Domenica, 12 Luglio 2015 01:44

L'Abruzzo "incompiuto": viaggio nelle opere pubbliche mai terminate

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Autoporto San Salvo Autoporto San Salvo Foto Antonino Dolce per San Salvo.net

Altro che cuore verde d'Europa o regione dei parchi. L'Abruzzo è una terra soffocata dal cemento.

Già lo scorso febbraio vi avevamo dato conto dei risultati di un'indagine commissionata dal WWF - confluita nel report “RiutilizziAmo l'Italia” - e di altri studi dai quali era venuto fuori un quadro regionale abbastanza allarmante, dove la velocità di conversione urbana così come l'aumento delle superfici urbanizzate (specialmente lungo la costa) erano in crescita netta e costante da anni.

L'occasione per tornare a parlare, a distanza di pochi mesi, di queste tematiche, è offerta dalla messa on-line dell'anagrafe delle opere pubbliche incompiute di interesse nazionale presenti sul suolo regionale.

L'elenco, la cui pubblicazione era prevista da un decreto legge, fa seguito alla presentazione del Libro Bianco delle incompiute, avvenuta lo scorso autunno su impulso dell'assessorato regionale ai Lavori pubblici e all'Urbanistica.

Si tratta di una vera e propria mappatura di quei monumenti “alla bruttezza e all'inutile” (la definizione appartiene al giornalista Antonio Fraschilla che, sull'argomento, ha scritto un bel libro recentemente pubblicato da Einaudi) che punteggiano il nostro territorio e che, negli anni, hanno alimentato sprechi e consumo di suolo, divorando e stornando risorse preziose che avrebbero potuto essere investite in maniera più lungimirante e proficua, per esempio in progetti di tutela e prevenzione dal rischio idrogeologico.

Ma le grandi incompiute non chiamano in causa solo l'uso poco oculato di soldi pubblici. Scrive Fraschilla: “Il trovarsi davanti a opere abbandonate crea un sentimento comune che è l'esatto contrario del sentimento del bello che sta alla base della filosofia dell'arte […] L'Italia delle opere inutili ha in comune il senso del brutto, un'antiestetica che colpisce lo spettatore-cittadino […] Quintali di orrore hanno alimentato il male dell'anti-Stato e dello scarso senso civico che contraddistingue buona parte del Paese rispetto ad altre realtà europee”.

Le incompiute

Per opere pubbliche incompiute, si legge nel Libro bianco presentato lo scorso anno, si intendono quelle opere “progettate ma non appaltate oppure non completate, inutilizzabili per scorretta esecuzione”.

L'elenco disponibile sul sito della Regione, che fotografa la situazione al 31 dicembre 2014, riporta poco più di una trentina di opere, catalogate in base alle stazioni appaltanti (Comuni, aziende sanitarie, enti d'ambito).

Ma è un elenco parziale e incompleto, visto che, stando ai dati riportati dal Libro bianco, si legge che “su 305 comuni contattati (dalla Regione, ndr) 132 (il 43,28%) hanno inviato un riscontro. Di questi 123 (40,28%) hanno indicato la presenza di una o più “opere incompiute” presenti sul proprio territorio di competenza”.

Come a dire che non c'è quasi angolo d'Abruzzo dove non vi sia un'opera rimasta a metà o abbandonata.

I settori nei quali si concentrano le incompiute sono le infrastrutture (viabilità stradale e ferroviaria), le opere di risanamento ambientale o urbano (depuratori ecc.), l’edilizia sociale e di culto (centri polifunzionali, chiese), l’impiantistica sportiva, l’edilizia scolastica e quella sanitaria.

E' Pescara la provincia nella quale c'è la più alta percentuale di Comuni che hanno risposto all'indagine segnalando la presenza di incompiute (83%); a seguire vengono Chieti (38%), Teramo (34%) e L'Aquila (28%).

L'incompiuta più costosa presente nella lista è il depuratore di via Raiale, a Pescara: per l'adeguamento dell'impianto (costruito negli anni Ottanta) sono stati stanziati 16 milioni di euro ma finora i lavori eseguiti si sono fermati all'8% del totale.

Per quanto riguarda il comprensorio aquilano, è segnalato, invece, il caso dei map di Cagnano Amiterno: un'opera da oltre 700mila euro (in pratica si tratta della realizzazione dei basamenti di cemento e dei relativi servizi di urbanizzazione) eseguita solo parzialmente (circa il 20%) e che probabilmente non verrà mai portata a termine, visto che, si legge sempre nella relazione, “qualora completata, l'utilizzo effettivo dell'opera rimane comunque subordinato all'istallazione dei Map, non previsti nei lavori oggetto di questa comunicazione. E' ad oggi in corso la procedura di restituzione delle aree oggetto di cantiere, con le opere parzialmente eseguite, ai proprietari”.

Gli autoporti

Nell'anagrafe regionale non sono menzionate le “grandi incompiute” per antonomasia, vale a dire i cinque autoporti di Roseto, Avezzano, San Salvo, Manoppello e Castellalto.

Immense stazioni , costate decine di milioni di euro di fondi statali e comunitari, che, sulla carta, sarebbero dovute diventare aree attrezzate per gli autotrasportatori (dotate di parcheggi, punti ristoro, bagni e camere per pernottare in sicurezza) e che invece non soni mai state completate.

Un caso emblematico è l'autoporto di San Salvo: esteso su una superficie di 84mila metri quadrati, costato 33 milioni di euro, progettato addirittura negli anni Ottanta e inaugurato nel 2008, non è mai entrato in funzione. Negli anni la struttura è stata depredata da ladri e vandali, che hanno portato via centinaia di migliaia di euro di infissi e materiale elettrico.

Identica sorte hanno subito gli altri quattro autoporti, costati complessivamente (contando quindi anche S. Salvo) 160 milioni di euro: Roseto (6 milioni), Avezzano (32 milioni), Castellalto (11 milioni) e Manoppello (85 milioni, di cui 52 pubblici).

Da Antonio Falconio in poi, nessuna giunta regionale è riuscita a far funzionare queste infrastrutture e soprattutto a trovare un modello di gestione sostenibile.

Chissà se ci riuscirà Luciano d'Alfonso, che, qualche mese fa, davanti alla Cna, ha parlato della possibilità di un coinvolgimento dei privati e di mettere sul mercato quattro autoporti su cinque.

Quala sia l'unico autoporto che D'Alfonso ha giudicato di interesse strategico, e come tale destinato a ricevere altri finanziamenti pubblici, è presto detto: quello di Manoppello. Sarà mica perché lui, D'Alfonso, è nato qualche chilometro più in là, a Lettomanoppello?

 

Ultima modifica il Domenica, 12 Luglio 2015 22:09
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