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Mercoledì, 27 Ottobre 2021 10:49

Impianti sportivi, ancora chiuso il centro polifunzionale del Canada

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Sono ripresi, dopo un lungo periodo di stop dovuto alla difficoltà nel reperimento di alcune materie prime, i lavori per il completamento dei nuovi spogliatoi del palazzetto del basket di piazza d’Armi.

La realizzazione della struttura, un edificio a due piani che ospiterà anche una sala polifunzionale, è uno dei tasselli del progetto di riqualificazione dell’impiantistica sportiva dell’area che il Comune ha approvato da tempo, un investimento complessivo da 2,3 milioni di euro.

Per mesi, il cantiere è rimasto fermo a causa dei ritardi nelle forniture del legno per il tetto. I problemi, però, sono stati superati: nel giro di 10/15 giorni, assicurano dagli uffici comunali, la posa della copertura verrà ultimata, in modo da consentire alla ditta di concludere l’intervento in primavera.

E’ prevista invece per la prossima settimana la fine lavori della pista di pump-track, il percorso tutto gobbe e curve pensato per Bmx e mountain bike che sorgerà vicino lo skate park. Si preannunciano, invece, tempi ancora moderatamente lunghi per il completamento degli spogliatoi, della club house e dell’impianto di illuminazione del campo da rugby, visto che il Comune ha dovuto ridefinire le coperture finanziarie.

Un’altra incompiuta è lo storico palazzetto dello sport di viale Ovidio, per il quale si attende la pubblicazione della gara d’appalto per i lavori del secondo lotto - finanziati con i soldi del bando Sport e periferie (690 mila euro) – tramite i quali saranno sistemate tutte le parti interne. Dal Comune fanno sapere che è una questione di giorni.

E’ ancora chiuso, e lo rimarrà ancora a lungo, l’edificio polifunzionale donato dopo il terremoto dal Canada gestito dall’Adsu, comprensivo di bar, sala studio, sala pesi e palestra.

E' una chiusura che si protrae ormai dall’inizio della pandemia (marzo 2020) ma che non dipende dalla normativa di prevenzione e contrasto al Covid, visto che i vari decreti che sono stati approvati negli ultimi mesi ne consentirebbero la riapertura.

Il motivo risiederebbe nella mancanza del certificato di agibilità definitiva, che il Comune, proprietario dell'immobile, non ha mai consegnato all'azienda per il diritto allo studio dal 2010, anno in cui il complesso venne ultimato e donato all'amministrazione. Ma i problemi non sono finiti qui perché mancherebbe anche il collaudo per alcuni lavori di rafforzamento delle travi del tetto effettuati nel 2019.

In assenza di tali attestazioni, l'Adsu è fermamente intenzionata a non dare il via libera per la riapertura della struttura, nonostante i gravi disagi che questa situazione sta arrecando agli studenti Univaq e a tutti gli appassionati che la utilizzavano prima della pandemia.

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