Venerdì, 28 Novembre 2014 21:42

Giuseppe Ayala: "L'Aquila non è più una priorità per il Paese". L'intervista

di 
Giuseppe Ayala al convegno Cgil "Cultura, legalità e lavoro" Giuseppe Ayala al convegno Cgil "Cultura, legalità e lavoro"

"Non conosco a fondo le vicende attuali dell'Aquila. Ma in base alla mia esperienza, sia quella da magistrato che da parlamentare, escluderei che si possa garantire l'assenza di infiltrazioni di un certo tipo".

A dirlo è Giuseppe Ayala a margine dell'incontro "Cultura, legalità e lavoro" organizzato dalla Cgil L'Aquila e tenutosi presso l'auditorium della sede dell'organizzazione sindacale, in via Saragat.

Ayala, ex magistrato (fu, tra le altre cose, pubblico ministero al Maxiprocesso di Palermo e collaboratore di Borsellino, Falcone e Caponnetto), presiede attualmente il Comitato Scientifico dell'Osservatorio Edilizia e Legalità della Cgil.

"Quando mi chiedono dove si può trovare la mafia" ha detto Ayala ai cronisti "io rispondo sempre dicendo che la mafia non c'è dove non ci sono i soldi. Dove i soldi girano, il rischio è altissimo. E non devo essere certamente io a spiegare quanta attrazione possano esercitare sulla mafia gli appalti legati alla ricostruzione. Io credo che il pericolo sia molto consistente e molto reale".

Dottor Ayala, a breve sarà approvata una nuova legge sula ricostruzione che, tra le altre cose, dovrebbe contenere misure atte ad arginare gli episodi di illegalità nella ricostruzione privata. Se a quasi sei anni dal terremoto c'è ancora bisogno di una legge del genere, vuol dire che qualcosa non ha funzionato, come peraltro dicono anche le tante indagini su infiltrazioni della criminalità organizzata ancora in corso.

Faccio un discorso che va indietro nel tempo. Noi, in questi anni, abbiamo avuto una magistratura che, pur tra mille contrtaddzioni e polemiche, il suo dovere nel contrastare la criminalità organizzata, la corruzione e i mille mali che affliggono questo Paese l'ha fatto. Non si è mai capito, però, che il problema fondamentale è legato alla prevenzione, cosa che invece gli altri Paesi europei hanno capito perfettamente. Prevenire vuol dire organizzare una serie di istituzioni che abbiano il compito di anticipare il formarsi dell'illegalità o di "beccarla" non appena si manifesta. Se ci aspettiamo che sia solo la magistratura a fare il suo dovere, continueremo a non renderci conto che i giudici intervengono solo a danno fatto, dopo. Mentre qui bisogna intervenire prima. Questo governo qualche segnale lo sta dando. Ieri ho appreso del progetto Capaci, un controllo preventivo e obbligatorio di tutti i flussi finanziari. Mi sembra un'ottima iniziativa, non c'è dubbio che il danaro e i suoi movimenti lascino delle tracce che possono essere utili a prevenire il fenomeno delle insfiltrazioni delle organizzazioni criminali negli appalti pubblici.

La procura dell'Aquila ha più volte fatto presente che avrebbe bisogno di più magistrati in organico e di maggiori risorse.

Conosco molto bene il procuratore Cardella: lo conosco da una vita, è una persona di primissima qualità professionale e umana. Se non ha supporti adeguati, miracoli non ne può fare.

In base alla sua esperienza, che percezione si ha, a livello nazionale, della ricostruzione dell'Aquila? L'Aquila è ancora un caso nazionale?

Leggo i giornali, sento molte parole anche in virtù del fatto che continuo ancora a frequentare ambienti parlamentari. Ma se mi chiedete se ho la percezioe che L'Aquila venga ritenuta una priorità, la mia percezione non va in questa direzione. Lo devo dire con una punta d'amarezza ma lo devo dire.

Che idea si è fatto della sentenza d'appello alla Grandi Rischi?

