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Venerdì, 08 Aprile 2022 16:02

Superbonus 110%, ricostruzione post-sisma, caro materiali: intervista a Tella e Cicchetti del Consorzio L'Aquila 2009

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“Il superbonus 110% è l’ultima evoluzione di una serie di misure avviate nel 2017 dal governo Letta su proposta di Realacci, all’epoca presidente della Commissione Ambiente della Camera; sono passati tanti anni da allora e, finalmente, abbiamo iniziato a lavorare. Se si fosse partiti subito, e oggi avessimo messo in piedi un sistema di risparmio energetico per gli edifici civili, ci ritroveremmo a consumare molto di meno di quanto ancora consumiamo, con un vantaggio forte anche rispetto alla probabile riduzione del gas che acquistiamo dall’estero; inoltre, saremmo molto più vicini agli obbiettivi di riduzione della produzione di CO2”.

Parole di Paolo Tella, presidente del Consorzio etico di imprese L’Aquila 2009, che ribadisce l’importanza della misura: “Gli edifici per civile abitazione sono quelli più energivori in assoluto; gli edifici industriali sono controllati, coibentati e spesso con pannelli solari anche per l’interesse imprenditoriale a spendere meno: al contrario, la nostra edilizia abitativa è tendenzialmente vecchia, antica. Le abitazioni consumano il triplo di energia rispetto agli edifici industriali. Soffriamo un ritardo strutturale e culturale: il superbonus 110% ci permette di riqualificare il nostro patrimonio edilizio abitativo. Riqualificare anche solo il 3% degli edifici civili ogni anno, elettrificare i consumi per il riscaldamento domestico e favorire i piccoli impianti di produzione fotovoltaica, porterebbe nel 2030 ad una riduzione delle bollette per le famiglie che può arrivare all'80% e ad un risparmio di emissioni di gas climalteranti pari a 22 milioni di tonnellate di CO2. È quanto emerge dai dati dello studio Elemens - Dal Gas alle rinnovabili. Scenari e benefici economici dalla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento degli edifici, elaborato per Legambiente e Kyoto Club. Per fare un piccolo esempio più misurabile - aggiunge Paolo Tella - se il centro storico dell’Aquila fosse stato ricostruito in classe A energetica avremmo risparmiato 20 milioni di euro all’anno e prodotto 40.000 tonnellate di CO2 all’anno in meno. Fu una nostra proposta del 2010 che nessuno ha preso in considerazione”.

E’ vero che il governo spende dei soldi, insomma, ma li spende oggi per risparmiarli domani e creare benefici collettivi; “investe risorse con un bonus fiscale che andrà a generare un risparmio sul consumo di energia per tutta la vita futura degli edifici. Per avere maggiore autonomia energetica del sistema Paese, per non pagare multe alla Commissione Europea e per diminuire l’inquinamento. E’ una misura sostenibile - ribadisce Tella - che migliora la qualità della vita delle generazioni future”.

Criticità ce ne sono, e sono dovute agli aspetti operativi, ai decreti attuativi; “continuiamo a subire variazioni imposte dal governo che dipendono da una serie di controlli inseriti dopo l’emanazione della prima norma, a lavori iniziati. Ci sono state alcune truffe e, per questo, sono stati inseriti dei correttivi: con il nostro Consorzio, avendo un rating legalità ed una serie di procedure di controllo per la prevenzione dei reati amministrativi, ci siamo mossi da subito in questa direzione; chi si è improvvisato, però, oggi ha parecchie difficoltà. La vera criticità non è neanche nei prezzi aumentati ma nelle banche che impiegano più tempo per monetizzare il credito d’imposta”.

Il concetto è semplice: si produce un Sal, asseverato e certificato; l’importo viene inserito nel cassetto fiscale dell’impresa che, a quel punto, lo può vendere ad un cessionario, che sia Eni, Unicredit, Bnl, Bcc, Banco Posta e così via. Il cessionario, però, per erogare il credito di imposta, cioè per trasformarlo in soldi, impiega del tempo: ciò dipende dalle condizioni della convenzione stipulata che discende, anche, dalla forza contrattuale dell’impresa. “A noi erogano il Sal in 15 giorni, perché abbiamo sottoscritto convenzioni dal 2019 e più di 50 cantieri in centro Italia. L’impresa singola, però, sconta maggiori difficoltà. Sarà un periodo di selezione forte per le imprese e le associazioni di categoria sono completamente assenti in questo processo di innovazione”.

