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Sabato, 27 Ottobre 2018 17:21

"Con i migranti per fermare la barbarie": anche L'Aquila fa sentire la sua voce

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Una piccola boccata d'ossigeno, in un clima sempre più asfissiante.

Stamane, a L'Aquila e in altre città d'Italia, si è svolta la mobilitazione nazionale diffusa chiamata da Arci, "Con i/le migranti per fermare la barbarie": "in Italia e in Europa risuonano forti campanelli di allarme; i princìpi di civiltà e di convivenza democratica sono tornati a essere bersagli di chi vuole dividere, reprimere, escludere, cacciare", l'appello dell'Arci. "Razzismo e xenofobia vengono ogni giorno instillati tra gli italiani del Nord e del Sud, e si diffondono nelle città e nelle periferie sociali. Ma se prima si trattava soltanto di segnali universalmente considerati negativi, adesso i sintomi sono rappresentativi di un’involuzione profonda. E fanno paura. A fronte di un cambiamento così preoccupante, è necessario intensificare ed estendere la risposta di popolo contro le violenze, i soprusi, le prepotenze che scendono dall’alto come una nera cappa che copre il nostro Paese".

Una risposta in nome dei diritti, del rispetto, del senso di umanità che non possiamo e non dobbiamo smarrire. Una risposta che è iniziaita ad arrivare stamane, da tante piazze del Paese, sebbene ci sia ancora tanta strada da fare.

A L'Aquila, si sono ritrovati in tante e tanti per un presidio su Corso Vittorio Emanuele, su invito della Tavola contro le discriminazioni e per i diritti umani. "Vogliamo provare a ritrovare insieme la forza per reagire alla deriva razzista e anticostituzionale che sta invadendo il Paese", ha spiegato a newstown Mario Alaggio. "E' tempo che cerchiamo modi e strumenti per reagire ad una forza che sembra stravolgere le coscienze di tutti. Un linguaggio che invita all’odio, applicazioni normative incostituzionali, una normalità che stravolge i valori della nostra società: mancano le forze per reagire in modo costruttivo. In tante parti d’Italia, oggi, c’è questa manifestazione diffusa che intende riconnettere i pezzi della società che in ogni luogo, e in ogni contesto, hanno a cuore i diritti umani, i valori della Costituzione, la difesa dei migranti, le vittime più deboli di una deriva violenta che tiene insieme la nuova legge sulla legittima difesa, la negazione dell’accoglienza, il rifiuto di far approdare le navi con i rifugiati nei porti sicuri. E’ il primo appuntamento in Italia con il quale si prova a reagire alla sensazione di disfatta che proviamo, di stupore, alla necessità di ritrovarsi con altri che, come noi, possono costituire un fronte a questa deriva".

Una iniziativa propedeutica alla manifestazione nazionale che si terrà il 10 novembre a Roma, "e che serve - ha aggiunto Alaggio - per tornare a guardarci negli occhi, contarci e ritrovarci con le forze che abbiamo".

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Alla chiamata hanno aderito Articolo 1 L'Aquila e il circolo cittadino di Sinistra Italiana, oltre ai sindacati Cgil e Cisl; lungo il Corso, tuttavia, si sono ritrovati anche esponenti dell'Anpi, del comitato cittadino 3e32, della segreteria cittadina Pd, attivisti, migranti, semplici cittadini che hanno inteso contribuire a rafforzare posizioni di civiltà, pace, convivenza e democrazia, messe in discussione quotidianamente anche da posizioni politiche nazionali che tendono ad abbassare il livello di tolleranza e conducono ad una preoccupante deriva razzista e xenofoba.

"Siamo in piazza contro il decreto sicurezza di Salvini, certo - ha sottolineato il coordinatore regionale di Articolo 1, Fabio Ranieri - ma il discorso è più ampio: in questi mesi, si è creato ad arte un clima terribile nel paese, montante, con poca reazione se non quella della società civile. Credo sia un dovere delle forze politiche sostenere queste iniziative, che rappresentano una reazione culturale e politica a ciò che sta avvenendo. Detto ciò, le forze politiche avrebbero anche il dovere di riorganizzare un’alternativa, costruire una speranza per un’Italia diversa da quella rappresentata dal governo giallo verde, e da Salvini in particolare, un’Italia che c’è e chiede di avere voce. Per questo - ha aggiunto - si tratta di un'iniziativa bella, importante, partecipata: un primo passo per una reazione che, almeno per le forze politiche, è persino tardiva".

