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Lunedì, 22 Luglio 2013 14:02

Sanitopoli: Del Turco, condannato a 9anni e 6mesi, rivela: "Ho il cancro"

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La rivelazione ha lasciato senza parole. Ottaviano Del Turco, subito dopo la lettura della sentenza di condanna a 9anni e 6mesi, ha raccontato al giornalista di Repubblica, Corrado Zunino, di avere una malattia tumorale e che oggi sarà a Roma a chiedere al professor Mandelli di dargli cinque anni di vita per riabilitare il suo onore e quello della Giunta che ha guidato fino al 2008. "Sono innocente", ha detto l’ex presidente della Regione Abruzzo, "come Enzo Tortora".

La sentenza. I Pubblici ministeri della Procura della Repubblica di Pescara avevano chiesto pene pesantissime e l’impianto accusatorio ha retto: dopo quattro ore di Camera di Consiglio, il Tribunale collegiale presieduto da Carmelo De Santis, con i giudici a latere Gianluca Falco e Massimo De Cesare, ha inflitto 9 anni e 6 mesi, in primo grado, a Ottaviano Del Turco, con interdizione perpetua dai pubblici incarichi.

Il tribunale ha inoltre condannato Vincenzo Maria Angelini, imputato e allo stesso tempo parte offesa, a 3 anni e sei mesi; l'ex parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu, a 4 anni; l'ex manager della Asl di Chieti, Luigi Conga, a 9 anni; l'ex segretario generale dell'ufficio di presidenza della Regione, Lamberto Quarta, a 6 anni e 6 mesi; l'ex assessore regionale alla sanità, Bernando Mazzocca, a 2 anni (pena sospesa); l'ex assessore regionale alle attività produttive, Antonio Boschetti, a 4 anni; l'ex capogruppo regionale del Pd, Camillo Cesarone, a 9 anni; Francesco Di Stanislao, ex direttore dell'Agenzia sanitaria regionale, a 2 anni (pena sospesa). Sono stati assolti, Angelo Bucciarelli, ex segretario di Mazzocca, e Gianluca Zelli, ex amministratore Humangest. Assolto anche l'ex assessore regionale alla sanità della giunta Pace, Vito Domenici. Per Domenici è intervenuta anche la prescrizione per diversi capi di imputazione.

Sono diversi i reati per i quali è stato condannato Del Turco: associazione per delinquere e per alcuni episodi di corruzione, concussione, tentata concussione e falso. L’ex presidente della Regione Abruzzo è stato invece assolto da un episodio di falso e da un abuso. Il Tribunale di Pescara ha inoltre condannato Del Turco, Lamberto Quarta, Camillo Cesarone, Antonio Boschetti, Bernardo Mazzocca, Francesco Di Stanislao, Pierluigi Cosenza, Vincenzo Angelini, Luigi Conga e Sabatino Aracu al risarcimento dei danni non patrimoniali cagionati alla Regione Abruzzo, parte civile nel processo, in conseguenza dei reati commessi. La somma complessiva da risarcire stabilita dal Tribunale è pari a 10 milioni di euro. Per Del Turco la quota da risarcire è pari al 30% di questa somma.

Al momento della sentenza, in aula, erano presenti sette dei 25 imputati: Vincenzo Angelini, l'onorevole Sabatino Aracu, l'ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga, l'ex responsabile della segreteria dell'assessorato regionale alla sanità Angelo Bucciarelli, l'ex segretario della presidenza della giunta Lamberto Quarta, il commercialista di Chieti Giacomo Obletter e l'ex legale rappresentante della Humangest Gianluca Zelli.