Una misura, quella del superbonus 110%, prorogata fino al 2025 per i crateri sismici. “La proroga riguarda i lavori che possono essere combinati con quelli della ricostruzione post-sisma; deve esserci, obbligatoriamente, la componente di causa del danno sisma per poter intervenire col superbonus” spiega Fabio Cicchetti, Direttore Tecnico del Consorzio L’Aquila 2009. In sostanza, “la misura può essere applicata, ad esempio, nei casi in cui ci sia un accollo per i proprietari, dovuto agli aumenti dei prezzi che ci sono stati negli ultimi mesi. Considerato che utilizziamo prezzari vecchi, che non coprono le spese effettive che richiede il mercato, il superbonus 110% può essere davvero di aiuto sebbene non compensi completamente, considerato che bisogna far riferimento, obbligatoriamente, ai prezziari utilizzati per la progettazione originaria dell’intervento sisma. Vuol dire utilizzare prezziari che addirittura risalgono al 2014”.

Certo, in alcuni casi la misura può essere utilizzata in sostituzione del contributo per il sisma, “e dunque – chiarisce Cicchetti – si può far riferimento ad un prezziario completamente diverso (regionale o nazionale, il così detto Dei, fornito dalla tipografia del Genio Civile, che è costantemente aggiornato con i prezzi correnti del mercato); in questi casi, dunque, c’è un innegabile vantaggio: possiamo giocarci la dilazione del tempo, oltre ad avere minor problemi con i proprietari che si ritroverebbero a gestire accolli generati dall’aumento indiscriminato dei prezzi e dall’utilizzo di prezzari obsoleti”.

Qui sta un nodo spinoso, però.

“Quattro anni fa, il nostro Consorzio - insieme ad altre 3 o 4 imprese – ha presentato un ricorso per vedere riconosciuto l’adeguamento Istat sui prezziari che utilizziamo per il cratere 2009”, spiega Paolo Tella. “Ettore Barattelli, all’epoca presidente Ance, aveva presentato questa richiesta istituzionale come associazione di categoria; si capì, però, che il ricorso specifico poteva essere fatto solo su casi specifici con imprese che avevano fatto lavori su cantieri specifici. Dunque, presentammo ricorso affinché ci venisse riconosciuto un adeguamento applicato ovunque, in tutti gli altri crateri – compresi quelli dell’Emilia e del centro Italia 2016 – eccezion fatta per il cratere 2009”.

Un ricorso che è stato respinto.

“Oggi, col mancato riconoscimento dell’adeguamento Istat e con l’aumento dei prezzi, continuiamo a far riferimento a norme tecniche di costruzione del 2018 per le strutture, che ci impongono, per esempio, calcestruzzo e acciaio più prestazionale, con i costi di approvvigionamento del 2021 mentre siamo costretti ad utilizzare un prezziario del 2014. C’è da rimetterci in ogni cantiere. In sostanza, non ci conviene prendere lavori nel cratere 2009”.

Problemi che non si pongono con il superbonus 110% che, come sottolineato da Cicchetti, permette di utilizzare prezziari aggiornati.

“Non solo: con il superbonus facciamo il computo metrico inserendo tutte le lavorazioni necessarie; sul cratere dell’Aquila, invece, abbiamo una scheda parametrica che ci riconosce un determinato contributo e poi firmiamo contratti a corpo. Stante le richieste dei presidenti degli aggregati, degli amministratori, dei proprietari, che sono perfettamente condivisibili d’altra parte, ci ritroviamo però a dover fare molto di più rispetto a quanto indicato nel computo metrico. Questo è il motivo per cui molti colleghi, come noi, stanno rinunciando ad accettare i lavori basati su scheda parametrica, prezzi vecchi e contratti a corpo”.

A dire che, per una impresa, è assai più conveniente lavorare con il superbonus piuttosto che con gli aggregati del cratere 2009. E questo dovrebbe far riflettere, considerato che siamo alla difficile coda della ricostruzione post-sisma che rischia di rallentare ancora.

 

 

Ultima modifica il Venerdì, 08 Aprile 2022 18:02

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