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Mercoledì, 15 Settembre 2021 11:53

Trivelle, la proposta di Piano delle Aree del Governo contestata da enti e associazioni. Forum H2O e SOA: “Un vero manifesto fossile"

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"Più trivelle e ancora fossili ed emissioni per i prossimi decenni con un ampliamento delle aree potenzialmente oggetto di rilascio di titoli minerari in mare rispetto alla situazione attuale, già critica. È la proposta di Piano delle Aree (PITESAI) del Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, attualmente in fase di Valutazione Ambientale Strategica”.

A lanciare l’allarme sono le associazioni ambientaliste Forum H2O e Stazione Ornitologica Abruzzese (SOA), che contestano la proposta di Piano delle Aree (PITESAI) che dovrebbe definire, entro il 30 settembre, i territori idonei allo sviluppo di nuove perforazioni per la ricerca e l'estrazione di gas e alla prosecuzione di progetti petroliferi già esistenti.

“Ieri - affermano - è scaduto il termine per presentare osservazioni. Oggi le aree coperte in mare da titoli minerari già rilasciati e istanze depositate sono vaste 16.983 kmq; con il nuovo piano i petrolieri potranno arrivare a ben 28.777 kmq. Sulla terraferma il calcolo è più complesso perché il Ministero non riesce neanche a mettere su carta i parchi nazionali”.

Attualmente, evidenziano le associazioni, sono 45.500 i kmq coperti da concessioni e istanze e il Piano consentirebbe di aumentare la superficie da concedere ai petrolieri anche in aree di straordinaria importanza per l'acqua di falda e per il patrimonio naturalistico di livello europeo, con specie come orso bruno, aquila reale, lanario e habitat protetti.

“Fortunatamente - sottolineano Forum H20 e SOA - oltre a noi stanno contestando il Piano dal punto di vista tecnico e strategico anche regioni e altri enti”. Oltre alle associazioni ambientaliste, a schierarsi contro la proposta ci sono infatti le associazioni di categoria (come il comparto della pesca) e alcuni comuni, grandi enti come l'Acquedotto Pugliese, alcune regioni (Toscana, Piemonte e Marche tra le altre) ed enti parco (Parco del Delta del Po e quello dei Monti Picentini ad esempio), che hanno già depositato osservazioni di forte critica al Piano.

I principali punti che vengono contestati riguardano:

  • l’assenza di una cogente strategia per l'abbandono delle fossili in accordo con quanto previsto a livello comunitario e dall'ultimo rapporto dell'IPCC;
  • la possibilità di continuare a perforare in aree con grandi riserve di acqua sotterranea, visto che il Piano non esclude neanche le zone di protezione degli acquiferi che così corrono grandi rischi di inquinamento a causa delle attività dei petrolieri;
  • la possibilità di perforare anche i Siti di Interesse Comunitario e le Zone di Protezione Speciale, rimandando a valutazioni caso per caso. Che piano è, se poi si rimanda allo stesso tipo di valutazioni che avviene oggi?
  • la genericità di molte affermazioni del Piano e la carenza di dati e bibliografia aggiornata

Il Ministero della Transizione Ecologica ora dovrà valutare le osservazioni pervenute e chiedere l'intesa alla conferenza Stato-regioni.

“Bisogna sottolineare - aggiungono Forum H20 e SOA - che l'Italia ha, tra l'altro, riserve di idrocarburi piuttosto limitate, che i nuovi progetti impiegherebbero anni per venire alla luce e che comunque, una volta estratti, metano e petrolio ci vengono rivenduti dalle società petrolifere al prezzo dei mercati internazionali senza alcun beneficio per le bollette, viste anche le royalty ridicole e le tante esenzioni previste dalla legge. Insomma, oltre al danno anche la beffa”.

"Come associazioni nelle osservazioni abbiamo stigmatizzato, tra l'altro, il fatto che questo documento di fatto non sia un piano perché lascia la discrezionalità delle scelte su vaste aree del paese. Abbiamo presentato noi al Ministero l'elenco delle ricerche scientifiche internazionali che evidenziano l'esistenza di forti perdite di metano dalla filiera del gas che rendono particolarmente pericolosi i pozzi facendo perdere ogni vantaggio rispetto a carbone e petrolio. Tanto che l'ultimo rapporto dell'IPCC richiede un taglio netto delle emissioni di questo gas clima-alterante”.

“Il Piano - aggiungono Forum H20 e SOA - non tiene conto del rapporto dell'Agenzia Internazionale dell'Energia per la quale per rimanere negli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima bisogna fermare ora ogni nuovo progetto di estrazione anche per il metano. La proposta di Cingolani non tiene conto degli effetti negativi sulla salute, con i relativi costi sanitari, degli abitanti dei territori interessati nonostante vi siano decine di pubblicazioni scientifiche che accertano l'impatto di pozzi, gasdotti e impianti fossili. Il piano nulla dice sulle conseguenze nefaste della subsidenza innescata dalle estrazioni in aree vulnerabili, sui possibili incidenti e sulle migliaia di pozzi abbandonati nel paese, che i ricercatori a livello internazionale hanno dimostrato essere pericolose fonti di emissioni”.

“Il Ministero - concludono le associazioni - sta difendendo gli interessi dei petrolieri a scapito degli interesse generali e non è un caso che il Piano arrivi fuori tempo massimo, quando sta per scadere la moratoria in atto sui nuovi progetti. L'unica strada da perseguire è l'abbandono delle fossili nel più breve tempo possibile".

Ultima modifica il Mercoledì, 15 Settembre 2021 12:00

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