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Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario cittadino di Sinistra Italiana, Pierluigi Iannarelli. "Abbiamo deciso di aderire perché vogliamo contribuire a restituire al Paese, e alla nostra città, il senso di umanità che sembra si stia pardendo in quest’ultimo periodo a causa, soprattutto, delle politiche del governo leghista e grillino. Hanno approvato un decreto che rischia di mettere ancor più in difficoltà i migranti, restringendo il diritto alla richiesta d’asilo, eliminando il progetto Sprar e affidando l'accoglienza ai grandi centri privati che, già lo sappiamo, scaricano i costi, anche sociali, sui territori. A rimetterci sono i migranti e i cittadini. Pensiamo che l’Italia meriti altro, e per questo siamo convintamente in piazza".

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L'appello lanciato dall'ARCI

In Italia e in Europa risuonano forti campanelli di allarme.

I princìpi di civiltà e di convivenza democratica sono tornati a essere bersagli di chi vuole dividere, reprimere, escludere, cacciare.

Razzismo e xenofobia vengono ogni giorno instillati tra gli italiani del Nord e del Sud, e si diffondono nelle città e nelle periferie sociali. Ma se prima si trattava soltanto di segnali universalmente considerati negativi, adesso i sintomi sono rappresentativi di un’involuzione profonda. E fanno paura.

A fronte di un cambiamento così preoccupante, è necessario intensificare ed estendere la risposta di popolo contro le violenze, i soprusi, le prepotenze che scendono dall’alto come una nera cappa che copre il nostro Paese. Una risposta in nome dei diritti, del rispetto, del senso di umanità che non possiamo e non dobbiamo smarrire.

I primi segnali di un’alternativa sono arrivati con la reazione all’attacco a Riace e al suo sindaco Mimmo Lucano e con la straordinaria sottoscrizione per permettere l’accesso alla mensa e ai servizi di trasporto, ai bambini figli di cittadini stranieri, negati da un’ordinanza dalla Sindaca di Lodi.  Così come con la grande risposta delle magliette rosse, con la manifestazione a Catania per pretendere lo sbarco e il soccorso dalla nave Diciotti, con la straordinaria partecipazione alla marcia della pace Perugia-Assisi e il grande consenso che sta raccogliendo il progetto Mediterranea.

Da più parti viene la richiesta di una battaglia di civiltà, in difesa della democrazia costituzionale. E contro le diseguaglianze, contro le povertà, sociali e culturali che i ministri dell’odio manipolano, strumentalizzando il disagio e la sofferenza che coinvolgono milioni di italiani, per rivolgere la rabbia nei confronti delle persone più deboli dei nostri tempi: i migranti.

A questa gente, a milioni di donne, uomini, bambini viene negato qualsiasi diritto. È un’umanità che fugge da fame, povertà, guerre, terrore. Di questo immenso popolo, una piccola parte vorrebbe venire in Italia, anche solo per attraversarla. Lo vorrebbe fare rivolgendosi agli Stati, legalmente e senza rischiare la vita. Ma leggi e politiche  sempre più proibizioniste e liberticide producono morte e sofferenza e alimentano la criminalità e le mafie.

In Italia soffia un vento furioso di propaganda e, peggio, di violenza. Il limite della intolleranza si traduce in forme di aggressione e regressione sempre più gravi. I migranti diventano ostaggi, nemici, gente pericolosa. Insultati, picchiati, feriti da armi da fuoco, concentrati in centri invivibili. Adulti, minori, donne sole, bambini trovano in Italia un’ostilità crescente. E come se non bastassero il blocco delle navi e il boicottaggio delle Ong, il governo approva un decreto che, se accolto dal Parlamento, metterebbe ancora più a rischio la loro vita.

Un Decreto che punta a demolire il diritto d’asilo, a consegnare ai privati l’accoglienza puntando sui grandi centri che alimentano corruzione e razzismo, scaricando sui territori costi, disagio e tensione sociale.

Eppure nonostante le difficoltà politiche, nonostante i dubbi, nonostante le divisioni, tanti italiani sono disposti a fare argine al drammatico dilagare di comportamenti “cattivi”, che non avevamo ancora mai visto prima verso i più indifesi. Ma c’è di peggio, perché chi perseguita i deboli non se ne vergogna. Ostentando e stimolando odio.

A questa vasta area democratica, religiosa e laica, spetta il compito di tenere alta la bandiera della civiltà, della pace, della convivenza tra diversi, della democrazia.

La chiesa di Papa Francesco interpreta con lucidità i tempi presenti.

Il mondo cattolico, con le sue strutture e i suoi giornali, insieme alle tante associazioni sono già impegnati in aiuto dei migranti e in prima fila contro razzismo e xenofobia. Altrettanto il mondo laico: donne, uomini, giovani e meno giovani, compagne e compagni, preoccupati e convinti della necessità di dare un’ampia e forte risposta alla crescente barbarie.

È il tempo di compiere un primo, grande, passo. Tutti insieme. 

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Ultima modifica il Sabato, 27 Ottobre 2018 18:14

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