Mercoledì, 25 Giugno 2014 08:50

L'ombra dei casalesi sulla ricostruzione dell'Aquila, 7 arresti. Tra gli altri, Gizzi

di 
Interviste video Alessandro Tettamanti
Conferenza stampa in Procura Conferenza stampa in Procura Foto Tettamanti

Le mani della camorra nella ricostruzione post-sisma.

Stamane, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria dell'Aquila, impegnati nell'operazione "Dirty Job", hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip Marco Billi, nei confronti di altrettanti imprenditori, operanti nella ricostruzione post-terremoto, per i reati, a vario titolo, di 'contiguità con il clan dei casalesi'estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Per ora, tra i capi d'accusa che hanno portato alle misure di custodia cautelare non c'è il 416bis, piuttosto l'aggravante dell'articolo 7. Si sarebbe dunque agevolata l'attività dei casalesi seppur non sia stata ad ora riconosciuta - per mancanza di un quadro indiziario solido - l'associazione di stampo mafiosa.

Ai domiciliari sono finiti gli aquilani Elio Gizzi, ex presidente dell'Aquila calcio, attuale amministratore e direttore generale della società, e i fratelli Dino e Marino Serpetti. Destinatari di misure cautelari in carcere, invece, Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella, originari del casertano ma da tempo attivi a L'Aquila, oltre a Michele Bianchini di Avezzano. 

Domenico e Cipriano Di Tella, tra l'altro, erano già stati coinvolti da una inchiesta su presunti abusi edilizi nella costruzione di otto villette in località Coppito, a L'Aquila. 

Non solo. Ci sono altri tre indagati a piede libero: Giuseppe Santoro, di San Cipriano D'Aversa (Caserta), Francesco Ponziani, nato in Svizzera ma residente nella frazione aquilana di Paganica, ed Emiliana Centi, domiciliata a Paganica.

I provvedimenti sono l'esito di una complessa indagine, diretta dalla Dda del capoluogo abruzzese, sull'infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico aquilano e, in particolare, nei cantieri della ricostruzione degli edifici privati danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009.

L'attività investigativa, coordinata dal procuratore della Repubblica Fausto Cardella e dal sostituto David Mancini, è stata svolta dal Gruppo investigazione criminalità organizzata del Nucleo di polizia tributaria dell'Aquila, con l'ausilio del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma.

Contestualmente agli arresti, sono state eseguite decine di perquisizioni nei confronti di imprenditori coinvolti nella vicenda oggetto di indagine, nelle province di L'Aquila, Caserta e Roma con l'impiego di circa 150 finanzieri appartenenti a diversi reparti.

"Si parla spesso di infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti della ricostruzione privata", ha spiegato Fausto Cardella nel corso della conferenza stampa convocata, in tarda mattinata, in Procura. "L'inchiesta che, oggi, arriva ad un primo punto di conclusione con le sette ordinanze di custodia cautelare ha due pregi: da un lato, fotografa la situazione di un tipo di infiltrazione, quella dei casalesi. E possiamo dunque - ora - parlarne con cognizione di causa. D'altra parte, si tratta di un indagine tipica, che valorizza i rapporti tra le Procure distrettuali e la Procura Nazionale Antimafia".

Accanto a Cardella, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: "La Procura Distrettuale antimafia dell'Aquila - ha sottolineato - sta facendo un lavoro straordinario, conducendo delle indagini che stanno ottenendo risultati giudiziari assai significativi. Questo procedimento - ha incalzato Roberti - dimostra in particolare come la vera forza delle mafie sia fuori le mafie, nella zona grigia che le circonda assumendo rapporti a scopo di profitto".

"Oggi non parleremmo di infiltrazioni se non ci fossero alcune imprese aquilane che, dopo avere acquisito lavori di ricostruzione, li hanno appaltati completamente alle imprese criminali, con il tramite dei Di Tella", ha fatto notare il procuratore. "C'era l'accordo di tutti: i lavoratori venivano portati a lavorare nei cantieri dell'Aquila e, con l'intimidazione, costretti a cedere una parte del loro legittimo guadagno che finiva nei fondi neri dei Di Tella e, di lì, nelle casse dei casalesi. Una strategia ben nota per il clan camorristico: tengono legati alcuni imprenditori incensurati, apparentemente immuni da attività criminali, che mettono le mani sui grandi appalti. Il profitto sta nel sottrarre una parte dei proventi ai lavoratori".

