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Giovedì, 15 Luglio 2021 18:12

Adsu L'Aquila ancora nel caos. Il direttore: "Campomizzi senza agibilità, va chiusa". Servizi a rischio, il rettore Univaq Alesse: "Incompetenza gestionale"

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Mentre l’Università dell’Aquila annuncia che, a partire dal prossimo autunno, riprenderanno le lezioni in presenza, dentro l’Adsu si apre un giallo legato all’agibilità della caserma Campomizzi, dove si trovano la casa dello studente e una delle mense gestite dall’ente per il diritto allo studio.

Un caso che va ad aggiungersi alle criticità già note che interessano da tempo l’azienda, che pochi mesi fa portarono alcuni membri del cda e lo stesso rettore Univaq Edoardo Alesse a una dura presa di posizione nei confronti dei vertici e della presidente Eliana Morgante e che hanno spinto la Cgil a tenere, questa mattina, nel piazzale antistante l’edificio Touring, nel polo di Coppito, un’assemblea aperta, nella quale sono stati affrontati alcuni nodi problematici relativi alle sedi e all’erogazione dei servizi.

cgil adsu

All’incontro erano presenti, oltre al segretario provinciale della Camera del Lavoro dell’Aquila, Francesco Marrelli, anche il rettore Edoardo Alesse, il consigliere regionale Americo Di Benedetto, e tre dei cinque membri del cda dell’Adsu, Maurizio Passacantando, Sara Cecala e Matteo Paoletti. Assenti, invece, la presidente Eliana Morgante e il vice presidente Antonio Pensa.

Il direttore dell'Adsu: "Non c'è l'agibilità, Campomizzi va chiusa"

Da mesi, ormai, l’azienda per il diritto allo studio aquilana è prigioniera di un’impasse che rischia di ritardare la pubblicazione del nuovo bando per l’assegnazione delle borse di studio e dei posti letto per il nuovo anno accademico.

Tutto nasce dal fatto che i locali della caserma Campomizzi, pur essendo in regola con le certificazioni di conformità - collaudo statico, antincendio, impianti (elettrico, idraulico, termico ecc.) - sarebbero privi, secondo il direttore Luca Valente, dell’agibilità e del cambio di destinazione d’uso e quindi non avrebbero i requisiti per continuare a rimanere aperti.

La presidente Morgante, dopo che per settimane aveva condiviso le stesse riserve, negli ultimi giorni ha però cambiato idea e, in una nota indirizzata al direttore, ha scritto: “La documentazione in atti si ritiene sufficiente per consentire l’utilizzo della struttura”.

Valente - che era direttore dell’Adsu anche all’epoca del terremoto e che venne rinviato a giudizio per omesso controllo per il crollo della casa dello studente, venendo poi assolto con formula piena da tutte le accuse - non è però dello stesso avviso e mette le mani avanti per evitare possibili conseguenze legali.

Rispondendo alla Morgante, infatti, non solo ribadisce “la condizione di assoluta incertezza in merito alla sussistenza della documentazione richiesta, ritenuta necessaria per consentire l’ulteriore utilizzo della struttura residenziale” ma rimette in capo alla presidente e al cda la responsabilità di adottare gli atti e di deliberare per la riattivazione dei servizi, suggerendo di inserire nel bando per l'assegnazione delle borse di studio e dei posti letto una postilla che avvisi gli studenti della situazione nonché di inviare le decisioni del cda alla procura: “Sussiste la reale possibilità che in caso di incidente che interessi la struttura, ove sia accertata l’effettiva mancanza di tutte le autorizzazioni e certificazioni necessarie, l’Adsu non potrebbe godere nemmeno della copertura assicurativa sui fabbricati […] Al fine di evitare che conseguenze civili e penali possano essere addebitate alle strutture amministrative dell’ente per una scelta operata dal Cda indipendentemente dalla sussistenza di tutti i requisiti ritenuti necessari per l’occupazione della struttura, il contenuto della deliberazione adottata dal Cda dovrà essere portata a conoscenza sia dei futuri utenti, con l’inserimento nel bando per il conferimento delle borse di studio del nuovo anno, sia con avvisi affissi nella struttura […] Sarà opportuno inoltrare il provvedimento che il cda ritiene di adottare anche all’autorità giudiziaria”.  

Non è la prima volta che Valente parla di chiudere la Campomizzi.

La scorsa primavera, appoggiato allora anche dalla Morgante e dal vice presidente Pensa, il direttore dell'Adsu era arrivato a proporre di sospendere i servizi di mensa e residenzialità perché, essendoci, causa Covid, un limitato numero di studenti, per l’azienda non era economicamente conveniente continuare a tenere aperta la struttura.

All’epoca fu il cda a bocciare la proposta, che provocò una levata di scudi generale anche nella politica.

Anche nella nota di qualche giorno fa inviata alla Morgante, tuttavia, Valente torna a ribattere sul tasto della convenienza economica arrivando ad affermare che “i servizi aziendali residenziali e di ristorazione non si configurano come servizi pubblici essenziali e quindi, in caso di motivata impossibilità di attivazione degli stessi, l’Adsu potrebbe far fronte ai propri fini istituzionali con la legittima erogazione di aiuti economici a favore degli studenti bisognosi e meritevoli privi di mezzi”.

Edoardo Alesse, questa mattina, è tornato a parlare di “incompetenza e incapacità gestionale”, mentre la Cgil è preoccupata, oltre che per il rischio di non vedere riconosciuto e assicurato un diritto costituzionalmente garantito come il diritto allo studio, anche per il futuro occupazionale dei circa 60 lavoratori impiegati nei servizi mensa, pulizia e portierato della Campomizzi e delle altre strutture gestite dall’Adsu.

Ultima modifica il Venerdì, 16 Luglio 2021 20:51

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