Martedì, 01 Luglio 2014 18:28

Dirty Job, imprenditori legati ai Casalesi ben inseriti in città

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Dopo i primi interrogatori che hanno riguardato i quattro imprenditori finiti in carcere, si attendono ora per giovedì quelli nei confronti degli imprenditori aquilani ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta Dirty Job, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia Abruzzese.

E' passata ormai una settimana da quando Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella (rispettivamente padre e figli) sono agli arresti per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Insieme a loro è finito dietro le sbarre anche l'ingegnere avezzanese Michele Bianchini, accusato di svolgere in concorso, sotto gli ordini dei Di Tella, l'intermediazione coi lavoratori provenienti dal Casertano. Secondo quanto emerge dalle indagini gli operai venivano sfruttati tramite l'estorsione di quasi metà dello stipendio, per essere poi alloggiati in alcuni casi ammassati in venticinque in un unico ambiente con un solo bagno.

Un concorso che gli inquirenti estendono anche ai fratelli Marino e Dino Serpetti, amministratori della ditta di costruzione Todima Srl, e ad Elio Gizzi amministratore legale della Domus Srl e ormai ex direttore generale dell'Aquila calcio, di cui è stato anche Presidente fino al 2012.

Gli imprenditori aquilani secondo l'accusa, per acquisire più commesse possibili legate alla ricostruzione privata, assumevano i lavoratori procurati dai Di Tella, cedendogli di fatto la quasi totalità dell'esecuzione dei lavori e ricavando comunque circa il 30% del contributo.

Nelle indagini fuoriesce come, con cadenza mensile, Gizzi e i Serpetti cedessero alla famiglia campana la copia delle buste paga e gli identificativi dei conti correnti bancari degli operai casertani sfruttati. Questo permetteva ai Di Tella di dar vita ad una contabilità occulta basata su un criterio di retribuzione - illecito - ideato da loro, e che prevedeva un pagamento minorato calcolato a giornata. Nella compensazione tra busta paga e pagamento effettivo, finivano anche le provvidenze erogate dalla Cassa Edile e dal Trattamento di Fine Rapporto (TFR).

Nel caso della Domus Srl, dell'amministratore legale Gizzi, il giudice per le indagini preliminari ha riscontrato anche delle false fatturazioni, per quasi 250mila euro, per l'esecuzione di interventi di ristrutturazione da parte della Ges Tec, una delle società dei Di Tella. Secondo gli inquirenti l'azienda era infatti fittizia e  faceva risultare alle sue dipendenze del personale che nulla aveva a che fare con l'edilizia. Dalle indagini emerge che i lavori infatti venivano realizzati direttamente dalla stessa Domus mediante i lavoratori assunti, reclutati dai Di Tella e Bianchini. Ma in questo modo, oltre a far abbassare illecitamente l'imponibile della Domus, i soldi potevano transitare alla famiglia campana "per pagare - come spiega il Gip - la percentuale della somma di denaro che le ditte aquilane dovevano loro per l'utilizzo della manodopera". Soldi che si sarebbero aggiunti dunque a quelli ricavati dall'attività di estorsione.

Ma quanto era inserito Di Tella in città? E quanto risulterebbe legato al clan dei Casalesi?

L'attività di indagine ha accertato come Alfonso Di Tella fosse "introdotto perfettamente nel tessuto socio economico locale" e di come "nel corso degli anni si era gradualmente imposto nel mercato immobiliare aquilano creando varie società" in particolare la CM Costruzioni Srl, Gruppo Di Tella Srl e appunto Ges-Tec.

"Se ci ferma la polizia ci arresta per paura d "... "eh questa è un'associazione a delinquere" hanno a dire, in una conversazione intercetata nell'ottobre 2012, Alfonso Di Tella e due amici campani che sono venuti a trovarlo nei pressi di un bar dell'Aquila che lui era solito frequentare: "Tu mi pare che sei aquilano?" afferma allora, per rassicurarsi, uno di loro rivolgendosi a Di Tella, che infatti ha preso la residenza all'Aquila.

