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Martedì, 14 Settembre 2021 11:41

Sgombero Case di Sassa NSI, partono le diffide ad Enti e Organismi di controllo

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Continua la battaglia delle 150 famiglie che il Comune dell'Aquila intende sgomberare dagli alloggi del progetto Case di Sassa NSI per realizzarvi la scuola nazionale di formazione dei Vigili del fuoco.

In giornata verrà inviata una diffida al Dirigente del Comune responsabile del procedimento, al Segretario comunale, al Responsabile regionale dei Vigili del fuoco, al Dirigente del Genio civile regionale, all'Autorità di bacino Aterno-Pescara, alla Protezione civile regionale, al Provveditorato alle Opere pubbliche, al Prefetto dell'Aquila, al Ministero competente e alla Procura regionale della Corte dei Conti.

"Si intende realizzare uuna struttura strategica in una zona alluvionale", ha ribadito stamane l'architetto Antonio Perrotti del Comitatus Aquilanus che, col sostegno dell'Unione Inquilini, ha firmato la diffida; "si sta operando in contrasto con l'articolo 80 della legge regionale 18/1983 e non è assolvente il fatto che, nel post terremoto, e senza pareri tecnici, si sia fatto l'errore di ubicare qui il progetto Case". 

Di fatto, l'area interessata dall'intervento è una zona agricola irrigua, così normata dal Prg vigente; "in emergenza, è stato costruito qui un nucleo del piano Case senza alcuna valutazione tecnico-ambientale: ora, se le palazzine sono, per loro natura, temporanee, il centro di formazione nazionale dei Vigili del fuoco è, invece, una infrastruttura durevole e strategica. Come si può pensare di realizzarla qui dove, nel 2010 e nel 2018, si sono verificate due alluvioni conseguenti, tra l'altro, a precipitazioni non ancora eccezionali?". 

Per questo, "l'area di Sassa Nsi sarebbe una delle prime da liberare dagli insediamenti provvisori realizzati; al contrario, s'intende localizzarvi il centro di formazione"; tuttavia, l'intervento - si legge nell'esposto - comporta "una intesa preventiva con la Regione e, poi, una variante urbanistica al PRG vigente con tutte le preventive valutazioni tecnico-ambientale". 

Di qui, la diffida. 

Si richiede l'adozione di una delibera di Consiglio comunale propedeutica all'intesa; l'atto d'intesa, di cui all'articolo 81 del Dpr 616/77; una perizia geologica preventiva; la trasparenza amministrativa per le aree di sedime e per quelle limitrofe; un parere preventivo del Genio civile regionale, dell'Autorità di bacino e della Protezione civile che assicuri la praticabilità e la sicurezza delle strutture strategiche da realizzare; una Conferenza di servizi preliminare con tutti gli enti interessati a vincoli e tutele; la conferenza di servizi di approvazione finale. 

"L'invito al Rup e al segretario comunale è di seguire responsabilmente le procedure - ha ribadito Perrotti - così come dettate dalle norme vigenti; agli Enti e agli Organismi di controllo chiediamo di interdire, anche a livello ministeriale, scelte dannose per l'intervento da realizzare, per la comunità e per l'erario".

Insomma, le famiglie non intendono trasferirsi altrove.

D'altra parte, l'amministrazione attiva ha gestito malissimo l'intera vicenda: non è stato avviato un confronto con le famiglie da trasferire, non si è proceduto ad un'analisi delle esigenze, dei bisogni, delle eventuali fragilità sociali ed economiche dei nuclei che vivono a Sassa. Le famiglie non sono 'pacchi postali' da spostare da un alloggio all'altro come nulla fosse. Ci sono bambini in età scolare che, trasferiti altrove, sarebbero costretti a cambiare scuola; ragazze e ragazzi che vivono quel quartiere come casa loro; ci sono anziani impossibilitati ad un trasloco, persone con fragilità che abitano l'alloggio assegnato da anni e hanno necessità di un supporto per trasferirsi altrove, famiglie monoreddito con difficoltà di spostamento. Per non parlare dei legami sociali che verranno inevitabilmente spezzati.

Ecco il motivo per cui un'operazione del genere non si può semplicemente imporre, ma va accompagnata da un'attenta valutazione sociale dell'impatto che produce su cittadini che, in molti casi, sono già provati dalla precarietà di una soluzione alloggiativa che non gli appartiene e che non sentono propria. Al contrario, fino ad oggi si è navigato a vista; l'amministrazione non aveva neppure un censimento delle famiglie assegnatarie degli alloggi; si è fatta una ricognizione in questi giorni per capire chi effettivamente sta abitando gli alloggi e a che titolo, da quanti componenti sono formati i nuclei, quanti sono agli appartamenti occupati. 

Non solo.

Alle famiglie si è lasciato intendere che, prima o poi, sarebbero state sfrattate, sebbene non vi siano ancora atti formali che giustifichino un eventuale trasferimento; dunque, si è chiesto loro - di fatto - di dirsi disponibili all'assegnazione di un altro alloggio, senza che siano state indicate le modalità.

Una modalità discutibile. Che ha portato, inevitabilmente, ad un muro contro muro che non promette niente di buono.

 

 

Ultima modifica il Martedì, 14 Settembre 2021 16:08

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