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Lunedì, 24 Settembre 2018 18:33

Niente fondi regionali, Di Primio 'chiude' il Marrucino: mancano 500mila euro

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"Sabato 29 settembre 2018, dopo che il Teatro Marrucino avrà ospitato i numerosi appuntamenti della 'Notte dei Ricercatori', chiuderà i suoi battenti a causa dei mancati trasferimenti economici da parte della Regione".

È quanto ha annunciato stamane il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio.

Ad oggi, "nonostante le promesse a più voci dei rappresentanti politici regionali - il presidente Luciano D’Alfonso prima e l’Assessore Silvio Paolucci e il presidente reggente Giovanni Lolli dopo - manca il trasferimento economico di 500.000 euro da parte della Regione Abruzzo in favore del Teatro Marrucino che, vista l’oggettiva difficoltà, non può più garantire il suo funzionamento", ha spiegato Di Primio.

Senza questi fondi, ovvero 300mila euro di contributi ordinari e 200mila euro legati agli eventi del Bicentenario, il finanziamento comunale di circa 400mila euro non è sufficiente a garantire la sopravvivenza del Teatro, "pregiudicando inoltre lo stesso stanziamento economico (a consuntivo) da parte del Mibact per la realizzazione delle opere liriche. Un danno di enorme portata per l’intera regione e per la produzione culturale italiana".

Di Primio, per il momento, ha respinto le dimissioni del presidente del CdA Cristiano Sicari, "anche perché il rappresentante espresso dalla Regione all’interno del Consiglio di Amministrazione è Paolo De Cesare, ma non volendo esporre le persone che lavorano all’interno del Teatro al dileggio della Regione ho deciso per la sua chiusura sabato 29 settembre. Non si può sottostare alle promesse di un governo regionale che non è in grado di mantenere quel che dice non solo ai cittadini ma alle Istituzioni".

Il Comune finora ha anticipato tutte le somme ma in un bilancio che si regge per contribuzione, quale quello del teatro, la mancata erogazione degli stanziamenti determina l’impossibilità di andare avanti e quindi il rischio di sopravvivenza per la stessa deputazione teatrale. Sicari, rimarcando il rischio per gli accordi di coproduzione di due opere liriche con altri teatri italiani, capofila lo Sferisterio di Macerata, "la cui mancata realizzazione creerà problemi ai partner ai quali abbiamo promesso il nostro operato" ha dunque aggiunto che "i contributi promessi dalla Regione, relativi all’anno 2018, non solo non sono stati erogati ma mai neppure iscritti in bilancio. Una situazione mai verificatasi fino ad ora e che ci preoccupa fortemente perché non riusciamo a capirne il motivo".

M5S: "Lolli e i tecnici della struttura regionale rimedino immediatamente"

"Il sipario sul Teatro Marrucino non può chiudersi in questo modo vergognoso. La superficialità e la mancanza di attenzione di questo Governo regionale verso l'offerta culturale e la storia bicentenaria del teatro teatino e della nostra regione è allarmante. Questa è l'attenzione che il Governo D'Alfonso-Lolli, l'assessore Paolucci e la loro maggioranza hanno riservato alla cultura e, in particolar modo, a Chieti: zero. Lolli e tutti i tecnici della struttura si mettano al lavoro immediatamente per trovare le risorse necessarie e riparare i danni causati a Chieti e al teatro".

Ad affermarlo è il consigliere regionale Sara Marcozzi, candidata del M5S alla presidenza della Regione.

Senza i fondi regionali non sarà possibile vedersi assegnati neanche i fondi stanziati dal Ministero, ha ribadito Marcozzi; "se non sarà risolta questa grave negligenza della Regione a targa PD, sarà vano persino l'impegno del Ministero che aveva aumentato i fondi da destinare al Teatro Marrucino. Eppure il Governo regionale e tutta la maggioranza sono da anni a conoscenza della situazione e delle esigenze del teatro che proprio quest'anno ha festeggiato il suo bicentenario. Il M5S è già al lavoro per riformare questo importante comparto, è nostra intenzione reperire fondi strutturali per un sistema, quello della cultura, che deve diventare un volano per l'Abruzzo e che non merita la mortificazione e l'umiliazione dei tanti addetti ormai da tempo costretti a chiedere favori col cappello in mano al politico di turno per ottenere risorse che dovrebbero spettargli di diritto".

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