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Venerdì, 24 Novembre 2017 16:54

Esperimento Sox, Forum H20 attacca Infn: "Gravi omissioni"

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L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare omise di dire ai ministeri e all'ISPRA che esistono le captazioni idropotabili che avrebbero reso incompatibile l'esperimento Sox sulla base dei divieti dell'art.94 del Testo Unico dell'Ambiente; altro che approfondita valutazione dei rischi.

A denunciarlo sono gli attivisti della Mobilitazione per l'acqua del Gran Sasso che, in giornata, hanno tenuto conferenze stampa a Pescara, Teramo e L'Aquila. 

"E' soltanto uno dei tantissimi aspetti inquietanti che emerge alla lettura delle carte che oggi la Mobilitazione mette a disposizione di tutti in una vera e propria operazione trasparenza, dopo un laborioso e lungo accesso agli atti ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente", ha sottolineato Augusto De Sanctis. E ancora l'altroieri, l'INFN "diffondeva comunicati con imprecisioni rilevanti, come - a mero titolo di esempio - quantità diverse (40 grammi di Cerio144 rispetto ai 50 grammi indicati nelle carte inviate agli enti, una differenza enorme di 1/5, pari a circa 1.2 Petabecquerel, dieci volte la radioattività della nube di Rutenio106 che sta facendo parlare tutta Europa) oppure la totale assenza di sosi di radiazione per i lavoratori (basta leggere le relazioni depositate per accertarsi che non è così, anche se le dosi per i singoli lavoratori sono abbastanza limitate essendo stimate in alcune centinaia di microsievert)".

Dalla lettura approfondita delle carte, emerge - in sintesi - una deficitaria analisi del contesto e una totale assenza di quella dei vincoli: "Si è omesso di dichiarare che sono presenti grandissime captazioni idropotabili che riforniscono centinaia di migliaia di persone, con conseguente impossibilità per gli enti di far valere il divieto di stoccaggio di sostanze radioattive attorno ai punti di prelievo come dettato dall'Art.94 del Testo Unico dell'Ambiente (anche se la Regione Abruzzo nel suo parere avrebbe dovuto sollevare la questione conoscendo la situazione meglio dei ministeri); si è omesso di segnalare che l'area è un Parco Nazionale; si è omesso di indicare che l'area è Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale ed è quindi indispensabile una Valutazione di Incidenza Ambientale, tenendo conto che sono previsti anche possibili scarichi di liquido; si è omesso di chiarire che i laboratori sono classificati quale Impianto a Rischio di Incidente Rilevante, soggetto a piani di sicurezza stringenti".

Per quanto riguarda i contenuti degli elaborati e gli allegati, inoltre, si notano diverse criticità.

Rischio sismico A parte una frase piuttosto infelice con cui si apre il paragrafo ("Sebbene poco probabile che un terremoto accada durante il limitato intervallo di tempo necessario") tenendo conto che, di lì a poco, ci sarebbero stati i terremoti di Amatrice e Vettore, le verifiche sulle eventuali conseguenze sono state limitate esclusivamente agli effetti dello scuotimento. "Quelle connesse alla dislocazione sismica sono state completamente omesse come se, erroneamente, non esistesse questa eventualità (si veda lo "scalino" sulla faglia del Monte Vettore a mero titolo di esempio, che sarebbe ingestibile dal punto di vista ingegneristico). Non hanno neanche allegato uno schema geologico del Gran Sasso", ha chiarito De Sanctis. "Una dislocazione potrebbe causare anche il crollo di grandi quantità di materiali dalle volte sul coperchio del cilindro di tungsteno, danneggiare le vie di soccorso o di fuga oltre agli impianti di spegnimento degli incendi. Insomma, nulla di tutto ciò è stato esaminato".

Possibilità di apertura dello schermo del cilindro Il Cerio144 sarà allocato in una capsula di dimensioni 14 cm (diametro) X 14 cm, "sigillata - ha spiegato De Sanctis - ma che lascia passare una enorme quantità di radiazioni gamma, come è descritto nelle tabelle depositate dall'INFN. Quindi serve l'ulteriore cilindro di tungsteno con spessore delle pareti di 19 cm. Ebbene, quest'ultimo non è sigillato ma il tappo viene tenuto in posizione con un coperchio di acciaio avvitato con 20 viti. Pertanto è apribile".

Ciò comporta diversi problemi di sicurezza, stando agli attivisti.

Le prove di caduta della sorgente La prova di resistenza dell'ormai famoso cilindro di tungsteno è stata condotta simulando una caduta dell'oggetto da 2 metri su tappetino elastico alto 11 cm. "Ebbene, in uno dei (pochi) casi esaminati di traiettoria di caduta con angoli diversi, nonostante questa prova a nostro avviso piuttosto edulcorata, si ha una piccola deformazione dell'anello di acciaio che tiene il tappo del cilindro di tungsteno. È interessante notare che in un altro punto delle relazioni si parla di una prova di caduta da condurre e che in caso di risultati non soddisfacenti della caduta sul pavimento avrebbero fatto ricorso a tappetini da stendere (a mano) sotto al cilindro sospeso durante la movimentazione. Invece c'è solo la relazione con la simulazione della caduta diretta sul tappetino e manca l'analisi delle conseguenze di una caduta sul pavimento. Come mai?". Eppure - sostiene Augusto De Sanctis - la caduta potrebbe avvenire, per errore umano o per un'emergenza (ad esempio, un sisma), senza aver steso il tappetino. "Il problema quindi non è sviare sulla possibilità di 'bucare' i 19 cm di tungsteno ma che si apra il coperchio di acciaio avvitato, con spostamento del tappo con la conseguenza di scoprire la capsula che rilascia forti emissioni gamma".

