Stampa questa pagina
Venerdì, 09 Luglio 2021 13:08

Landini e Legnini: "Serve una legge quadro sulla ricostruzione"

di 

Una legge quadro sulle calamità naturali, “per evitare di ripartire ogni volta da capo, allungando i tempi e non risolvendo i problemi”.

La proposta viene dalla Cgil, il cui segretario generale, Maurizio Landini, è stato questa mattina all’Aquila per partecipare a un incontro tenutosi nell’aula magna del Dipartimento di scienze umane di Univaq.

“Siamo un Pese che ha bisogno di cure e manutenzione e che purtroppo è esposto a eventi sismici e alti eventi calamitosi” ha detto Landini “L’esperienza che abbiamo alle spalle è che ogni volta ci si è trovati di fronte agli stessi problemi, alle stesse lungaggini. Una legge quadro è una scelta lungimirante, tanto più che può essere collegata al piano straordinario di investimenti che il nostro Paese ha a disposizione. Siamo nelle condizioni di parlare non solo di ricostruzione ma anche di cura, manutenzione e prevenzione e dentro questa cornice bisogna ragionare su come tutto ciò possa diventare un elemento di crescita del sistema delle imprese e della qualità del lavoro nei territori, perché poi parliamo soprattutto di aree interne e di zone che avevano problemi anche prima degli eventi sismici che le hanno colpite in questi anni”.

Una legge quadro sulle calamità naturali, secondo Landini, non può prescindere dal contrasto al lavoro nero, alle infiltrazioni della criminalità organizzata e alle forme di illegalità che si incistano nel sistema degli appalti e dei subappalti: “E’ decisivo” osserva il segretario della Cgil “che tutti i soggetti coinvolti lavorino per firmare patti. Credo che il recente protocollo della legalità sottoscritto a Teramo sia un evento molto positivo su come affrontare questi temi”.

All’incontro di questa mattina era presente anche il commissario straordinario alla ricostruzione del Centro Italia Giovanni Legnini.

E’ arrivato il tempo di assumere un’iniziativa molto chiara un codice della ricostruzione” osserva Legnini “La Cgil propone un intervento normativo molto più ampio, il che non può che essere condivisibile. Occorre che i gruppi parlamentari e il governo iscrivano tra le priorità questa legge, anche considerando la fase storica che viviamo che è la fase della ricostruzione del Paese. Bisogna partire dalle esperienze migliori di questi decenni, comprese quelle che stiamo portando avanti a seguito delle innovazioni legislative e dei provvedimenti adottati per il Centro Italia. A questo proposito, renderò pubblica tra pochi giorni la prima bozza del testo unico delle ordinanze sulla ricostruzione privata, che è cosa ben diversa dal codice della ricostruzione ma che potrà contribuire a fissare norme e principi chiari, anche procedimentali, che mi auguro possano costituire un riferimento per la successiva attività legislativa”.

Pnrr, Landini: “Serve un’idea di sviluppo e una politica indutriale, intervento pubblico fondamentale”

A margine dell’incontro, Landini ha parlato anche di Pnrr, blocco dei licenziamenti, politiche industriali. Tre temi che riguardano da vicino anche l’Abruzzo, dove c’è, tra le altre cose, uno dei poli automotive più importanti d’Europa, ora che Sevel è entrata nella galassia Stellantis, il gigante nato dalla fusione tra Fca e Psa.

“Occorre cogliere la portata dei processi in corso. La mobilità, per esempio, sta cambiando, non si tratta più solo di costruire auto e mezzi ma di capire come si spostano le persone e quindi come vanno riconfigurate le città. E’ il momento di avere un’idea di sviluppo e questa programmazione non può essere lasciata alla singole imprese, c’è bisogno anche di un intervento pubblico. Stellantis è un soggetto con una dimensione internazionale, in cui i francesi hanno un peso consistente. C’è bisogno che il confronto veda anche la presenza del governo italiano affinché ci siano degli impegni precisi. L’apertura annunciata dall’azienda di una nuova fabbrica di batterie a Termoli è una buona notizia ma c’è bisogno di avere un quadro preciso di quelli che sono i nuovi modelli da realizzare e degli investimenti da compiere. Il tema è costruire mezzi elettrici, non inquinanti e sostenibili ma ciò comporta cambiare le concezione della mobilità. C’è bisogno di un piano nazionale dei trasporti, affinché gli investimenti stabiliti stiano dentro un’idea di politica industriale. Sono temi che stiamo chiedendo con forza al governo, ma questa chiarezza ancora non c’è. Credo che sia necessario aprire dei tavoli di confronto e di trattativa per acquisire questi impegni e assumere questi indirizzi”.

Sullo scongniurato sblocco dei licenziamenti, Landini ha detto:  “E’ stato un risultato importante aver portato il governo e le associazioni imprenditoriali a prendere impegni anche nel settore industriale, l’unico dove siano stati sbloccati i licenziamenti, a usare gli ammortizzatori sociali a disposizione. Ora quell’accordo deve essere rispettato, senza forzature o furbizie. Il tema vero è arrivare a definire la riforma degli ammortizzatori sociali, per estendere le tutele a tutte le forme di lavoro e introdurre il diritto alla formazione e all’aggiornamento perché bisogna mettere le persone nella condizione di avere quelle competenze che sono necessarie a fronte del cambiamento dei processi tecnologici in corso”.

Altrimenti, osserva Landini, il rischio è che anche con i fondi del Pnrr possa esserci una ripresa jobless, ossia una ripartenza dell’economia non accompagnata, però, da una crescita di posti di lavoro: “Bisogna discutere di come questi investimenti creino lavoro, ossia di politica industriale, dove contano non solo gli investimenti pubblici ma anche quelli privati. Se si dice ad esempio che bisogna cambiare gli autobus, bisogna decidere se comprarli all’estero o produrli in Italia. Parlare di politica industriale vuol dire costruire filiere produttive. Se uno degli obiettivi del Pnrr è il superamento delle energie fossili e quindi rilanciare le produzioni per l’eolico e il solare, bisogna decidere: comprare tutto in Cina , come si è fatto in passato, o costruire filiere produttive affinché la transizione ecologica, oltre alla tutela dell’ambiente, garantisca anche lavoro e occupazione? Parlare di politiche industriali e di intervento pubblico vuol dire porsi il problema, sia a livello centrale che territoriale, di quanti posti di lavoro, sicuri e non precari, si creano, soprattutto per i giovani e le donne”.

Ultima modifica il Venerdì, 09 Luglio 2021 21:32

Articoli correlati (da tag)