Ma, anche se geograficamente allontanatosi dal territorio campano, secondo gli inquirenti Alfonso Di Tella "rimaneva allineato alle logiche camorristiche impartite dai vertici dei clan" . In particolare Di Tella viene definito "direttamente collegato col Clan di Michele Zagaria", boss arrestato nel dicembre 2011 e originario di Casaperenna lo stesso paese di cui sono originari i Di Tella. Tramite la famiglia campana "il clan dei casalesi  - scrive il Gip - si presenta al territorio come un soggetto in grado di garantire concrete e rapide opportunità di lavoro".

Emblematico di come Alfonso Di Tella si vantasse della sua vicinanza ai Clan, è la conversazione che intrattiene con Bianchini, intercettata nel marzo 2013 e in cui gli racconta della discussione avuta in passato con un Vincenzo De Falco, uno dei Boss dei Casalesi a cavallo tra anni 80' e 90':

"...la camorra c'ha un codice...c'ha un codice d'onore (...) esco io a Casal di Principe vado al bar e sto giocando a scala 40...vengono due al bar... io stavo con le carte in mani...dice "alfò ti vuoi alzare un po'" ...già sapevo io quelli chi erano! ...mi alzo, ci prendiamo il caffè e disse "ha detto Enzuccio" se, dopo preso il caffè, sepuoi venire un attimo a casa" Miché una persona più seria di quella non può esistere se corri il mondo!" ..." Vado lì a casa sua, e che casa...quando mi vede entrare "Alfò" mio prende, mi abbraccia, mi bacia...".

In un altra intercettazione avvenuta poco dopo l'arresto del Boss Zagaria, Di Tella, se la prende con alcuni giovani camorristi che si rivolgono a lui per un estorsione: "Io come tengo le cervella imbrogliate mò, fossi capace di uccidere a qualcuno!" ... "Due mucusielli sono venuti a chiedere i soldi di camorra a me! ...Tre muccusielli". Frasi che secondo gli inquirenti esprimerebbero il "mancato rispetto del suo ruolo all'interno dell'organizzazione malavitosa" da parte di giovani "non informati sulle scelte strategiche dei vecchi capi clan".

E gli imprenditori aquilani per aumentare i profitti si sarebbero affidati ad un uomo che risulterebbe legato alla camorra? Secondo l'accusa, hanno "consapevolmente e scientemente collaborato con i Di Tella per abbattere così i costi per mezzo delle condotte estorsive poste in essere verso gli operai sfruttati".

E le intercettazioni lo confermerebbero. In una conversazione del dicembre 2012 emerge come Serpetti sapesse di lavorare con operai casalesi ed era preoccupato dei rischi: "Il problema è che con queste c... di regole che hanno fatto mo' ti s'inc... eh, cioè tu ti ritrovi dentro un casino senza niente. Alfo', eh. Cioè... veramente tu... eh... cioè basta che... pure un operaio di questi qua che... Che... Che può stare a contatto con questo ambiente e sei fregato, eh...». Di Tella era d'accordo: "Sì... scatta l'associazione... quisito che dentro... Ci stanno sempre le prove, eh".

"Gizzi ha timore di te e tuo padre" è quanto invece emerge in un'altra intercettazione per bocca dell'ingegner Bianchini mentre parla con uno dei Di Tella della questione dei pagamenti dei lavori. Pagamenti che sarebbero avvenuti in ritardo da parte di Gizzi, "il che - osserva il Gip -  aveva fatto sorgere alcuni problemi con i Di Tella. È da rilevare che - continua sempre il Giudice per le indagini preliminari a tal proposito-  in occasione dell'incontro con Gizzi per ottenere l'assegno a pagamento dei lavori, Bianchini chiedeva espressamente la presenza di un membro della famiglia Di Tella, perfettamente consapevole del fatto che la loro presenza, definita intimidatoria, avrebbe facilitato il suo compito".

 

Ultima modifica il Mercoledì, 02 Luglio 2014 18:04

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