Il processo Sanitopoli arriva così, dopo 5 anni, alle prime verità. Le indagini erano scattate dopo le clamorose rivelazioni dell’ex numero uno del gruppo Villa Pini, Vincenzo Maria Angelini, su un giro di tangenti che avrebbe interessato, negli anni scorsi, la sanità e la politica abruzzesi: le sue parole avevano portato, il 14 luglio 2008, all’arresto dell’allora governatore e di altre nove persone, tra assessori, consiglieri e funzionari della Regione. Ottaviano Del Turco finì in carcere a Sulmona per 28 giorni e trascorse altri due mesi agli arresti domiciliari. Le sue dimissioni comportarono lo scioglimento del Consiglio regionale e il ritorno anticipato alle urne, con la vittoria di Gianni Chiodi. In particolare, l’ex ministro era accusato, insieme all’allora capogruppo del Pd alla Regione Camillo Cesarone e a Lamberto Quarta, ex segretario generale dell'ufficio di presidenza, di aver intascato mazzette per 6milioni e 250mila euro. Per questo, erano stati chiesti 12 anni di reclusione.

La vicenda politico-giudiziaria, senza dubbio la più importante nella vita recente della nostra regione, affonda le sue radici nella storia stessa della sanità abruzzese. Nei primi anni novanta, d’altra parte, c'erano 21 ospedali, una concentrazione e una distribuzione assolutamente sproporzionata e fuori da ogni criterio di economicità. E già prima del 2008 c'erano state avvisaglie di alcune difficoltà nei rapporti tra politica, sanità pubblica e sanità privata: negli anni di governo del centrodestra, alla sanità, ci fu praticamente un assessore all'anno. Già prima di Sanitopoli, in altre parole, avevamo una sanità pubblica sovradimensionata e una sanità privata che presentava dei caratteri oligopolistici o comunque di cartello.

Quando Ottaviano Del Turco divenne governatore dovette, tra le prime cose, lavorare alla riduzione del deficit, su sollecitazione del governo centrale. Il piano prevedeva un taglio dei posti letto, un maggior controllo dei costi ospedalieri e il ricorso alle cartolarizzazioni per quel che concerneva la riduzione del debito accumulato nei confronti delle cliniche private. Il problema è che quelle cartolarizzazioni vennero affidate alle stesse persone che, negli anni della giunta Pace, avevano suscitato più di una perplessità nella gestione dei conti. Nei primi mesi del 2008 ci furono poi delle forti tensioni anche all'interno della sanità privata, dove c'era una storica divisione tra l'AIOP, la Confindustria del settore, e lo stesso Angelini. Questo scontro a un certo punto si trasferì dal piano della rappresentanza imprenditoriale a quello politico. Fino alle clamorose confessioni del numero uno di Villa Pini.

E’ una vicenda, dunque, complessa e difficile da ricostruire. E, obiettivamente, ci sono stati molti passaggi intermedi, nel processo, che hanno messo in luce un quadro probatorio sicuramente non così solido come si era pensato nei giorni immediatamente successivi agli arresti. Non siamo di fronte ad un caso di corruzione come se ne vedevano nella Prima Repubblica, quando venivano trovati i pouf pieni di soldi. Il profilo di alcuni imputati o, meglio, il loro coinvolgimento nei fatti finiti sotto la lente di ingrandimento dei giudici, si è andato progressivamente ridimensionando man mano che il processo andava avanti. L’impianto accusatorio, però, ha retto e ha permesso di arrivare alla condanna di Del Turco.

Le criticità della sanità abruzzese, però, non sono mai state risolte. Liste di attesa letteralmente esplose, impoverimento della presenza dei presidi sanitari locali, sovraccarichi di lavoro per gli ospedali, mancanza di turn over per il personale: paghiamo ancora oggi, anni e anni di mala gestione. Per non parlare dei dati sulla mobilità passiva, vale a dire il numero di coloro che scelgono di andare a curarsi fuori regione, intraprendendo a volte dei veri e propri viaggi della speranza.

La curiosità. Nel leggere la sentenza, il presidente del tribunale collegiale di Pescara, Carmelo De Santis, ha erroneamente attribuito all'ex presidente della Regione Abruzzo una condanna di 9 anni e 9 mesi anziché 9 anni e 6 mesi, come si legge nel dispositivo.