Roberti - e qui sta il nodo della vicenda - non ha mancato di sottolineare l'assoluta carenza di controlli nella ricostruzione privata, "agevolata da un quadro normativo molto debole, non affidato a norme vincolanti ma a linee guida puntualmente disattese".

A spiegare quanto emerso dall'inchiesta 'Dirty Job' ha pensato il pm David Mancini che ha coordinato l'inchiesta: "Alcune società [si parla della Todima srl e della Domus F.lli Gizzi srl, ndr] ottenevano nell'ambito della ricostruzione privata una gran quantità di commesse che, poi, subappaltavano completamente per le attività di cantiere ai Di Tella, strettamente legati ai Casalesi e, in particolare, al boss Michele Zagaria, che reperivano nell'hinterland casertano manodopera a basso costo. I Di Tella - originari del casertano ma da tempo impegnati nel mercato immobiliare aquilano - portavano in città i lavoratori campani, li inquadravano regolarmente in imprese a loro riconducibili o nelle società che avevano ottenuto gli appalti (e che collaboravano scientemente), quindi chiedevano indietro il 50% di quanto legittimamente guadagnato dai lavoratori attraverso semplici prelievi bancomat, non con la violenza fisica piuttosto con un clima di intimidazione diffusa. I guadagni illecitamente procurati finivano in una contabilità occulta, parallela, gestita dai Di Tella. A loro volta, le società che avevano ottenuto l'appalto guadagnavano più o meno il 30%, senza metter mano nei lavori". 

In particolare, Di Tella estorceva ai lavoratori impiegati nei cantieri una parte dello stipendio consegnato formalmente a fine mese (la differenza tra la retribuzione a base oraria prevista dal CCNL e quella praticata dall'imprenditore casertano), l'indennità della Cassa Edile accreditata nei mesi di luglio e dicembre, oltre all'importo relativo al Trattamento di Fine Rapporto che veniva restituito dai lavoratori. 

Il quadro normativo assai debole della ricostruzione privata - a differenza di quanto accade nell'ambito della ricostruzione delle opere pubbliche - avrebbe "aperto una autostrada" al diffondersi di simili forme di illegalità. "I fondi pubblici - ha inteso sottolineare Diana De Martino, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia - vengono trattati come indennizzo assicurativo. Una volta ottenuto l'indennizzo, i cittadini possono scegliersi liberamente la ditta a cui affidare i lavori. A differenza di quanto accade con il Comitato di Coordinamento per l'Alta Sorveglianza delle Grandi Opere, che garantisce controlli e un continuo monitoraggio, nei più di 5mila cantieri della ricostruzione privata, qui a L'Aquila, è impossibile attivare tutti gli strumenti a disposizione. Infatti, abbiamo soltanto delle linee guida non vincolanti che assicurano la tracciabilità dei flussi finanziari, la possibilità di esercitare clausole di rescissione dei contratti se i lavori sono stati affidati a imprese che finiscono nella rete dei controlli dell'antimafia per gli appalti pubblici, che mettono a disposizione dei cittadini 'White List' che però sono assai poco popolate, oltre a controlli dinamici. Con questi strumenti, la metodologia del gruppo criminale svelata dall'indagine difficilmente sarebbe stata scovata".

Insomma, il nodo della questione è predisporre forme di controllo più incisive nella ricostruzione privata. Infatti, la normativa non prevede un metodo efficiente attraverso il quale la Pubblica Amministrazione possa imporre all'appaltatore di indicare in anticipo la quota lavori che intende dare in subappalto ed individuare in anticipo le imprese subappaltatrici. Non contempla neppure forme sanzianotarie, o di recupero dei fondi pubblici, per le imprese che abbiano eseguito l'appalto in maniera difforme al pattuito.

E' qui che bisognerebbe intervenire. L'indagine "Dirty Job", arrivata oggi ad un primo risultato e che andrà comunque avanti, ha reso manifesto un sistema di infiltrazione assai sofisticato che ha messo le mani su una decina di appalti, per un giro d'affari di almeno dieci milioni di euro. E chissà cos'altro potrebbe emergere.