Non conoscendo gli atti del processo né le motivazioni della sentenza tradirei i decenni passati in magistratura se mi avventurassi a esprimere un giudizio. Però una cosa la posso dire: i tre componenti del colleggio della Corte d'Appello dell'Aquila sono tre magistrati con i quali ho lavorato per anni e che stimo moltissimo . Sulla loro serietà, professionalità e indipendenza sono pronto a tagliarmi un braccio. Direi che bisogna aspettare le motivazioni per cercare di capire qualcosa di più.

Inquadrando la sentenza della Grandi Rischi in un contesto più ampio e mettendola in relazione con l'esito che hanno avuto altri processi - ad esempio quello sulle violenze commesse dalle forze dell'ordine ai danni di manifestanti inermi nei giorni del G8 di Genova o quello sulla morte di Stefano Cucchi - processi in cui a essere giudicati erano funzionari e uomini dello Stato, si può dire che c'è la tendenza, da parte dello Stato, ad assolvere se stesso ogni qual volta suoi pezzi o suoi apparati finiscono sul banco degli imputati?

La vicenda Cucchi è una vicenda da non far dormire la notte. Vivere in un Paese in cui si verifica quello che è successo a Stefano Cucchi è scoraggiante. Per quanto riguarda il processo alla Grandi Rischi, vorrei capire ance quali carte sono arrivate ai magistrati. Sia chiaro, non sto puntando il dito contro nessuno ma il magistrato giudica in base alle carte, tant'è vero che si dice, e lo si dice a ragione, che la verità processuale non sempre coincide con la verità storica, perché quest'ultima è filtrata proprio dalle carte. I magistrati non possono emettere sentenze in base al senso comune ma devono rimanere legati alle carte processuali.

E' quanto avvenuto al processo Eternit. Molti hanno osservato che non si è arrivati a una condanna ma a una prescrizione perché era sbagliato il capo di imputazione (il disastro ambientale).

Sono andato a risfogliare il codice, il reato di disastro ambientale era già prescritto in primo grado. Ora stanno provando a fare l'inchiesta bis per contestare l'omicidio e lì la prescrizione non c'è. Inoltre l'indagine è iniziata molti anno dopo la chiusura della fabbrica . Ma dal momento in cui un'azienda chiude, il disastro è finito. I termini di prescrizione decorrono dal momento in cui, essendo chiusa l'azienda, il disastro non può più essere provocato.

Sull'onda della dolorsa vicenda Eternit, il governo Renzi ha annunciato una riforma della prescrizione.

Io sono un vecchio combattente contro i termini della prescrizione in Italia. Ho sempre sostenuto che è un istituo da mantenere ma da stoppare al primo grado di giudizio. Anche perché una cosa che molti addetti ai lavori sanno ma non dicono è che se la prescrizione si fermasse al primo grado, si assisterebbe a un crollo delle impugnazioni in Appello e dei ricorsi in Cassazione. La stragrande maggioranza di questi ricorsi sono fatti per guadagnare tempo, confidando nel fatto che la prescrizione continua a decorrere. Se venisse fermata al primo grado, i giudici d'Appello avrebbero la metà dei fascicoli che invece hanno ora e quelli di Cassazione altrettanto.

Cosa pensa della riforma della giustizia su cui sta lavorando il ministro Orlando? L'Anm ha contestato diverse parti della bozza.

Non voglio entrare in polemica con nessuno ma ho trovato assolutamente fuori luogo la reazione sulla durata delle ferie. E' un boccone amaro da inghiottire in silenzio. Di fronte all'opinione pubblica, non hai argomenti per sostenere che è giusto continuare ad avere 45 giorni di ferie e non ci crede nessuno che le ferie vengano usate dai magistrati per scrivere le sentenze. Quello che è certo è che qualcosa per far funzionare meglio la giustizia in Italia bisogna farlo. Mi pare che questo governo abbia iniziato a muoversi in questa direzione, cominciando con la riforma della giustizia civile. Non è una cosa di secondaria importanza perché anche se sui giornali finiscono solo i processi penali, sono quelli civili che condizionano la vita delle persone, dei cittadini. Per avere una sentenza in una causa civile in Italia ci vuole più del triplo del tempo che occorre in Germania e più del doppio di quello necessario in Francia. Vuol dire che qualcosa non funziona.

 

Ultima modifica il Domenica, 30 Novembre 2014 01:08

Articoli correlati (da tag)

Chiudi