 

Le reazioni.
"Lasciamo perdere se me lo aspettassi o no perché questo richiederebbe ragionamenti un po' troppo impegnativi. Diciamo che è una sentenza che condanna un protagonista morale della vita politica istituzionale sindacale del nostro paese, accusato di aver incassato sei milioni e 250 mila euro a titolo di corruzione dei quali non si è visto un solo euro. Quindi penso che sia un precedente assoluto nella storia giudiziaria perché si possono non trovare i soldi ma si trovano le tracce dei soldi". Questo il commento di Giandomenico Caiazza, difensore di Ottaviano Del Turco, in merito alla condanna dell'ex presidente della Regione Abruzzo. Il legale si è detto esterrefatto, annunciando il ricorso.

"Sono soddisfatto professionalmente, solo professionalmente, perché è il riconoscimento di un lavoro ben fatto". Lo ha dichiarato ai cronisti l'ex procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, poco dopo la lettura del dispositivo della sentenza che ha condannato tra gli altri, Ottaviano Del Turco a 9 anni e 9 mesi. "Non sono soddisfatto personalmente perché non gioisco delle condanne di nessuno, ne' sono soddisfatto da cittadino perché questa sentenza non ripara i guasti al sistema sanitario abruzzese", ha aggiunto Trifuoggi.

“Siccome non ho fatto niente, non accetto neanche la pena di un'ora, né di un euro". Queste le parole dell'ex parlamentare del Pdl, Sabatino Aracu, pronunciate subito dopo la sentenza di condanna del Tribunale di Pescara nei suoi confronti ad una pena di reclusione di 4 anni nell'ambito del processo su presunte tangenti nella sanità abruzzese. "Quindi - ha proseguito - è un'ingiustizia e basta. Vuol dire che c’è chi vede le condanne a modo proprio. Viva Berlusconi". 

 

Chi è Ottaviano Del Turco. Nato a Collelongo il 7 novembre 1944, dopo la licenza media serale inferiore Ottaviano Del Turco emigra a Roma e inizia il suo apprendistato sindacale nella sede romana dell’Istituto nazionale confederale di assistenza. Come sindacalista di area PSI, entra a far parte della segreteria provinciale della FIOM di Roma. E’ l’inizio di una carriera fulminante: dal 1983 al 1992 sarà segretario aggiunto della Cgil. Già segretario del Partito socialista (1993-1994), nel 1994 viene eletto alla Camera, nel 1996 e 2001 al Senato (Ulivo/Girasole), nel 2004 al Parlamento europeo. Presidente della commissione Antimafia nella XIII legislatura (1996-2001), ministro delle Finanze nell’Amato II (2000-2001), fino all’elezione nell’aprile del 2005 a Presidente della Regione Abruzzo. Nel luglio 2008 le dimissioni, dopo il clamoroso arresto seguito alle accuse di Angelini.

Così si racconta: “Figlio del bracciante Giovanni, la casa della mia infanzia, a Collelongo, in Abruzzo, era anche Camera del lavoro e sezione socialista. In un angolo dello stanzone c’erano sacchi di grano, lenticchie e fagioli. I braccianti pagavano così la tessera del partito e della Cgil. Mio padre si definiva nennianostalinista. La mia famiglia era numerosa. Sono l’ottavo figlio, Ottaviano appunto. I primi ebbero nomi normali, Angelo, Francesco, Elvira, Fausto. Poi mio padre è impazzito: Quintiliano, Pratilina, Alfiere. Mi sono fermato alla terza media. Quando sono diventato ministro qualcuno ha storto il naso. “Non si vergogna? Ha solo la terza media”. Una volta l’autodidatta veniva ammirato. Oggi viene snobbato. Nenni era il mio mito politico. Io sono sempre stato un autonomista. Mi ha sempre infastidito essere definito “di destra”. Adesso poi che alcuni socialisti sono andati realmente con la destra!"

Ultima modifica il Martedì, 23 Luglio 2013 12:05

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