Mercoledì, 17 Luglio 2019 17:53

Camilleri e quell'ultima visita all'Aquila: "Siete rocciosi, vi auguro la felicità". Un ricordo dello scrittore: la laurea honoris causa di Univaq e la partecipazione a "Volta la carta"

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Camilleri e quell'ultima visita all'Aquila: "Siete rocciosi, vi auguro la felicità". Un ricordo dello scrittore: la laurea honoris causa di Univaq e la partecipazione a "Volta la carta" Foto: Luigi Baglione

Andrea Camilleri, morto a Roma all’età di 93 anni (ne avrebbe compiuti 94 a settembre) all’ospedale Santo Spirito, dove era ricoverato da metà giugno dopo essere stato colpito da un infarto, aveva un legame particolare con L’Aquila.

Prima ancora di diventare uno scrittore di fama internazionale grazie al personaggio e alla saga del commissario Montalbano, Camilleri aveva scritto tanto anche per il teatro (cosa che peraltro ha continuato a fare anche dopo aver conosciuto la popolarità) ed è proprio nelle vesti di autore e sceneggiatore teatrale che conobbe per la prima volta L'Aquila, partecipando,  nel 1976, come racconta Antonio Di Muzio nel libro Tsa. Cronaca e storia, alla quarta edizione del Festival del teatro universitario, organizzato dal Tadua, il teatro dell'università dell'Aquila allora diretto da Federico Fiorenza. Altre collaborazioni con il mondo del teatro aquilano ci furono anche negli anni Novanta.

In anni più recenti, Camilleri era tornato all’Aquila due volte: il 3 maggio del 2007, per ricevere la laurea honoris causa in Psicologia applicata, Clinica e della salute (con indirizzo in Psicologia Applicata all’Analisi Criminale), in un cerimonia che si tenne nell'aula magna "Vincenzo Rivera" di Palazzo Camponeschi (foto sotto); e il 5 luglio 2011, ospite della rassegna letteraria Volta la Carta, organizzata dall’omonima associazione culturale.

camilleri laurea

In quell’occasione, Camilleri incontrò i lettori all’auditorium della Guardia di Finanza e poi andò a visitare i laboratori del Gran Sasso ma non volle fare una passeggiata nel centro storico: “Sono una persona anziana, ho vissuto qui tanti anni fa quando lavoravo al Teatro e ho un ottimo ricordo di questa città accogliente e dei suoi abitanti. Me la voglio ricordare com’era” disse.

Camilleri salutò gli aquilani che erano accorsi in massa ad ascoltarlocon queste parole: “L’Aquila è rocciosa e voi siete rocciosi, siete famosi per questo! Per tutto quello che avete passato vi auguro la felicità”.

Pubblichiamo qui di seguito un ricordo personale di quell’incontro scritto da Valeria Valeri, presidente e fondatrice dell’associazione Volta la carta e ideatrici della rassegna letteraria di cui Camilleri fu ospite (la foto qui sotto la ritrae, con gli altri membri dello staff di Volta la carta, insieme allo scrittore siciliano).

camilleri volta la carta

Nel 2011 dal progetto incosciente di un gruppo di persone ancora profondamente addolorate dal terremoto del 2009 ma con la voglia di poter in qualche modo contribuire alla ricostruzione delle persone e della socialità, nacque l’idea di portare in città i grandi nomi della letteratura, autori e autrici dei libri che amavano leggere.

Non sapevamo se l’iniziativa che stavamo costruendo avrebbe avuto un futuro e così elencammo i nomi di quelli che avremmo voluto conoscere, di quelli dai quali volevamo che questo posto, ormai un non luogo, fosse raccontato. Quando tra i primi uscì fuori il nome di  Andrea Camilleri, invece di considerarlo impossibile, cominciammo a cercare un contatto.

Non sarebbe stata la prima volta di Camilleri in città, probabilmente, però, per la prima volta, a contattarlo non era l’Università, il Teatro Stabile o qualche altra istituzione ma solo un gruppo di sconosciuti che avevano deciso di proporre la lettura e le pagine dei libri come panacea al post terremoto. Ricevemmo subito la disponibilità, che si tradusse immediatamente nell’averci regalato l’introduzione a “Via Rustici 30 «Quella è casa mia!»” (Arkhé 2010), libro di Francesca Luzi che qualche mese prima gli aveva inviato il manoscritto.

Nonostante i suoi problemi alla vista già cominciassero a metterlo in difficoltà, volle leggerlo e lo commentò rispondendo con una lettera privata dalla quale dette il permesso alla casa editrice di stralciare qualche passo per farne una prefazione: «“Quella è casa mia” è veramente il giusto titolo del suo scritto…io non so se possa diventare un libro…credo bisogna aspettare, lasciar sedimentare quel dolore per trovare il giusto distacco con cui scrivere un romanzo, sempre che questa sia la sua intenzione”.

Lo aspettavamo il 26 maggio per un incontro nell’ambito della prima edizione della fiera dell’editoria indipendente “Volta la carta. Libri e non solo a L’Aquila”, ma, a causa di un malessere improvviso, annullò l’appuntamento. Ci promise che sarebbe tornato. Lo prendemmo in parola e il 5 luglio 2011 incontrò 800 persone all’auditorium della Guardia di Finanza.

Da Pirandello a Montalbano passando per i suoi ricordi aquilani, di tutte quelle parole una manciata rimase scolpita nelle nostre mente “Non voglio fare un giro in città“, in quei giorni in cui erano ancora freschi i ricordi di passerelle e turismo macabro. E per l’ennesima volta ci mostrò la libertà di andare contro corrente.

Dopo l’incontro riuscimmo a sfuggire alla premura frettolosa della sua assistente Valentina e, intorno ad un tavolo, sorseggiando vino bianco, ci raccontò ancora una manciata dei suoi aneddoti.

Il suo segno è già indelebile nella letteratura e nella cultura, avremmo avuto bisogno ad oltranza delle sue lezioni di coscienza civile. L’unico rammarico che resta.

Ultima modifica il Mercoledì, 17 Luglio 2019 23:55

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