I fenomeni di "devianza" giovanile, parola che non ci piace affatto, sono diffusi, nelle grandi città come nei piccoli centri, nelle periferie metropolitane degradate come nei centri storici di provincia. D'altra parte, l'esperienza deviante, la tendenza a compiere gesti trasgressivi nei confronti dell'autorità e dell'ambiente, rappresentano una delle modalità con cui l'adolescente si confronta continuamente durante la crescita: si tratta di un 'fenomeno' che esige competenza nella trattazione, evidentemente, stante l’accelerazione delle fasi di crescita imposta da una società in perenne cambiamento e in isterica condizione di complessità.

E oggi è più vero di ieri, visti gli effetti della pandemia che ha inciso pesantemente sulla socialità degli adolescenti. 

Una questione 'complessa' che chiama in causa la dispersione scolastica, la mancanza d'opportunità e di politiche di coesione sociale, la scarsità dei servizi essenziali ed educativi, diritti negati e disuguaglianze inaccettabili.

Ci ponevamo delle domande, due anni fa: "E' una 'questione neutra' la mancata ricostruzione delle scuole, l'occasione perduta di restituire alla comunità scolastica edifici sicuri, moderni, dotati di aule studio, biblioteche e palestre? E' una 'questione neutra' lo stato di degrado in cui versano gli impianti sportivi cittadini, l'impossibilità per molti di svolgere regolarmente attività?" No, non lo è.

E ancora: "che tipo di messaggio veicola ai giovanissimi l'assenza di una biblioteca pubblica in centro storico, e così di una sala cinematografica? E che dire dell'assenza di spazi aggregativi, di luoghi di ritrovo, formazione, crescita culturale, contaminazione artistica? Che fine ha fatto il progetto della cittadella della creatività all'ex op di Collemaggio, finanziato con 10 milioni di euro a valere sui fondi del Masterplan per l'Abruzzo?".

Sono domande ancora attuali, che non hanno avuto risposta. Anzi, la situazione è persino peggiorata.

In questi anni, ci siamo preoccupati di ricostruire i palazzi del centro storico che oggi vorremmo, giustamente, fossero preservati e curati, ma non abbiamo minimamente pensato ai più giovani, alle loro esigenze; il centro storico non ha una vocazione, se non quella di vetrina, di quinta scenografica per i pochi che lo abitano e i molti che lo vivono di sera per iniziative culturali sporadiche o per trascorrere una serata al pub o al ristorante. Ad un adolescente, oggi, che cosa offre il centro storico di altro rispetto alla possibilità di una bevuta in compagnia? Rispondiamo noi: assolutamente nulla. Non ci sono circoli ricreativi, culturali, luoghi di produzione artistica aperti, attraversabili, fruibili. 

Peggio ancora in periferia: l'abbiamo ricostruita com'era e dov'era, luoghi dormitorio privi di qualsivoglia spazio di socialità, assolutamente anonimi, 'slegati' e mal collegati col centro storico, laddove vivono 5 mila nuovi poveri che non vediamo, non conosciamo, non frequentiamo: di che famiglie parliamo? Cosa stiamo facendo per i loro figli? 

Consigliavamo, allora, la lettura del libro del professor Enrico Perilli, "Il perturbante nell'espansione urbana": lo facciamo di nuovo, perché chiarisce in modo illuminante come chi abiti non luoghi finisca per non avere una identità, una storia, non vivendo una comunità che si fonda su valori, storie e battaglie condivise, aspettative comuni; luoghi che si rivelano alienanti, con le conseguenze che si possono immaginare.

A L'Aquila questa tendenza, riscontrabile a livello nazionale, è amplificata in modo esponenziale dagli effetti del terremoto cui si è sommata la pandemia. 

Non vorremmo indugiare su letture psicologiche che non siamo in grado di sviluppare pienamente, né richiamare trattati sociologici, e le riflessioni scaturite in questo articolo non intendono in alcun modo sminuire la gravità dei fatti di cronaca denunciati in questi giorni. Tuttavia, siamo convinti che vada sviluppata una riflessione profonda che non può limitarsi alla pretesa di maggiori controlli e di pene severe.

Spetta alle autorità inquirenti indagare e punire coloro che si rendessero colpevoli di atti devianti, è compito della politica, invece, e della comunità per estensione, pretendere politiche sociali e culturali che, oltre lo sterile richiamo alla repressione siano in grado di dare risposte alle esigenze delle giovani generazioni che saranno i cittadini di domani. 

Vanno 'messi a terra' ancora 100 milioni del fondo Restart, il 4% delle risorse per la ricostruzione destinate allo sviluppo economico e sociale: che progetti ha l'amministrazione comunale per i cittadini più giovani? Che iniziative intende implementare per stimolarne la socialità, la curiosità, le capacità artistiche e culturali, l'educazione al vivere comune? E che attività sono state avviate con i 200 milioni già spesi? 

Di questi argomenti non si è mai discusso. Di questo, invece, dovremmo occuparci; di questo dovremmo chiedere conto all'amministrazione comunale e a chi si candiderà domani a guidare la città.

Lascia davvero interdetti che il Consiglio comunale si occupi finalmente dei giovani, in seduta straordinaria, ma in termini soltanto securitari.

 

 

Ultima modifica il Lunedì, 07 Giugno 2021 22:38

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