Nessuna preoccupazione, comunque, sui cantieri della ricostruzione dove hanno operato le ditte contigue alla famiglia Di Tella. Il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ha ricordato come "il clan dei Casalesi abbia una spiccata vocazione imprenditoriale e, in particolare, edilizia". Rassicurazioni sono arrivate anche dal pm David Mancini. Roberti non ha escluso, tuttavia, dei controlli a campione negli appartamenti ricostruiti dalle ditte legate ai Casalesi".

 

La lunga mano dei Casalesi sulla ricostruzione

Tra le pagine dell'ordinanza che ha portato alla custodia cautelare dei sette imprenditori coinvolti nell'inchiesta "Dirty Job", emerge chiaramente la lunga mano dei casalesi sulla ricostruzione e la stretta vicinanza dell'imprenditore Alfonso Di Tella con il clan dei Zagaria. Salvatore Venosa, collaboratore di giustizia, appartenente all'omonimo clan e reggente del sodalizio criminale dopo gli arresti di Antonio Iovine e Michele Zagaria, ha evidenziato come i clan camorristici fossero interessati al business della ricostruzione post-sisma, direttamente collegati proprio a Iovine e Zagaria tramite ditte a loro riconducibili. A seguito dei loro arresti, come reggente era subentrato Antonio Basco. "... del terremoto dell'Aquila, quando c'era... allora è una cosa che vedeva Michele, Iovine Antonio, con le imprese e con le ditte...".

Venosa spiega come il clan avesse individuato - nei meccanismi dei subappalti - il "modus operandi" per scardinare i sistemi di controllo "... che erano già ditte che pagavano al nostro clan per farle entrare... a L'Aquila. Poi, loro davano per subappalti a qualche ditta campana un po' più pulita, che noi avevamo già pulito, meno esposta, e si faceva questi lavori...". 

Il collaboratore di giustizia ha indicato come Di Tella fosse legato a Zagaria: il nome dell'imprenditore, attivo a L'Aquila, era in una lista di intoccabili. Di Tella poteva essere 'frequentato' soltanto da capifamiglia. 

Le vicende sono confermate anche dal collaboratore di giustizia Raffaele Piccolo, del clan degli Schiavone.
 

Nel video della Guardia di Finanza, Alfonso Di Tella al casinò di Venezia dove - stando alle indagini - venivano 'ripuliti' i soldi della contabilità occulta ottenuti con l'estorsione dei guadagni dei lavoratori impegnati nei cantieri della ricostruzione. E' a Venezia che si prendevano accordi anche sugli appalti dell'Aquila. 

 

Le reazioni.

Cialente: "Aumentare la prevenzione con regole certe"

"Ringrazio la magistratura e la Guardia di Finanza per il lavoro certosino e continuo, mi tranquillizza che il sistema immunitario funzioni", ha dichiarato il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente. "È una grandissima fatica, ma è arrivato il momento di aumentare la prevenzione attraverso regole, visto che sulla ricostruzione privata c'è una deregulation sulla quale non si è voluto mettere le mani, motivo di contrasto con Trigilia quando chiedevo controlli".
"Da mesi - ha aggiunto - ho segnalato le commesse che vengono vendute, adesso è arrivato il momento di fissarle perché per colpa di qualcuno che dice che i rapporti sono privati, ma i soldi pubblici, l'Italia ha il sospetto che qui siamo tutti banditi. Chiedo la collaborazione dell'Ance nazionale e aquilana per dimostrare che sono fatti isolati. Dopodiché la giustizia fa il suo corso".

"Ho denunciato di nuovo i sospetti sulla ricostruzione aquilana - ha concluso - l'opposizione in Comune ha parlato di offesa ai cittadini e come al solito non ha capito niente"

Pezzopane: "Allontanare ogni sospetto di infiltrazione malavitosa"

"Bisogna allontanare ogni sospetto di infiltrazione malavitosa ed isolare i fenomeni di illegalità o di connivenza con le cosche del malaffare. Per questo rinnovo l’appello alla presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, che già nei mesi aveva accolto il mio invito, a venire all’Aquila".

Spiega Pezzopane: "E’urgente un segnale d’attenzione delle istituzioni. Ora più che mai è necessario non abbassare la guardia per garantire che la ricostruzione della nostra città non scateni altri appetiti e si svolga nel modo più trasparente possibile e nel rispetto della legalità. La Direzione distrettuale antimafia, la Guardia di Finanza e le forze dell’ordine stanno conducendo un lavoro prezioso, per sventare i rischi di infiltrazioni criminali. Un lavoro che va valorizzato, mantenendo alta l’attenzione con la presenza della Commissione antimafia".