Certificazioni Come non notare che le 'famose' certificazioni consistono in "una semplice auto-certificazione di 8 righe, prodotta dai russi di Mayak, per la prova di tenuta della capsula sigillata, senza alcun referto di test; tra l'altro, una delle certificazioni è addirittura in cirillico non tradotta. Altre sempre in cirillico sono state tradotte dall'ambasciata. Inoltre non siamo riusciti a trovare alcuna documentazione relativa alle prove di tenuta del cilindro di Tungsteno".

Rischio incidente da effetto domino Nei laboratori ci sono molti esperimenti che non creano alcun problema rilevante dal punto di vista della sicurezza. "Invece altri esperimenti impiegano grandi quantità di sostanze pericolose o asfissianti. Nessuna analisi è stata condotta sulle conseguenze di incidenti gravi da questi apparati, se non un brevissimo accenno auto-assolutorio (ci sono i sistemi anti-incendio) al rischio incendio in sala C. Un'analisi totalmente insufficiente in considerazione della classificazione dei Laboratori quali Impianti a Rischio di Incidente Rilevante".

Rischio incidente da fattore umano Come detto, il contenitore di Tungsteno è apribile abbastanza facilmente in maniera volontaria. "Questo avrebbe dovuto comportare che l'analisi di rischio comprendesse la valutazione delle conseguenze di un gesto voluto - ha proseguito De Sanctis - da persone, interne o esterne, che potrebbero aprire lo schermo o addirittura estrarre la capsula, per non parlare di una sua distruzione con conseguente dispersione della polvere di Cerio144. Tutto quello che vi è fuori dalla sala C è stato quindi sostanzialmente ignorato, dai cittadini ai paesi, dai fiumi all'aria".

Per quanto sopra scritto e per eventuali altre problematiche che potrebbero emergere (gli elaborati sono ora vagliati su ulteriori aspetti), la Mobilitazione per l'acqua del Gran Sasso chiede, dunque, a tutti gli enti coinvolti, che ritirino in auto-tutela le autorizzazioni e i pareri per SOX "in quanto basati a nostro avviso su dichiarazioni parziali e in alcuni casi fuorvianti che non hanno fatto rilevare diverse questioni tra cui quella esiziale dell'incompatibilità con le captazioni. Infine ci sentiamo di ribadire quella che potremmo definire una 'pillola di logica': se si contamina l'acquifero a monte, a causa di un grande incidente, i nuovi tubi, pure necessari, saranno inutili perché trasporteranno acqua contaminata. Per questo oltre a diniegare il permesso per condurre l'esperimento SOX, vanno eliminate le 2.300 tonnellate di sostanze pericolose già presenti in due esperimenti (Borexino: 1.292 tonnellate di trimetilbenzene; LVD, 1.000 tonnellate di acqua ragia) sulle decine in corso che invece non danno rilevanti problemi".

 

Vissani (dirigente di ricerca INFN): "Sicurezza è massima, ma l'esperimento non è fondamentale"

"Io sono un fisico teorico, nei miei studi ho valutato l'importanza di questo esperimento e non sono tra i più forti supporter. Nonostante lavori dentro al Laboratorio, la mia opinione personale è che le motivazioni scientifiche non siano così forti. L'esperimento ha il suo perché, ma non è così fondamentale come quello sulle onde gravitazionali".

Così all'Ansa Francesco Vissani, dirigente di ricerca all'Infn, a proposito dell'esperimento Sox, a margine di una conferenza sulle onde gravitazionali a Pescara, sottolineando che, comunque, in questo esperimento "la sicurezza è massima".

"Spero che si riesca a discutere senza fare gli 'hooligans' - ha sottolineato Vissani - è bello parlare perché, se si parlasse, potremmo andare a fondo alle questioni. I miei colleghi, che si stanno preparando da molti anni per questo lavoro, hanno preso tutte le sicurezze possibili del caso e quindi l'esperimento è a prova di qualsiasi pericolo immaginabile o meno". I dubbi del dirigente sono, però, sulle motivazioni scientifiche: "Non credo di offendere nessuno - aggiunge - e mi sono preso la responsabilità di mettere queste idee nero su bianco".

Vissani auspica che "si parli e ci si confronti in modo rispettoso, senza timori e senza pregiudizi, con l'obiettivo del bene della scienza, del territorio e dei cittadini, a cui la nostra attività appartiene. La sicurezza è massima - conclude - ma ci sono più piani di discussione e penso che sia bene rivalutarli ed affrontarli. Questo è l'unico modo per andare avanti insieme e lavorare; è questo il modo della scienza".

Ultima modifica il Sabato, 25 Novembre 2017 04:46

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