Venerdì, 23 Gennaio 2015 17:25

Omicidio Rigante, confermata condanna a 30 anni per Ciarelli

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Massimo Ciarelli Massimo Ciarelli

Trenta anni di reclusione a Massimo Ciarelli e sedici a Luigi Ciarelli, cugino di Massimo, tredici anni a tutti gli altri imputati. E' la sentenza emessa oggi pomeriggio dai giudici della Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila sull'omicidio del giovane pescarese Domenico Rigante, l'ultrà del Pescara Calcio ucciso con un colpo di pistola la sera del primo maggio del 2012 in via Polacchi, a Pescara.

La Corte ha quindi confermato la sentenza emessa in primo grado, non riformandola come era stato erroneamente diffuso qualche minuto dopo la pronuncia.

Concesse invece le circostanze attenunti agli altri imputati Ciarelli Luigi, Ciarelli Angelo, Ciarelli Antonio e Ciarelli Domenico per cui la pena è stata rideterminata a sedici anni di reclusione per il primo e tredici per tutti gli altri.

Il principale imputato, Massimo Ciarelli, accusato di aver sparato un colpo di revolver al giovane Domenico Rigante sopra il gluteo - colpo poi rivelatosi fatale - era stato condannato il 3 febbraio scorso (con il rito abbreviato) dal gup del Tribunale di Pescara, Gianluca Sandrea, a 30 anni di reclusione per omicidio volontario premeditato. Gli altri quattro imputati erano stati invece condannati in primo grado a 19 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio volontario.

Il pg Romolo Como ieri aveva chiesto la conferma della condanna per tutti gli imputati. Il movente dell'omicidio sarebbe maturato dopo un'onta subita la sera prima da Massimo Ciarelli in corso Manthoné a Pescara, dove il rom fu malmenato dal fratello di Domenico, Antonio Rigante, al punto da dirgli, come ricostruì l'accusa, "io ti sparo in testa". Massimo Ciarelli si è sempre difeso parlando di "una disgrazia".

Le indagini sull'omicidio erano state condotte dalla Squadra Mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana.

Ultima modifica il Venerdì, 23 Gennaio 2015 18:38
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