"Occorrono controlli - ha incalzato la senatrice - e regole stringenti per prevenir e combattere infiltrazioni criminali. Il Comune dell’Aquila in più occasioni e da diverso tempo ha lanciato il campanello d’allarme, sollecitando norme più efficaci sulla ricostruzione privata. La nuova legge su cui sto lavorando in Senato, conterrà linee guida ben precise. Per questo rivolgo un appello anche alle associazioni dei costruttori, affinchè ci aiutino a definire il quadro normativo e a isolare chi viola la legge".

Pietrucci: "Patto di collaborazione per difendere L'Aquila dalle mafie"

"E’ inquietante e inammissibile che la ricostruzione dell’Aquila e del cratere venga anche solo avvicinata dalla criminalità organizzata".

A dirlo è il consigliere regionale del Partito Democratico, Pierpaolo Pietrucci. "Non possiamo che esprimere ancora una volta gratitudine per il prezioso lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine che continuano a svolgere un fondamentale e puntuale ruolo di controllo per la nostra terra, ma di fronte alle ricostruzione delle indagini e delle dinamiche – al di là delle responsabilità personali, che sarà il procedimento giudiziario nella sua interezza ad accertare, e dispiace che siano coinvolti cittadini aquilani – va rinnovato l’appello e la presa d’atto della necessità di un’urgente patto di collaborazione tra forze dell’ordine, istituzioni e cittadini".

Chi indaga, ha concluso, "non può essere lasciato solo. Bene ha fatto il sindaco a sottolineare quanto sia indispensabile migliorare il sistema di prevenzione della ricostruzione da fenomeni di illegalità, mettere a punto regole nuove e più incisive. I prossimi passaggi normativi lo consentono e mi batterò in prima persona perché siano previste. Necessaria la collaborazione dei costruttori ma non solo. Deve essere una battaglia della città: L’Aquila non è mai stata e non può diventare ora preda delle mafie. Difendiamola tutti insieme".

Lolli: "Episodi gravissimi, ora regole più stringenti anche con il lavoro della Regione"

"Gli episodi emersi oggi sono gravissimi. A nome mio e dell’intera Giunta regionale esprimo la massima gratitudine e il massimo sostegno all’azione delle forze dell’ordine e della magistratura che in questi cinque anni stanno svolgendo un ruolo preziosissimo, vigilando e intervenendo nei casi di illegalità anche a tutela dei tantissimi cittadini, lavoratori e operatori onesti impegnati nella ricostruzione".

L'assessore regionale Giovanni Lolli (Pd) commenta così l'operazione condotta dalla procura e dalla guardia di finanza dell'Aquila contro le infiltrazioni dei Casalesi nella ricostruzione aquilana..

"Certamente da questa vicenda e dalle parole autorevoli del procuratore nazionale antimafia" scrive Lolli "emerge la necessità di regole più stringenti per quanto riguarda la ricostruzione privata. Da tempo in molti – in particolare il sindaco Cialente – chiedono un sistema di regole che riduca i rischi di episodi di malaffare. Il pacchetto di norme a cui stanno lavorando parlamentari, governo e adesso anche la Regione sarà l’occasione per intervenire su questa materia, rendendo le procedure snelle e operative ma nello stesso tempo aumentando i controlli e la trasparenza".

Frattale: "Apprendiamo con sgomento del coinvolgimento nell’inchiesta "Dirty Job" di colleghi aquilani" 

"Fermo restando che ogni giudizio definitivo andrebbe rimandato all’accertamento reale delle accuse, non possiamo che dolerci per quello che gli inquirenti riferiscono oggi. Se qualcuno avesse lucrato sulle maestranze saremmo davanti ad una vigliaccheria certamente condannabile sia per l’insopportabile sopruso su un punto debole della filiera costruttiva, quello dei lavoratori, sia per la sleale alterazione della concorrenza a scapito di quelle aziende che i contratti collettivi di lavoro li rispettano a pieno, sopportando oneri notevolmente maggiori nella realizzazione dei lavori".

A tal proposito - si legge nella nota firmata da Gianni Frattale, presidente Ance L'Aquila - "ci preme ricordare che ANCE L’Aquila, insieme ai sindacati ha siglato tre anni fa un rinnovo del Contratto Collettivo Provinciale dei Lavoratori in edilizia tra i più efficaci d’Italia, portando ai valori massimi consentiti i coefficienti in busta paga, partendo dal presupposto che i benefici economici di una ricostruzione dovevano essere equamente estesi a tutti coloro che nella ricostruzione sono impegnati, fino all’ultimo operaio".

"Nel contratto - continua la nota - sono contemplate anche una serie di proposte avanzate da ANCE e sindacati per contribuire all’accertamento della legalità: il badge di riconoscimento, anagrafe di tutti i soggetti che frequentano i cantieri della ricostruzione; un osservatorio per raccogliere tutti i dati dei lavori privati; la sistemazione logistica delle maestranze a tutela della dignità dei lavoratori e dell’ordine pubblico. Contratti, leggi, decreti, delibere, normano nel dettaglio la ricostruzione sia pubblica che privata, sommandosi al già complesso Codice degli appalti e al Codice Civile. Crediamo che il problema risieda più che nella mancanza di regole, nella loro puntuale applicazione che richiederebbe paradossalmente una maggiore semplificazione per consentire anche l’efficacia dei controlli preventivi e non postumi. Poche regole chiare funzionano meglio di tante regole spesso confliggenti. Su questo fronte il Sindaco e tutte le istituzioni continueranno a trovarci sempre collaborativi, com'è stato finora".

Fillea CGIL: "Soltanto la punta di un iceberg"

Con riferimento agli arresti di questa mattina di alcuni imprenditori impegnati nella ricostruzione di L’Aquila, la FILLEA CGIL Provinciale insieme con la FILLEA CGIL Abruzzo esprimono un plauso e un apprezzamento per l’attività investigativa condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, in quanto sono emerse chiaramente infiltrazioni malavitose e criminali relative allo sfruttamento del lavoro e all'intermediazione illecita di manodopera nei cantieri.

Ciò rappresenta lo specchio di una realtà che la FILLEA CGIL da mesi stava segnalando a partire dal convegno antimafia tenutosi lo scorso 4 Dicembre.

Purtroppo questa è solamente la punta di un iceberg di una diffusa irregolarità e illegalità presente nei lavori della ricostruzione dell’ intero cratere sismico. La presenza di lavoro grigio, lavoro nero, l’utilizzo improprio della formula del distacco comunitario, una scarsa attenzione sui temi della sicurezza e i mancati versamenti delle imprese alle casse edili, impongono un’attenzione ancora maggiore e una costanza nei controlli preventivi con un occhio di riguardo ai lavori privati. Auspichiamo un rafforzamento e un’innovazione degli strumenti legislativi esistenti, con la redazione, intanto, di una “Sesta Linea Guida Antimafia” che si occupi esclusivamente di lavoro e di manodopera, liberando finalmente i lavoratori dal caporalato.

La FILLEA CGIL manterrà alto l’interesse su questi temi incrementando la presenza nei cantieri per tutelare e difendere tutti i lavoratori che stanno contribuendo con impegno alla ricostruzione della città di L’Aquila e dell’intero cratere sismico.

M5S: "Dirty Reconstruction"

Ci risiamo! Dopo pochi giorni, siamo nuovamente alla ribalta della cronaca, in tutti i telegiornali nazionali e in tutte le testate cartacee e multimediali, per uno squallido scenario fatto di tentacolari infiltrazioni camorristiche, in un territorio già martoriato da scandali che coinvolgono funzionari pubblici e imprenditori.

Sembra che, per colpa di alcuni imprenditori, ufficialmente, la camorra sia diventata parte integrante e motore primario di un processo di ricostruzione che, ormai, non sembra avere più niente di legale. I Casalesi, già presenti nell’Alto Sangro, nel Fucino e in città, forse, da decenni, stavolta, secondo la Guardia di Finanza, hanno trovato, nelle urgenze del terremoto, terreno più che fertile tramite questi (primi?) 7 presunti delinquenti, riuscendo a portare a casa il 70% dei profitti di impresa, cifre da capogiro. Presunti boia che avrebbero consegnato, senza vergogna, la città a gentaglia che, quando vorrà e riterrà più opportuno, non si farà scrupoli anche ad usare la violenza, al fine di ottenere vantaggi economici, trasformando il nostro territorio in quel far-west proprio di tutti i luoghi dove “il sistema” mette mano. Più che a un “lavoro sporco” (dirty-job) ci troviamo difronte ad una ricostruzione sporca con politici corrotti, funzionari pubblici mazzettari, imprenditori criminali e mafiosi a fare (in associazione ) da protagonisti. A tal proposito, ricordiamo, tristemente, i recenti rinvii a giudizio di esponenti dell'amministrazione comunale cittadina.

Come MoVimento 5 Stelle L’Aquila ci chiediamo: chi, oltre ai 7 presunti criminali, ha permesso che le “porte della città” si spalancassero ai clan camorristici? Come possiamo ostacolare questo processo di desertizzazione morale e legale del nostro amato territorio? Come possiamo aiutare gli inquirenti a stanarli? Come possiamo costringere chi è al potere a colmare le lacune legislative che permettono ai corrotti, ai mafiosi di farla franca? La risposta è sempre la stessa: attivandoci per dibattere i problemi e mobilitare indistintamente tutti gli onesti. Non possiamo permettere a tutti i referenti politici che sono stati a vario titolo complici di questo stato delle cose di meravigliarsi e tirarsi fuori dal sistema che hanno concorso a creare.

Il nostro sta diventando sempre più un appello disperato alla popolazione aquilana che, come un punchball, subisce pugni, calci e sembra, ormai, non reagire. Non possiamo immaginare alcun futuro per il nostro territorio e per i nostri figli che non sia caratterizzato da imbrogli, mazzette e corruzione a meno che tutti i cittadini, senza distinzioni alcune, non troveranno il coraggio di riappropriarsi delle proprie vite, vivendole come un sano, condiviso, progetto civico e non come un ineluttabile destino.

L'Aquila Calcio: "Vicinanza a Elio Gizzi"

A seguito delle recenti vicende giudiziarie, L'Aquila Calcio intende esprimere totale e sentita vicinanza all’Amministratore Delegato Elio Gizzi. Tutto lo staff societario è convinto che ben presto riuscirà a dimostrare la sua completa estraneità ai fatti contestati, conoscendo l'integrità morale della persona, impegnata in questi anni in tante iniziative, anche a sfondo sociale, a favore del mondo sportivo cittadino e non solo. L'Aquila Calcio comunica, inoltre, che in attesa della definizione della vicenda non muteranno le attività e i programmi societari in vista della stagione 2014/2015

Libera contro le mafie: "Cambiare marcia"

"Le inchieste sulla ricostruzione post terremoto sono la conferma alle tante denunce di Libera fatte in questi anni. Cosa si aspetta per cambiare marcia? Non ci sono piu' alibi, ora nuove regole, trasparenza e piena applicazione degli strumenti di controllo". E' quanto chiede Libera in una nota dell'ufficio di presidenza. "Gia' nel lontano 2010, con il dossier 'La fine dell'isola felice' denunciavamo gli effetti delle ordinanze in deroga alle leggi ordinarie e ai controlli, delle ordinanze cancella-reati, dell'assenza di efficaci mezzi di contrasto, della mancata attivazione di alcuni strumenti rimasti solo sulla carta", afferma Angelo Venti, referente regionale di Libera Abruzzo. "Sulla ricostruzione post terremoto si e' costituito il 'sistema Aquila' ma molti hanno fatto finta di non vedere e in questi anni si e' più volte levato un coro tendente a negare o circoscrivere il fenomeno".

"Un sistema - afferma Venti - che applica procedure e norme, formalmente destinate ad accelerare gli interventi, che vengono immediatamente piegati agli interessi del malaffare di mafiosi e corrotti. Interventi 'trattati' a tavolino che permettono di scavalcare controlli, rendiconti, verifiche sulla qualità dei lavori. Tutto in nome di un'efficienza, di una rapidità che in realtà, hanno avuto un solo obiettivo: distribuire appalti e favori".

"Un 'sistema' che non a caso attraversa tutte le inchieste aperte sull'emergenza e sulla ricostruzione e che finisce per unire L'Aquila all'Expo di Milano e al Mose di Venezia, passando per il sisma dell'Emilia. Con una costante: il ricorso massiccio alle ordinanze in deroga alle leggi ordinarie, che finiscono per produrre un allentamento generalizzato dei controlli di legalità e la lievitazione dei prezzi. E dove girano soldi con facilità e senza controlli arriva anche corruzione, criminalità organizzata, mafie".

Ultima modifica il Giovedì, 26 Giugno 2014 20:16

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